07 Sep, 2026 - 18:00

Impresa da record per il perugino Marco Fratini: 170 km a nuoto in 71 ore

Impresa da record per il perugino Marco Fratini: 170 km a nuoto in 71 ore

Ci sono imprese sportive che si misurano con un cronometro e altre che, prima ancora dei numeri, raccontano la capacità dell’uomo di andare oltre la fatica. Quella realizzata da Marco Fratini appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il medico gastroenterologo perugino ha completato una nuotata di 170 chilometri, rimanendo in acqua per 71 ore, 5 minuti e 40 secondi.

Un tempo interminabile per chiunque non sia abituato alle prove di endurance più estreme. Fratini, invece, ha trasformato quelle ore in acqua in una nuova pagina della propria carriera da ultraswimmer, portando a termine la Infinity Swim e facendo registrare un nuovo record mondiale nel nuoto in acque libere.

Non è stata una semplice traversata. La particolarità della prova sta soprattutto nella continuità dello sforzo: Fratini non ha utilizzato la terraferma per recuperare e non si è appoggiato alle imbarcazioni che lo accompagnavano durante il percorso. Per quasi tre giorni il suo riferimento è stato esclusivamente l’acqua.

Il risultato finale assume quindi un valore ancora maggiore se si considera la durata della prestazione. Una sfida nella quale il limite fisico diventa soltanto una parte del problema, perché dopo molte ore entrano in gioco lucidità, capacità di gestione e resistenza psicologica.

Una sfida costruita anche sulla mente

Dietro i 170 chilometri c’è un lavoro preparatorio che va ben oltre il semplice allenamento in piscina o in acque libere. Una prova destinata a protrarsi per più di tre giorni richiede infatti una pianificazione quasi scientifica di ogni fase: alimentazione, recupero, ritmo, gestione delle energie e controllo delle condizioni fisiche.

A evidenziare questo aspetto è stato Pierluigi Vossi, assessore allo Sport del Comune di Perugia, che ha voluto rendere omaggio all’impresa attraverso un messaggio pubblicato sui social.

"Ci eravamo lasciati a Palazzo dei Priori, durante quella conferenza stampa.
Avevo studiato quegli occhi e avevo intravisto quella dose di follia necessaria per decidere di fare qualcosa che, per la maggior parte delle persone, sembra semplicemente impossibile.
Ma oggi, dopo quello che hai fatto al Lago di Bracciano, penso che quella follia fosse soltanto la parte più visibile.
Dietro c’erano preparazione, programmazione, strategia, cura del corpo e della mente. E soprattutto la capacità di conoscere i propri limiti e provare, con intelligenza, a spostarli.
170 chilometri in acqua, in 72 ore, senza mai fermarsi, facendo micro sonni periodici ,non si affrontano soltanto con le braccia.
Si affrontano con la testa e con il cuore.
Con la capacità di gestire la fatica, dosare le energie e rimanere lucidi quando il corpo comincia a chiederti di fermarti.
Ed è forse questo il messaggio più bello che hai lasciato con questa ennesima avventura.
Prima ancora di dimostrare qualcosa agli altri, hai voluto capire qualcosa di te stesso:
quanto lontano puoi arrivare con il cuore e con la testa.
Questo è l’endurance.
Non è semplicemente resistere. È imparare a continuare nel modo giusto, centellinare lo sforzo e capire quanto ti rimane anche quando diventa difficile.
Il limite prima bisogna conoscerlo, rispettarlo e poi provare, con intelligenza, a spostarlo.
L’endurance non ti chiede quanto sei forte.
Ti chiede chi sei quando essere forte non basta più.
E tu, Marco a questa domanda hai nuovamente risposto. 
Magari pensando a Chi- ora solo da lassù- ti stava  incitando.
A questo punto, però, credo che la comunità scientifica debba intervenire
I tuoi parametri fisiologici, metabolici e psicologici meritano uno studio approfondito: metabolismo energetico, risposta cardiovascolare, lattato, termoregolazione, recupero e soprattutto quella misteriosa capacità di mantenere l’omeostasi quando un essere umano normale avrebbe già chiesto il rimborso.
E poi c’è il cervello: resilienza, autoregolazione, percezione della fatica…
Insomma, più che un altro allenamento, qui serve un protocollo di ricerca
Magari alla fine scopriranno che sei perfettamente normale.
Oppure che sei semplicemente un soggetto scientificamente interessante e clinicamente preoccupante.
170 chilometri in acqua in 72 ore li hai fatti tu????
Adesso tocca alla scienza capire come hai fatto.
Complimenti. 
Gigante dello sport della nostra Città".

La lunga rotta tra Trevignano, Bracciano e Anguillara

La Infinity Swim si è sviluppata nel Lazio e ha avuto come punto di partenza e di arrivo Trevignano Romano. Nel mezzo, Fratini ha attraversato le acque comprese tra i moli di Bracciano e Anguillara, completando un itinerario dalla particolare conformazione.

Il percorso ha costretto il nuotatore a mantenere la concentrazione per un arco temporale eccezionale. Giorno e notte si sono alternati mentre l’atleta continuava a macinare chilometri, accompagnato da un’organizzazione incaricata di garantire assistenza e sicurezza.

Le barche di supporto hanno avuto un ruolo fondamentale, ma senza diventare per Fratini un punto d’appoggio. Il nuotatore ha continuato a procedere autonomamente, fermandosi soltanto per le necessità tecniche legate all’alimentazione e ai brevi periodi di recupero.

La sfida è stata inoltre seguita dal punto di vista scientifico. Un gruppo di ricercatori e scienziati dell’Università degli Studi di Roma ha monitorato i parametri fisiologici di Fratini, raccogliendo dati durante una prestazione particolarmente significativa anche per comprendere le reazioni dell’organismo sottoposto a uno sforzo tanto prolungato.

A Trevignano Romano, dove la prova si è conclusa, l’evento è stato accompagnato da un villaggio dello sport. Da lì appassionati e curiosi hanno seguito l’evoluzione della traversata, vivendo le diverse fasi della sfida fino all’arrivo.

Il traguardo, dopo oltre 71 ore, ha così chiuso una prova nella quale ogni chilometro aggiunto al precedente aumentava la difficoltà.

Il precedente del Garda e una carriera costruita sui limiti

Per Fratini, però, il record appena conquistato non arriva dal nulla. Il medico perugino ha già alle spalle una serie di imprese nelle acque libere che lo hanno portato a confrontarsi con distanze e condizioni particolarmente impegnative.

Tra queste spicca il periplo del lago di Garda completato senza pause in 63 ore, una prestazione che aveva già messo in evidenza le sue qualità nelle prove di lunghissima durata.

La nuova impresa rappresenta dunque un ulteriore salto di livello. La distanza affrontata è stata superiore ai 170 chilometri e la permanenza in acqua ha superato abbondantemente le tre giornate.

Ma la Infinity Swim non è stata pensata esclusivamente per stabilire un primato.

Dal record alla solidarietà: l’altra sfida della Infinity Swim

Accanto all’aspetto sportivo è stato infatti inserito un progetto con una finalità sociale. L’evento ha sostenuto una raccolta fondi destinata all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e all’Associazione 6 Luglio.

Il record è diventato così anche uno strumento per attirare attenzione verso due realtà impegnate sul fronte dell’assistenza e della solidarietà. Un elemento che ha accompagnato l’intero progetto e che ha dato alla prova un significato ulteriore rispetto al risultato puramente agonistico. Fratini ha quindi affrontato una doppia sfida: da una parte la distanza, dall’altra la volontà di trasformare la propria impresa in un’occasione di sostegno.

L’obiettivo sportivo era arrivare in fondo. Quello solidale era fare in modo che l’attenzione generata dall’impresa potesse tradursi in un aiuto concreto.

 
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