31 Jul, 2026 - 12:02

Maggiori entrate e aliquote Irpef-Irap, il nodo fiscale divide l’Umbria: confronto serrato in Assemblea legislativa

Maggiori entrate e aliquote Irpef-Irap, il nodo fiscale divide l’Umbria: confronto serrato in Assemblea legislativa

A Palazzo Cesaroni, l’Assemblea legislativa ha affrontato il tema dell’aggiornamento delle stime relative al gettito derivante dagli aumenti dell’addizionale regionale Irpef e dell’Irap, con un’interrogazione a risposta immediata presentata dal consigliere della Lega Enrico Melasecche. Al centro del confronto, non soltanto l’entità delle maggiori entrate attese, ma soprattutto il loro possibile impatto sui contribuenti umbri e il destino delle aliquote negli ultimi anni della legislatura.

Nel corso del dibattito, Melasecche ha chiesto alla Giunta regionale di chiarire se gli aumenti fiscali saranno confermati anche per il 2028 e il 2029, quale sia il gettito effettivamente stimato sulla base delle più recenti elaborazioni e quale quota delle maggiori entrate sia destinata al finanziamento della sanità regionale. Si tratta, tuttavia, di una quantificazione politica sostenuta da Melasecche sulla base delle diverse stime richiamate nel corso della seduta e dell’ipotesi di prosecuzione delle maggiori aliquote: non di un importo definitivo certificato dalla Giunta regionale.

L’assessore al Bilancio Tommaso Bori ha infatti richiamato la natura delle proiezioni fornite dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, precisando che si tratta di stime soggette ad aggiornamento e che l’amministrazione regionale, nell’assestamento in discussione, ha scelto di recepirle secondo un criterio prudenziale. È proprio sulla lettura dei dati, sulla consistenza effettiva del maggior gettito e sulle prospettive della manovra tributaria che si è sviluppato il confronto in Aula.

Al termine della seduta, però, Melasecche ha nuovamente alzato il livello della contestazione, accusando la Giunta di non aver fornito risposte puntuali sulle prospettive delle aliquote e sostenendo che il mancato chiarimento sul loro futuro rappresenti, di fatto, un segnale della possibile prosecuzione della manovra fiscale. “L’assessore Bori scappa dalle domande e conferma con il suo silenzio che gli umbri pagheranno più di 300 milioni di nuove tasse fino al 2029”, ha affermato Melasecche in una nota diffusa dopo la seduta.

La manovra fiscale e le cifre contestate

Per ricostruire la vicenda occorre tornare alla legge regionale numero 2 del 2025, con la quale la Regione Umbria ha previsto l’incremento dell’addizionale regionale Irpef e dell’aliquota Irap. La manovra era stata presentata dalla Giunta nell’ambito delle esigenze di finanziamento del sistema sanitario regionale e aveva prodotto un acceso confronto politico tra maggioranza e opposizioni.

Secondo quanto ricostruito da Melasecche nel corso dell’interrogazione, la relazione tecnica collegata alla manovra aveva quantificato inizialmente il maggior gettito in 184 milioni di euro nel triennio 2025-2027, con una previsione di circa 52 milioni nel 2025 e circa 66 milioni rispettivamente nel 2026 e nel 2027.

Il quadro sarebbe poi cambiato con il bilancio di previsione 2026-2028, approvato nel dicembre 2025, quando gli effetti della manovra fiscale sono stati proiettati anche sull'esercizio 2028. Melasecche ha sostenuto che tale estensione avrebbe portato il gettito complessivamente previsto ad almeno 250 milioni di euro.

Il nuovo aggiornamento delle stime comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alle Regioni ha quindi rappresentato il punto di partenza dell’interrogazione discussa in Aula. Il consigliere della Lega ha chiesto, in particolare, di conoscere il gettito effettivamente stimato anno per anno, la quota delle maggiori entrate destinata alla sanità e soprattutto le intenzioni della Giunta rispetto alla prosecuzione delle aliquote nel 2028 e nel 2029.

Bori: "Non è una scelta arbitraria"

A rispondere è stato l’assessore regionale Tommaso Bori, che ha innanzitutto ricondotto l’aggiornamento delle previsioni a un obbligo contabile e non a una nuova decisione politica della Giunta.

“L’aggiornamento delle stime di gettito IRAP e IRPEF non è una scelta arbitraria, è un obbligo di legge per garantire equilibri e attendibilità di bilancio. Tali stime vengono ufficialmente comunicate alle Regioni dal Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) con cadenza semestrale. Le stime di luglio costituiscono la base di calcolo per la predisposizione del Bilancio di Previsione dell'esercizio successivo. Le stime di dicembre sono utilizzate per le operazioni di assestamento del bilancio. Le stime del Mef sono elaborate con modelli di simulazione del Dipartimento delle Finanze, aggiornati sulla base dell’ultimo quadro macroeconomico disponibile, degli ultimi dati dichiarativi e di versamento e delle variazioni normative intervenute”.

Il passaggio centrale della replica dell’assessore riguarda però l’interpretazione delle cifre. Bori ha sottolineato infatti che le stime ministeriali non coincidono automaticamente con le entrate aggiuntive prodotte dagli aumenti delle aliquote.

“Le stime rappresentano per noi un limite massimo vincolante. Ricordo che adeguarvi le previsioni di bilancio è una prassi contabile seguita ogni anno, compresi quelli della Giunta che ci ha preceduto. È bene chiarire che le stime del Mef si riferiscono al gettito totale dell’addizionale Irpef e dell’IRAP non solo a quello derivante dalle variazioni di aliquote intercorse nel tempo”.

Bori ha inoltre evidenziato che le proiezioni non rappresentano un gettito certo, spiegando che l’ultimo dato consuntivato dall’Agenzia delle Entrate risale al 2018. Proprio per questo, secondo la Giunta, è stato adottato un criterio prudenziale nella costruzione dei bilanci regionali.

“Tuttavia, le stime non sono gettito certo. L'ultimo dato consuntivato dall'Agenzia delle Entrate risale infatti al 2018. Per questo, a tutela dei conti, abbiamo accantonato 7 milioni di euro nel fondo di riserva del Rendiconto 2025. Nell'assestamento attuale abbiamo scelto un approccio nettamente prudenziale, recependo le stime MEF in misura nettamente inferiore ai tetti massimi”.

Il confronto sulla sanità

Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguarda la destinazione delle maggiori entrate derivanti dall’incremento della fiscalità regionale. Melasecche ha collegato la manovra alle esigenze della sanità umbra e ha contestato alla Giunta di non aver chiarito quale quota delle risorse aggiuntive venga effettivamente destinata al comparto sanitario. 

La discussione si inserisce in un quadro più ampio, nel quale la Regione ha rivendicato di avere affrontato il tema dei disavanzi delle aziende sanitarie e ospedaliere attraverso risorse aggiuntive e operazioni di riequilibrio finanziario. Bori ha ribadito la linea dell’esecutivo anche sotto questo profilo, richiamando il lavoro svolto sul fronte della sanità e del welfare. 

“Come fatto per sanità e welfare - ha aggiunto Bori -, dove abbiamo già garantito le risorse aggiuntive necessarie e coperto i disavanzi del 2024, continueremo a gestire le risorse pubbliche con massima prudenza, rigore e tutela per i cittadini”.

La replica della Lega: "Non ha risposto alle domande"

La risposta dell’assessore non ha però soddisfatto Melasecche, che in Aula ha contestato soprattutto l’assenza di una risposta puntuale sui tre quesiti posti nell’interrogazione. “Non ha risposto alla prima domanda dell’interrogazione, ha solo tentato di rispondere sulla seconda e nessuna risposta sulla terza. Siamo in Assemblea legislativa e quando un consigliere pone precise domande l’assessore non può eludere le risposte. Altrimenti ci prendiamo in giro”.

Il confronto si è quindi spostato dalla natura tecnica delle stime alla prospettiva politica della manovra. La Lega chiede infatti di sapere se le aliquote maggiorate verranno mantenute anche negli anni successivi e, in particolare, nel 2028 e nel 2029.

La Giunta, dal canto suo, ha ribadito che l’aggiornamento delle previsioni non equivale a una decisione automatica sulla permanenza della maggiorazione fiscale, sottolineando invece il carattere prudenziale delle proprie scelte di bilancio.

Melasecche: "La stangata fiscale verrà prorogata fino al 2029"

In una nota successiva alla seduta, Melasecche ha ulteriormente alzato il livello dello scontro politico. “Il silenzio assenso dell’assessore al bilancio Tommaso Bori conferma ciò che temevamo: la stangata fiscale della sinistra verrà prorogata fino al 2029. Per diretta responsabilità della Giunta Proietti, l’Umbria è così la regione più tassata in Italia”.

Il consigliere ha quindi riproposto la propria ricostruzione delle cifre, collegando i 184 milioni previsti originariamente per il periodo 2025-2027 agli oltre 250 milioni stimati con l’estensione al 2028 e sostenendo che il conto potrebbe superare i 300 milioni entro il 2029.

“L’assessore Bori - spiega Melasecche - ha avuto l’ennesima occasione per fare chiarezza davanti al Consiglio regionale sulla reale portata della stangata fiscale imposta agli umbri. Ha scelto invece di non rispondere alle domande, scappando dalle sue responsabilità e rifugiandosi in un intervento generico. Un comportamento vergognoso e inaccettabile sul piano istituzionale, oltre che profondamente irrispettoso nei confronti del Consiglio regionale e dei cittadini umbri”.

Il nodo aperto del 2028 e del 2029

La questione centrale resta dunque quella degli anni successivi all’attuale programmazione. Melasecche ha chiesto esplicitamente se le maggiori aliquote saranno confermate nel 2028 e nel 2029 oppure se la Regione intenda procedere a una loro riduzione o eliminazione. La risposta fornita da Bori si è concentrata sulle modalità di elaborazione delle stime e sui criteri prudenziali adottati dall’amministrazione, rinviando ulteriori informazioni a una risposta scritta.

Sul tavolo rimane quindi una partita che intreccia bilancio, sanità, pressione fiscale e programmazione finanziaria pluriennale. Da una parte l’opposizione insiste sul rischio di una prosecuzione del prelievo straordinario oltre il periodo inizialmente previsto; dall’altra la Giunta rivendica la correttezza delle procedure contabili e la necessità di costruire previsioni sostenibili alla luce delle indicazioni del Mef.

Il contesto nazionale e il federalismo fiscale

Nel suo intervento, Bori ha inoltre allargato il quadro alla situazione nazionale, richiamando il dibattito sul federalismo fiscale e le possibili conseguenze per i bilanci regionali. L’assessore ha espresso preoccupazione per la fiscalizzazione del Fondo nazionale trasporti, quantificato in oltre 5,2 miliardi di euro a livello nazionale, sostenendo che la modifica potrebbe produrre effetti significativi sulla capacità delle Regioni di garantire la continuità dei servizi.

“È una forzatura istituzionale grave, maturata sotto la regia del ministro Calderoli che apre scenari contabili che persino altre Regioni guidate dal centrodestra, come il Piemonte, hanno definito ‘deflagranti’ per i territori. Preoccupa fortemente la fiscalizzazione del Fondo Nazionale Trasporti, oltre 5,2 miliardi a livello nazionale, che rischia di mettere in gravissima difficoltà i bilanci regionali e la continuità dei servizi già dal 2027, come denunciato da più parti sul territorio nazionale”.

Per Bori, dunque, l’Umbria si trova davanti a una fase delicata sul piano finanziario, nella quale le scelte sulle entrate dovranno essere valutate anche alla luce dell’evoluzione dei trasferimenti e dei nuovi equilibri tra Stato e Regioni. “L’Umbria si trova di fronte a un momento cruciale per i propri saldi di bilancio. Da parte nostra, esattamente come fatto per la Sanità e il Welfare, dove abbiamo già garantito le risorse aggiuntive necessarie e coperto i disavanzi del 2024, continueremo a gestire le risorse pubbliche con massima prudenza, rigore e tutela per i cittadini”.

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