06 Sep, 2026 - 08:57

Città di Castello, musica e identità si incontrano al Festival delle Nazioni: l’Università di Perugia entra nel programma con “Come suona una Nazione?”

Città di Castello, musica e identità si incontrano al Festival delle Nazioni: l’Università di Perugia entra nel programma con “Come suona una Nazione?”

Non soltanto musica, ma anche un’occasione per interrogarsi sul significato culturale della musica stessa. È attorno a questo passaggio che si sviluppa l’appuntamento in programma martedì 8 settembre al Complesso di San Domenico di Città di Castello, dove il Festival delle Nazioni e l’Università degli Studi di Perugia si incontrano per la prima volta all’interno del programma della manifestazione con una serata costruita attorno ai temi dell’identità, della cultura e della pace.

Alle 19 è previsto l’incontro “Come suona una Nazione? Note tedesche tra identità, musica e pace”, con il professor Marco Moschini, direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia.

L’appuntamento, a ingresso libero e accompagnato da un aperitivo offerto dall’Ateneo, precederà il concerto delle 21, quando la stessa sede ospiterà “Metti una sera a Sanssouci. Tra Federico il Grande di Prussia e la famiglia Bach”.

La successione dei due momenti non è casuale. Prima la riflessione, poi la musica. Prima la domanda sull'identità di una Nazione e sul modo in cui un patrimonio musicale possa contribuire a raccontarla, quindi l'ascolto di una delle pagine più emblematiche del rapporto tra Johann Sebastian Bach e Federico II di Prussia.

La domanda al centro della serata

“Come suona una Nazione?” è, prima ancora che il titolo dell'incontro, la domanda attorno alla quale ruota l'appuntamento organizzato dall'Università degli Studi di Perugia nell'ambito del Festival. L'obiettivo è affrontare la musica tedesca non soltanto come patrimonio artistico, ma come una delle componenti attraverso cui si è costruita e rappresentata nel tempo l'identità culturale di un Paese.

Il tema assume un significato particolare proprio all'interno dell'edizione 2026 del Festival delle Nazioni, interamente dedicata alla Germania e ai Paesi di lingua tedesca. La rassegna, giunta alla 59ª edizione, è in programma dal 27 agosto all'11 settembre e propone un itinerario attraverso la cultura musicale germanica, dalle corti del Settecento fino alle esperienze artistiche del Novecento e oltre.

L'incontro con Moschini aggiunge quindi alla programmazione una prospettiva diversa: non soltanto quella dell'interprete e del compositore, ma quella della filosofia e delle scienze umane. La musica diventa così un punto di partenza per affrontare questioni più ampie: il rapporto tra cultura e identità, il modo in cui una comunità riconosce se stessa attraverso le proprie espressioni artistiche e, soprattutto, la possibilità che il patrimonio culturale possa trasformarsi in uno strumento di dialogo.

L’Università di Perugia entra nel percorso del Festival

La collaborazione con l'Università degli Studi di Perugia rappresenta una delle novità dell'edizione 2026. L'Ateneo entra infatti nel programma del Festival con un appuntamento specificamente dedicato alla riflessione sui temi proposti dalla manifestazione. Una scelta che porta il confronto accademico all'interno di una rassegna tradizionalmente costruita attorno alla musica, ampliandone il campo di lettura.

Il Festival delle Nazioni ha scelto quest'anno di raccontare la Germania non attraverso una semplice successione di concerti, ma attraverso un percorso culturale che attraversa epoche, città, compositori e linguaggi. L'inserimento di un momento di approfondimento filosofico si colloca esattamente all'interno di questa impostazione.

Il programma della 59ª edizione nasce infatti come seconda tappa di un percorso triennale avviato nel 2025 con la Francia e destinato a concludersi nel 2027, quando il sessantesimo anniversario del Festival sarà dedicato all'Europa.

In questo quadro, parlare di identità attraverso la musica significa anche interrogarsi su come le identità nazionali possano essere raccontate senza trasformarsi in confini culturali rigidi.

Dalle corti del Settecento alla costruzione dell’identità

Il tema dell'incontro trova un naturale prolungamento nel concerto della sera. Alle 21, sempre nella Chiesa di San Domenico, andrà infatti in scena “Metti una sera a Sanssouci – Tra Federico il Grande di Prussia e la famiglia Bach”, progetto dedicato a uno degli episodi più significativi della storia musicale europea del Settecento.

Al centro del programma c'è l'“Offerta Musicale” di Johann Sebastian Bach, il Musikalisches Opfer BWV 1079, dedicato il 7 luglio 1747 a Federico II di Prussia.

La composizione nasce dal rapporto tra il grande compositore e il sovrano prussiano, figura politica e culturale centrale dell'Europa settecentesca. È proprio questa relazione a costituire il filo narrativo del concerto, che porta sul palco non soltanto una pagina fondamentale del repertorio bachiano, ma anche la memoria di un incontro nel quale musica, potere, cultura e rappresentazione della corte si intrecciano.

Il titolo richiama infatti Sanssouci, la residenza di Federico il Grande a Potsdam, uno dei luoghi simbolo della cultura prussiana del Settecento.

Ramin Bahrami, artista in residenza

A interpretare il progetto sarà Ramin Bahrami, pianista e artista in residenza del Festival delle Nazioni 2026. Bahrami rappresenta una delle figure centrali dell'edizione dedicata alla Germania. Il suo rapporto con Bach è uno degli elementi caratterizzanti del percorso artistico proposto quest'anno dalla manifestazione e torna protagonista proprio nel concerto di martedì 8 settembre.

Con lui sarà sul palco Massimo Mercelli, direttore artistico del Festival e flautista, affiancato da Gabriele Pieranunzi al violino, terzo premio al Concorso Paganini del 1990, Luca Ranieri alla viola e Cecilia Berioli al violoncello.

Un viaggio nella Germania musicale

L'appuntamento dell'8 settembre si inserisce in una programmazione che, nel corso di sedici giorni, attraversa oltre tre secoli di storia musicale.

La Germania raccontata dal Festival non è infatti una realtà musicale uniforme. È un territorio di corti, città, scuole, compositori e avanguardie che hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione della cultura musicale europea. Dalle corti prussiane del Settecento il percorso arriva fino a Schubert, Brahms, Mahler, Schönberg e Kurt Weill, seguendo l'evoluzione del linguaggio musicale e il rapporto tra tradizione e modernità.

È anche per questo che l'appuntamento con Moschini acquista un significato particolare: la riflessione sull'identità non viene separata dal percorso musicale, ma diventa una chiave per leggerlo. La musica tedesca viene così osservata contemporaneamente come patrimonio artistico e come prodotto di una storia europea fatta di incontri, influenze, trasformazioni e conflitti.

L’appuntamento dell’8 settembre

L'appuntamento è dunque fissato per martedì 8 settembre al Complesso di San Domenico di Città di Castello. Alle 19 si terrà l'incontro “Come suona una Nazione? Note tedesche tra identità, musica e pace” con il professor Marco Moschini. L'ingresso all'incontro e l'aperitivo sono gratuiti, nell'ambito della collaborazione tra l'Università degli Studi di Perugia e il Festival delle Nazioni. Alle 21 sarà invece la volta di “Metti una sera a Sanssouci. Tra Federico il Grande di Prussia e la famiglia Bach”, con Ramin Bahrami al pianoforte, Massimo Mercelli al flauto, Gabriele Pieranunzi al violino, Luca Ranieri alla viola e Cecilia Berioli al violoncello.

Per il concerto è previsto l'acquisto del biglietto. Le informazioni sulla serata e le modalità di acquisto sono disponibili sul sito ufficiale del Festival delle Nazioni.

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