17 Sep, 2026 - 12:05

Rifiuti in Umbria, nuovo piano per gli impianti: dal Css all’organico, investimenti per chiudere il ciclo

Rifiuti in Umbria, nuovo piano per gli impianti: dal Css all’organico, investimenti per chiudere il ciclo

La Regione Umbria ridisegna la rete degli impianti pubblici per il trattamento dei rifiuti, puntando su una serie di strutture specializzate che dovrebbero consentire nei prossimi anni di ridurre drasticamente il ricorso alle discariche e aumentare il recupero di materia.

Il percorso imboccato da Palazzo Donini esclude ormai la realizzazione del termovalorizzatore e concentra gli investimenti su tecnologie differenti, dalla produzione di Combustibile solido secondario (Css) al trattamento dell’organico, passando per tessili, ingombranti e multimateriale.

La Giunta regionale ha affidato agli uffici e all’Auri, Autorità umbra per rifiuti e idrico, la predisposizione del «Programma di interesse regionale dell’impiantistica pubblica di gestione dei rifiuti». Sarà questo documento a individuare concretamente opere, localizzazioni, costi e fonti di finanziamento.

Una rete di impianti al posto del termovalorizzatore

Il nuovo modello non ruoterà attorno a un’unica grande struttura, ma a una rete di impianti con funzioni diverse. Uno degli elementi centrali sarà la produzione di Css attraverso il trattamento del rifiuto urbano residuo, cioè quanto resta dopo la raccolta differenziata.

Il combustibile ottenuto potrà essere utilizzato in impianti industriali autorizzati, a cominciare dai cementifici. A questo sistema dovranno affiancarsi una struttura dedicata all’organico, possibilmente attraverso la trasformazione di un impianto già esistente, e nuovi poli per il recupero di tessili, rifiuti ingombranti, plastica e alluminio.

L’obiettivo è fare in modo che una quota sempre maggiore di ciò che oggi rappresenta un costo di smaltimento torni a essere materia utilizzabile nei processi produttivi.

Prima recuperare ciò che già esiste

Uno degli indirizzi indicati dalla Regione riguarda proprio le modalità di realizzazione. Prima di costruire nuovi stabilimenti sarà verificata la possibilità di modernizzare o riconvertire quelli già presenti sul territorio.

Una scelta che punta contemporaneamente a contenere le spese e a ridurre il consumo di suolo. Nella valutazione delle future localizzazioni peseranno anche la facilità di collegamento con la rete stradale, la distanza dai principali bacini di produzione dei rifiuti e la presenza di aree già infrastrutturate.

Avrà un ruolo significativo anche la proprietà pubblica dei siti, elemento che potrebbe semplificare procedure e investimenti.

La partita economica vale decine di milioni

Il nodo resta quello delle risorse. Una precedente ricognizione, effettuata nel 2024, aveva individuato 33 possibili interventi per circa 64 milioni di euro, mentre la quota potenzialmente coperta da contributi pubblici superava di poco i 51 milioni.

La nuova programmazione dovrà quindi selezionare le opere realmente prioritarie e stabilire quali possano essere sostenute nel medio e lungo periodo.

La Regione ha già destinato 7 milioni di euro allo sviluppo dell’impiantistica, con particolare attenzione ai sistemi di trattamento meccanico-biologico e alla produzione di Css. A questa somma si affiancano 13,5 milioni di euro di fondi europei rivolti allo sviluppo dell’economia circolare pubblica.

Il principio sarà quello di evitare impianti economicamente insostenibili. Nella selezione conteranno quindi non soltanto tecnologia e capacità di recupero, ma anche i futuri costi di gestione e manutenzione e la possibilità che questi vengano coperti attraverso il sistema tariffario.

Meno discariche e più riciclo entro il 2035

Il programma impiantistico dovrà consentire all’Umbria di raggiungere obiettivi ambientali progressivamente più severi.

Entro il 2028 la raccolta differenziata dovrà arrivare al 75 per cento, mentre il riciclo dovrà attestarsi almeno al 60 per cento. Due anni più tardi, nel 2030, l’obiettivo salirà oltre l’80 per cento di differenziata e al 65 per cento per il riciclo.

Nello stesso arco temporale il rifiuto urbano residuo dovrebbe scendere sotto i 100 chilogrammi annui per abitante, mentre la produzione totale regionale dovrà rimanere entro le 410 mila tonnellate l’anno.

Il traguardo finale riguarda le discariche: entro il 2035 non potranno assorbire più del 10 per cento dei rifiuti urbani.

La sfida passa ora dai progetti

La cornice politica e finanziaria è stata dunque tracciata. Toccherà ora ad Auri e agli uffici regionali trasformarla in interventi effettivamente cantierabili, indicando dove sorgeranno gli impianti, quanto costeranno e quale quota sarà sostenuta dal pubblico.

È qui che si giocherà la parte decisiva del nuovo modello umbro. Perché passare dall’attuale sistema a una vera economia circolare richiederà non soltanto percentuali più elevate di raccolta differenziata, ma infrastrutture capaci di trasformare ciò che viene raccolto.

La scommessa, in sostanza, è fare in modo che la discarica diventi realmente l’ultima soluzione: «a valle dovrà rimanere soltanto ciò che non può più essere recuperato». Prima, però, occorrerà costruire una rete industriale in grado di rendere concretamente possibile quel principio.

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