La riforma regionale della gestione dei rifiuti apre un nuovo fronte di confronto sul lavoro. A intervenire è la Fp Cgil Umbria, che, pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo sull’impostazione del nuovo disegno di legge regionale orientato alla transizione ecologica e all’economia circolare, chiede che la trasformazione del sistema venga accompagnata da precise garanzie per chi opera quotidianamente nel settore.
Il tema sollevato dal sindacato riguarda in particolare le possibili conseguenze occupazionali e organizzative legate alla riorganizzazione del servizio. Al centro delle preoccupazioni ci sono il progetto di un Ato unico regionale, i nuovi modelli di gestione dei centri di raccolta, gli eventuali cambi di appalto e gestore, oltre agli effetti che l’evoluzione della raccolta differenziata e del porta a porta potrebbe produrre sulle condizioni concrete di lavoro.
Il disegno di legge adottato dalla Giunta regionale nel luglio scorso punta a ridefinire complessivamente il modello di gestione integrata dei rifiuti, inserendolo in una strategia più ampia di transizione ecologica e di sviluppo dell’economia circolare. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è spostare progressivamente il sistema dalla logica dello smaltimento verso prevenzione, riduzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, recupero e riciclo.
Per la Fp Cgil, però, una trasformazione di questa portata non può essere valutata esclusivamente dal punto di vista ambientale o organizzativo: deve necessariamente considerare anche le ricadute sulle migliaia di persone che compongono la filiera.
Il sindacato parte da una premessa precisa, riconoscendo l’impostazione generale della riforma ma chiedendo che il processo di cambiamento non produca effetti negativi sul lavoro.
“Pur apprezzando nell’insieme l’impianto del Disegno di legge regionale sui rifiuti, orientato all’economia circolare, riteniamo necessario un rafforzamento delle tutele occupazionali e della sicurezza dei lavoratori di fronte alle trasformazioni previste. Particolare attenzione andrà riservata per l’Ato (Ambito territoriale ottimale) unico regionale e i nuovi modelli di gestione dei centri di raccolta. Queste trasformazioni rischiano ricadute pesanti sui lavoratori se non accompagnate da garanzie vincolanti sottoscritte nel nuovo piano regionale sui rifiuti, soprattutto se non viene rafforzato il ruolo del pubblico”.
È da questo punto che prende forma la posizione dell’organizzazione sindacale: la transizione verso un modello più circolare, secondo la Fp Cgil, deve procedere parallelamente alla costruzione di un sistema di protezione occupazionale capace di accompagnare i cambiamenti.
Il nodo, dunque, non riguarda la modernizzazione del comparto in quanto tale, ma le modalità con cui questa viene realizzata e la capacità delle istituzioni di impedire che le trasformazioni organizzative si traducano in perdita di posti di lavoro, peggioramento delle condizioni contrattuali o maggiore esposizione ai rischi professionali.
Uno degli aspetti indicati con maggiore attenzione dal sindacato è quello relativo alla riorganizzazione territoriale del servizio. La riforma regionale interviene infatti sulla governance complessiva della gestione dei rifiuti, all’interno di un percorso che punta a superare l’attuale frammentazione e a costruire un sistema maggiormente unitario. Il tema dell’Ato unico regionale assume quindi un peso particolare anche sotto il profilo occupazionale.
Per la Fp Cgil è necessario effettuare una valutazione preventiva delle conseguenze che il passaggio dall’attuale organizzazione articolata in quattro ambiti territoriali a un unico ambito regionale potrebbe produrre non soltanto sul personale impiegato nel ciclo dei rifiuti, ma anche sull’indotto. L'obiettivo richiesto è quello di evitare che la riorganizzazione venga attuata prima di aver analizzato i suoi effetti sulle strutture, sulle mansioni e sui livelli occupazionali.
In altre parole, il sindacato chiede che la dimensione occupazionale venga considerata già nella fase di progettazione della riforma e non soltanto quando le eventuali conseguenze saranno diventate concrete.
Uno dei punti centrali della posizione della Fp Cgil riguarda poi i possibili cambi di affidamento del servizio. Il sindacato chiede che venga previsto, in ogni forma di affidamento e in maniera inderogabile, il riassorbimento di tutto il personale in caso di cambio di appalto. Una richiesta che punta a garantire continuità occupazionale anche nel momento in cui la gestione del servizio dovesse passare da un soggetto a un altro.
La tutela, secondo l’organizzazione, non dovrebbe inoltre limitarsi alla conservazione del posto di lavoro. Il confronto dovrebbe riguardare anche il mantenimento del livello di inquadramento e del trattamento retributivo già acquisito.
La Fp Cgil chiede pertanto che ogni processo di ristrutturazione o innovazione tecnico-organizzativa in grado di produrre conseguenze sull’occupazione venga preceduto da un confronto con Rsu e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di individuare preventivamente soluzioni capaci di salvaguardare i livelli occupazionali e le condizioni contrattuali.
Un altro capitolo riguarda l’espansione della raccolta porta a porta, modello destinato ad avere un ruolo importante nella strategia regionale di incremento della raccolta differenziata.
La Fp Cgil chiede che l’estensione del servizio non venga realizzata senza un adeguamento parallelo di mezzi, attrezzature e organici. Il motivo è legato anche alla natura fisicamente impegnativa di alcune attività svolte dagli operatori. La movimentazione manuale ripetuta di mastelli e contenitori, secondo il sindacato, può determinare nel tempo condizioni di particolare usura per i lavoratori.
Da qui la richiesta di prevedere un’adeguata rotazione delle mansioni, insieme a un rafforzamento degli organici e alla disponibilità di strumenti e mezzi appropriati.
Il tema della sicurezza viene così collegato direttamente all’organizzazione del servizio: aumentare la raccolta porta a porta, secondo la Fp Cgil, non può significare semplicemente aumentare i carichi di lavoro sugli operatori, ma deve comportare un adeguamento complessivo delle condizioni nelle quali il servizio viene svolto.
Un ulteriore elemento della piattaforma sindacale riguarda la necessità di anticipare il confronto rispetto alle gare e ai nuovi affidamenti. La Fp Cgil chiede infatti che prima della pubblicazione dei bandi di gara da parte dell’ente gestore venga attivato un confronto con l’Auri, Autorità umbra rifiuti e idrico, così da verificare preventivamente l’applicazione delle tutele occupazionali, salariali ed economiche previste per i circa 1.600 lavoratori del ciclo.
La richiesta di una contrattazione d’anticipo nasce proprio dalla volontà di evitare che il confronto con i lavoratori avvenga quando le decisioni organizzative siano già state assunte.
Per il sindacato, la fase di programmazione deve quindi diventare il momento nel quale individuare le possibili ricadute della trasformazione e definire le relative misure di salvaguardia.
Tra le richieste avanzate figura anche la piena applicazione delle clausole sociali occupazionali e salariali, con la previsione, secondo la Fp Cgil, di renderne il rispetto un elemento vincolante nelle procedure di gara.
Il sindacato chiede inoltre l’applicazione inderogabile del Contratto nazionale di lavoro dell’Igiene ambientale a tutto il personale impiegato nei centri di raccolta e riuso, indipendentemente dal soggetto incaricato della gestione. L’obiettivo è evitare che l’eventuale cambiamento del gestore possa tradursi nell’applicazione di condizioni contrattuali peggiorative.
Nella piattaforma viene inserita anche la richiesta di garantire la continuità degli accordi aziendali e territoriali già in vigore in caso di cambio di gestore.
Un insieme di misure che, nella prospettiva sindacale, dovrebbe impedire che la riorganizzazione del servizio produca fenomeni di dumping contrattuale o una progressiva perdita delle condizioni economiche e normative già conquistate dai lavoratori.
La Fp Cgil richiama infine l’attenzione su una componente del settore che rischia, secondo il sindacato, di rimanere ai margini delle garanzie previste nei passaggi di gestione.
La richiesta è quella di estendere le tutele di riassorbimento anche al personale impiegatizio e amministrativo, oggi spesso escluso dai meccanismi di salvaguardia occupazionale.
La riforma, secondo questa impostazione, dovrebbe quindi considerare l’intera filiera del servizio, senza distinguere tra le diverse professionalità sulla base del tipo di mansione svolta.
L’obiettivo è costruire un sistema nel quale il processo di riorganizzazione riguardi l’intero comparto e nel quale ogni cambiamento organizzativo venga valutato anche in relazione alle conseguenze sulle persone che vi lavorano.
Il filo conduttore delle richieste della Fp Cgil è dunque quello della contrattazione preventiva. Il sindacato chiede che le trasformazioni previste dal disegno di legge vengano discusse con le organizzazioni dei lavoratori prima che producano effetti sui livelli di inquadramento, sull’organizzazione del lavoro e sull’occupazione.
Una richiesta che assume particolare rilievo in una fase nella quale la Regione sta cercando di ridisegnare l’intero sistema dei rifiuti. Il nuovo modello regionale punta infatti a una gestione più orientata alla prevenzione, al recupero di materia e alla riduzione del rifiuto residuo, con l’obiettivo dichiarato di trasformare la gestione dei rifiuti da problema ambientale a componente dell’economia circolare.
Parallelamente, resta aperto il confronto sul modello di gestione dei servizi. La Regione ha chiarito che il disegno di legge recepisce la normativa nazionale sui servizi pubblici locali e contempla diverse modalità di affidamento, tra cui gestione in house, gara per concessione del servizio e gara per la scelta di un socio privato nell’ambito di una società mista.
È proprio in questo spazio di trasformazione che il sindacato chiede che il lavoro venga considerato una componente strutturale della riforma e non una conseguenza da affrontare successivamente.
La posizione della Fp Cgil, dunque, non viene presentata come un'opposizione alla riforma del settore, ma come la richiesta di inserire nella nuova architettura regionale una serie di vincoli e garanzie a tutela del personale.
Il sindacato riconosce la necessità di modernizzare il sistema e di accompagnare l’Umbria verso un modello maggiormente orientato all’economia circolare, ma ritiene che la transizione debba essere sostenibile anche dal punto di vista sociale e occupazionale. “Non ci opponiamo alla modernizzazione - conclude la Fp Cgil -, ma pretendiamo il pieno rispetto della salute e dei diritti di chi garantisce ogni giorno un servizio essenziale”.
È su questo equilibrio che si concentra ora il confronto: da una parte la necessità di ridisegnare il sistema regionale dei rifiuti, dall’altra quella di assicurare che il cambiamento non lasci indietro i lavoratori. Per la Fp Cgil, la nuova governance, i nuovi affidamenti, l’evoluzione della raccolta differenziata e la riorganizzazione dei centri di raccolta dovranno procedere insieme a garanzie occupazionali, contrattuali e di sicurezza definite in anticipo.
La partita, quindi, non riguarda soltanto il modo in cui l’Umbria raccoglierà, recupererà e gestirà i propri rifiuti nei prossimi anni, ma anche le condizioni nelle quali continueranno a operare le circa 1.600 persone impiegate nel ciclo. E proprio la tutela di queste professionalità, secondo il sindacato, dovrà diventare uno degli elementi qualificanti della nuova stagione della gestione regionale dei rifiuti.