Un centinaio di persone si sono ritrovate a Orvieto per manifestare contro la presenza di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, impegnato nella giornata conclusiva del Forum dell’Indipendenza italiana insieme a Gianni Alemanno.
Il presidio, organizzato da Articolo 21, Spi-Cgil, Associazione Rose Rosse d’Europa e Anpi, si è svolto pacificamente a distanza dal Palazzo del Capitano del Popolo, sede della manifestazione politica.
Tra i partecipanti anche il senatore del Pd Walter Verini, che ha rivendicato il diritto alla protesta senza mettere in discussione quello di Vannacci a esprimere le proprie posizioni.
«Non vogliamo togliere la parola a nessuno», ha affermato Verini, sostenendo però la necessità di «alzare la voce democraticamente» contro idee che considera incompatibili con la propria concezione della convivenza civile.

Nel suo intervento il senatore democratico ha collegato il diritto di Vannacci a parlare alla vittoria, ottant’anni fa, delle forze democratiche sul fascismo, arrivando a sostenere che i fascisti sarebbero stati politicamente vicini alle posizioni dell’ex generale.
È però necessario distinguere il giudizio politico dalla qualificazione storica e giuridica.
Il richiamo al fascismo utilizzato nel presidio rappresenta infatti una chiave polemica dei contestatori, non equivale di per sé a dimostrare una identificazione tra Vannacci e il fascismo storico. Futuro Nazionale è un movimento politico contemporaneo con un proprio programma, sul quale possono essere formulate critiche anche molto severe, ma l’assimilazione automatica al regime fascista resta una valutazione politica contestata.
Proprio pochi giorni fa, rispondendo alla Camera a un’interpellanza del Pd che chiedeva di valutare lo scioglimento di Futuro Nazionale sulla base della legge Scelba, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha richiamato la distinzione tra espressione di idee radicali, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, e comportamenti concretamente diretti contro l’ordinamento democratico.
Questo non significa che le ragioni della contestazione siano prive di riferimenti concreti.
Il programma di Futuro Nazionale comprende infatti posizioni fortemente controverse su immigrazione, remigrazione, sicurezza, cittadinanza, legge Mancino e politiche europee. Tra le proposte rese pubbliche figurano lo stop ai decreti flussi e ai ricongiungimenti familiari, criteri più restrittivi per la cittadinanza e una politica definita di “remigrazione”.

Sono proprio queste posizioni, insieme ad alcune dichiarazioni pubbliche del generale, ad avere alimentato manifestazioni di protesta in diverse città italiane.
Vannacci, da parte sua, ha più volte respinto le etichette che gli vengono attribuite, includendo esplicitamente quella di «fascista» tra le definizioni rivoltegli dai suoi avversari.
Anche Enrico Petrangeli, tra i coordinatori della protesta orvietana, ha precisato che l’obiettivo non era impedire lo svolgimento dell’incontro.
«Non è nel nostro dettato costituzionale impedire qualcosa a qualcuno», ha spiegato, indicando invece come scopo dell’iniziativa la contestazione di quella che i promotori considerano una visione lesiva dei diritti.
Il presidio si è quindi mantenuto sul terreno della manifestazione politica e del dissenso pubblico.
Nei giorni precedenti aveva suscitato discussioni anche la locandina della protesta, nella quale l’immagine di Vannacci appariva capovolta. Alla domanda sul significato di quella scelta, Petrangeli ha risposto: «È questione di punti di vista».

A poca distanza dal presidio si svolgeva intanto la giornata conclusiva del Forum dell’Indipendenza italiana, appuntamento della destra sociale organizzato a Orvieto dal 18 al 20 settembre.
Il programma ha riunito esponenti e associazioni dell’area sovranista, con l’intervento conclusivo di Vannacci e Alemanno dedicato al tema del «sovranismo sociale».
Due manifestazioni differenti, dunque, separate anche fisicamente, che hanno rappresentato nella stessa mattinata due letture radicalmente diverse della società e della politica italiana.
Da un lato chi vede nelle proposte di Vannacci una minaccia ai diritti e richiama la tradizione antifascista; dall’altro Futuro Nazionale, che rivendica quelle posizioni come parte di un progetto politico sovranista e conservatore.
Il confronto resta aspro. Ma proprio per questo appare importante mantenere distinti i fatti, le proposte politiche e le categorie storiche: criticare nel merito le idee di Vannacci è parte del normale confronto democratico; attribuire loro automaticamente una continuità diretta con il fascismo richiede invece argomenti ulteriori rispetto alla semplice contrapposizione politica.