Tornare a mettere attorno allo stesso tavolo chi gestisce le strade, chi deve controllarle, chi si occupa di prevenzione, chi studia i fenomeni legati alla mobilità e chi, troppo spesso, si trova a fare i conti con le conseguenze più dolorose degli incidenti. È questo il senso della decisione con cui la Regione Umbria ha ricostituito la Consulta regionale sulla sicurezza stradale, organismo che non si riuniva dal 2019 e che ora torna a essere uno degli strumenti attraverso cui l’amministrazione regionale intende affrontare il tema dell’incidentalità.
La Giunta regionale ha approvato all’unanimità i criteri e la composizione della Consulta, dando attuazione all’articolo 5 della legge regionale 17 aprile 2014, n. 8. La scelta arriva dopo mesi nei quali le strade umbre e quelle percorse quotidianamente da migliaia di cittadini sono state segnate da incidenti gravi, alcuni dei quali hanno avuto un costo umano particolarmente pesante. L’obiettivo dichiarato è quello di superare una gestione frammentata della sicurezza stradale e costruire un sistema nel quale soggetti diversi possano condividere dati, criticità, priorità e interventi.
È questo il principio sul quale insiste la presidente della Regione, Stefania Proietti, sottolineando come la sicurezza stradale non possa essere affrontata soltanto attraverso singole iniziative o campagne occasionali.
“Far funzionare la Consulta sulla sicurezza stradale - commenta Stefania Proietti - rappresenta non solo una priorità amministrativa, ma un dovere etico verso ogni cittadino, in particolare verso i più giovani e le categorie vulnerabili, quali pedoni, ciclisti, motociclisti e utilizzatori di micro-mobilità elettrica, i soggetti più esposti ai rischi della strada. I recenti tragici eventi che hanno colpito la nostra regione ci impongono di agire subito, con determinazione e responsabilità, mettendo in campo tutte le risorse e le competenze disponibili. Con la Consulta vogliamo mettere insieme tutte le energie del territorio, poiché solo attraverso una visione d’insieme e una collaborazione costante potremo raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati dall'Unione Europea: ridurre del 50% le vittime e i feriti gravi entro il 2030 e azzerarli entro il 2050”.
Nelle parole della presidente c’è quindi il doppio binario sul quale la Regione intende muoversi: da una parte la risposta immediata alla situazione attuale, dall’altra una strategia di medio e lungo periodo, con l’obiettivo di avvicinarsi agli standard europei della sicurezza stradale.
Il riferimento alle categorie vulnerabili assume un peso particolare. Pedoni, ciclisti e motociclisti, insieme agli utenti della micromobilità elettrica, sono infatti tra coloro che presentano una maggiore esposizione alle conseguenze degli incidenti. Per questo la nuova Consulta sarà chiamata a considerare la sicurezza non soltanto dal punto di vista di chi guida un'automobile, ma attraverso una prospettiva complessiva che tenga conto di tutti gli utenti della strada.
La ricostituzione dell’organismo segna anche il riavvio di uno strumento previsto dalla normativa regionale da oltre un decennio. La legge regionale 8 del 17 aprile 2014 aveva individuato nella Consulta un luogo di confronto e coordinamento sulle politiche della sicurezza stradale. La precedente composizione era stata definita attraverso atti della Giunta regionale nel 2018 e nel 2019. Ora, dopo l’ultima riunione risalente al 2019, la Regione sceglie di rimettere in moto il meccanismo, aggiornandolo rispetto alle esigenze attuali della mobilità.
La composizione prevista riflette proprio questa impostazione. La Consulta sarà presieduta dalla presidente della Giunta regionale, o da un suo delegato, e coinvolgerà l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti, le Province di Perugia e Terni, Anci Umbria e Upi Umbria, le Polizie provinciali e i Corpi di Polizia locale.
Oltre alle istituzioni troveranno spazio anche i soggetti che gestiscono e possiedono parte della rete viaria, tra cui Anas e Autostrade per l’Italia, insieme all’Università degli Studi di Perugia e agli istituti di ricerca regionali. Previsto inoltre il coinvolgimento delle associazioni dei familiari delle vittime della strada e delle rappresentanze di categoria del settore trasporti e mobilità.
La Consulta non nasce soltanto come organismo consultivo, ma con una serie di compiti concreti. Uno dei primi sarà l’analisi e il monitoraggio dei dati sull’incidentalità, con l’obiettivo di individuare i tratti della rete viaria regionale maggiormente esposti e orientare di conseguenza gli interventi.
L’analisi statistica dovrà quindi tradursi in una maggiore capacità di individuare le criticità e stabilire le priorità. La Regione indica inoltre tra le funzioni della Consulta l’espressione di pareri e proposte sul Piano regionale della sicurezza stradale, oltre all’individuazione di interventi infrastrutturali mirati alla tutela degli utenti più vulnerabili.
È un passaggio importante perché sposta il tema della sicurezza dalla sola gestione dell’emergenza alla prevenzione. Una strada più sicura non dipende infatti esclusivamente dal comportamento di chi la percorre, ma anche dalla qualità dell’infrastruttura, dalla visibilità, dalla segnaletica, dalla progettazione degli incroci, dalla manutenzione e dalla capacità di intervenire nei punti nei quali gli incidenti si concentrano con maggiore frequenza.
La stessa Regione sta già intervenendo su infrastrutture considerate strategiche per la sicurezza della viabilità umbra. È il caso, ad esempio, della SS205 Amerina, dove è in corso un intervento complessivo da 12,5 milioni di euro che prevede, tra le altre opere, l’allargamento della sede stradale, la rettifica di due curve e il miglioramento della visibilità e della circolazione, anche per i mezzi pesanti.
Una parte centrale del lavoro riguarderà poi la prevenzione attraverso l’educazione. La Consulta dovrà promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione e programmi specifici nelle scuole, con particolare attenzione a giovani, studenti e neopatentati.
Oltre alla formazione, la Consulta dovrà inoltre lavorare sul rafforzamento del contrasto ai comportamenti più pericolosi. Tra le priorità indicate figurano la guida in stato di ebbrezza e l’uso dello smartphone al volante, due condotte che continuano a rappresentare fattori di rischio e che richiedono un'azione coordinata tra prevenzione, controlli e informazione.
Il principio alla base del nuovo organismo è quindi quello del cosiddetto Safe System Approach, secondo il quale la sicurezza deve essere costruita considerando l’intero sistema della mobilità e non affidata esclusivamente alla capacità del singolo utente di evitare l’errore.
La Regione intende ora accompagnare la ricostituzione della Consulta con programmi di intervento, formazione e sensibilizzazione, oltre a investimenti sulla sicurezza delle infrastrutture.
“La Regione Umbria - conclude la presidente Proietti - ha già avviato importanti programmi di intervento e continuerà a investire nella formazione, nella sensibilizzazione e nella messa in sicurezza delle infrastrutture, ma ora serve un salto di qualità verso una mobilità più sicura, moderna e rispettosa di tutti. Particolare attenzione sarà rivolta ai giovani, agli studenti e ai neopatentati, con campagne educative e progetti mirati. La sicurezza stradale non può essere demandata al solo senso di responsabilità individuale: è il risultato di un sistema che deve funzionare in modo integrato, prevedendo strade più sicure, controlli efficaci e una cultura diffusa della prevenzione. La Consulta sarà il motore di questo cambiamento, il luogo dove confrontarsi, proporre idee e trovare soluzioni concrete, con l'obiettivo di costruire un'Umbria dove nessuna vita venga più spezzata sull'asfalto”.
È soprattutto quest’ultima frase a racchiudere il significato dell’iniziativa. La sicurezza stradale non viene presentata soltanto come una questione di viabilità o di infrastrutture, ma come una responsabilità collettiva che riguarda direttamente la vita delle persone.