24 Sep, 2026 - 11:32

Ospedale di Terni, l’Azienda replica alle accuse di smantellamento: “92 unità in più in organico nell’ultimo anno”

Ospedale di Terni, l’Azienda replica alle accuse di smantellamento: “92 unità in più in organico nell’ultimo anno”

Il futuro dell’ospedale di Terni passa anche dai numeri. Da una parte le dimissioni di alcuni professionisti e le difficoltà legate alla carenza di medici specialisti; dall’altra la fotografia fornita dall’Azienda ospedaliera Santa Maria, che replica alle recenti dichiarazioni del sindaco Bandecchi sulla situazione del nosocomio e, in particolare, a quella che il primo cittadino aveva definito una “fuga dei medici dall’ospedale”.

È proprio sui dati dell’organico che l’azienda costruisce la propria risposta, contrapponendo alla lettura di un possibile ridimensionamento un quadro che, secondo la direzione sanitaria, racconta un ospedale impegnato in una fase di rafforzamento. Nell’ultimo anno, riferisce infatti l’Azienda ospedaliera, il personale in organico è aumentato complessivamente di 92 unità, delle quali 25 medici, mentre nell’arco dell’ultimo anno e mezzo sono state coperte otto strutture complesse rimaste vacanti per anni.

Numeri che il direttore sanitario Domenico Montemurro indica come elemento centrale per leggere quanto sta accadendo al Santa Maria e per distinguere il fisiologico turnover dei professionisti dalle dinamiche che stanno interessando l’organizzazione dell’ospedale. La posizione dell’Azienda è chiara: le singole dimissioni, considerate isolatamente, non possono restituire la fotografia complessiva di una struttura che continua ad assumere personale, a coprire posizioni rimaste vacanti per anni e a investire nello sviluppo delle proprie attività.

Montemurro: “Fenomeni fisiologici” nel mercato del lavoro medico

Il primo elemento sul quale interviene il direttore sanitario riguarda proprio le recenti uscite di professionisti. La posizione dell’Azienda è che il turnover rappresenti una dinamica fisiologica per una grande organizzazione sanitaria, soprattutto in un momento nel quale la mobilità dei medici interessa il sistema sanitario nazionale nel suo complesso.

“Le recenti dimissioni di alcuni professionisti, rappresentano fenomeni fisiologici all'interno di qualsiasi grande azienda sanitaria e si inseriscono nelle normali dinamiche del mercato del lavoro medico nazionale. L’azienda ospedaliera sta sviluppando modelli organizzativi innovativi che stanno richiamando professionisti che si erano spostati da Terni a rientrare”.

È un passaggio che, nella ricostruzione dell’Azienda, modifica la prospettiva con cui leggere le singole uscite. Non soltanto professionisti che lasciano il presidio, ma anche una dinamica di ingresso e rientro che la struttura collega ai nuovi modelli organizzativi messi in campo.

La questione viene inserita in un processo più ampio di riorganizzazione che, secondo la direzione sanitaria, richiede tempi necessariamente più lunghi rispetto alla singola fotografia di un organico in un determinato momento.

“I processi riorganizzativi richiedono del tempo”

È proprio il fattore temporale uno degli elementi richiamati da Montemurro. Le trasformazioni organizzative, spiega il direttore sanitario, non producono necessariamente effetti immediati e devono essere valutate nel loro sviluppo complessivo. “I processi riorganizzativi, pianificati e programmati, richiedono del tempo per mostrare i risultati. Questo non deve essere scambiato con il fisiologico turnover del personale. L’azienda ospedaliera si sta ponendo in vari ambiti nei ranking nazionali tra cui ad esempio per le performance di chirurgia robotica”.

Il riferimento alla chirurgia robotica rappresenta, nella posizione dell’Azienda, uno degli esempi attraverso i quali viene descritto il percorso di sviluppo del Santa Maria. La direzione sanitaria lega il rafforzamento organizzativo anche alla crescita delle attività di alta specialità, non limitando la valutazione dell’ospedale al solo dato delle presenze e delle uscite di personale.

La replica dell’Azienda

Il passaggio più netto della presa di posizione arriva direttamente dall’Azienda ospedaliera, che respinge la rappresentazione di un ospedale in fase di progressivo smantellamento.

“Parlare di fuga di medici o di smantellamento dell'ospedale non trova riscontro nei dati disponibili e rischia di generare inutili preoccupazioni tra i cittadini e gli stessi operatori sanitari. L'azienda è consapevole delle criticità determinate dalla carenza di specialisti che interessa tutte le regioni italiane, ma ritiene doveroso evidenziare come il quadro reale sia quello di una struttura che cresce, assume e investe sul proprio futuro”. La precisazione non nega, dunque, l’esistenza di criticità. Al contrario, l’Azienda riconosce esplicitamente il problema della carenza di specialisti, ma contesta che tale elemento possa tradursi automaticamente nella definizione di una “fuga” generalizzata o di un processo di smantellamento.

La direzione sceglie così di contrapporre alla lettura delle singole uscite una serie di indicatori relativi al rafforzamento dell’organico e alla riorganizzazione delle strutture.

Novantadue unità in più nell’ultimo anno

Il dato quantitativo più significativo fornito dall’Azienda riguarda il personale complessivamente presente nell’organico. Nell’ultimo anno, secondo i numeri comunicati dalla struttura, le unità sarebbero aumentate di 92. Di queste, 25 sono medici. Un dato che l’Azienda pone al centro della propria replica perché consente, nella sua lettura, di fotografare una dinamica diversa rispetto a quella di un progressivo impoverimento delle risorse umane.

Ma non è soltanto il numero complessivo delle nuove unità a essere indicato come elemento di rafforzamento. La direzione sanitaria richiama infatti anche la copertura di otto strutture complesse, rimaste vacanti per anni. I dati forniti dall’Azienda vengono così sintetizzati: “Novantadue unità di personale in più in organico nell’ultimo anno, di cui 25 medici, oltre alla copertura nell’ultimo anno e mezzo di otto strutture complesse che erano vacanti da anni, a documentare la capacità attrattiva senza precedenti dell’ospedale, confermata anche dal notevole incremento dei volumi di attività di alta specialità regionale ed extraregionale. Dati che testimoniano una prospettiva di sviluppo, non certo di arretramento”.

Otto strutture complesse coperte dopo anni

Il riferimento alle otto strutture complesse rappresenta uno degli elementi più rilevanti della replica. Secondo quanto comunicato dall’Azienda ospedaliera, le posizioni erano rimaste vacanti per anni e sono state coperte nell’ultimo anno e mezzo.

Il dato viene letto dalla direzione come un indicatore della capacità dell’ospedale di tornare ad attrarre professionalità e di consolidare la propria organizzazione interna.

Non si tratta, nella prospettiva indicata dall’Azienda, soltanto di sostituire il personale che lascia il servizio. Il ragionamento riguarda infatti anche la possibilità di occupare posizioni rimaste scoperte per periodi prolungati, rafforzando la struttura gerarchica e organizzativa dei diversi settori. È proprio su questo punto che la replica prende una direzione precisa: la valutazione della situazione del Santa Maria, secondo l’Azienda, deve essere effettuata guardando all’insieme degli indicatori e non soltanto alle singole dimissioni.

L’attività di alta specialità

Nella fotografia fornita dall’Azienda ospedaliera compare anche un altro elemento: l’incremento dei volumi di attività di alta specialità, sia regionale sia extraregionale.

Il riferimento è significativo perché introduce nella discussione un ulteriore parametro per valutare il ruolo del presidio ternano. L’ospedale non viene descritto soltanto attraverso il numero dei professionisti presenti, ma anche attraverso la quantità e la tipologia delle attività svolte.

Secondo la direzione, proprio l’aumento dei volumi di alta specialità rappresenterebbe una conferma della capacità attrattiva raggiunta dalla struttura. Un elemento che viene accostato alla copertura delle otto strutture complesse e all’incremento dell’organico.

La carenza di specialisti resta una criticità

La replica dell’Azienda non ignora, tuttavia, il tema che rappresenta uno dei nodi più delicati per la sanità contemporanea: la disponibilità di medici specialisti.

La stessa direzione sanitaria riconosce che la carenza di specialisti rappresenta una criticità che interessa tutte le regioni italiane. È all’interno di questo scenario che vengono collocate anche le dimissioni di alcuni professionisti e la conseguente necessità, per le aziende sanitarie, di continuare a lavorare sul reclutamento e sulla capacità di attrarre personale.

Per il Santa Maria, tuttavia, il dato fornito sull’organico viene indicato come un elemento che va nella direzione opposta rispetto alla rappresentazione di un ospedale in ritirata.

Da una parte, dunque, le difficoltà strutturali del sistema sanitario e il ricambio dei professionisti; dall’altra, secondo i dati comunicati dall’Azienda, un aumento dell’organico e la copertura di posizioni apicali rimaste vacanti per anni.

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