La pièce della sfiducia va in scena nello studio del notaio ternano Cirilli, dove, proprio come in “Aspettando Godot”, la caduta del sindaco Stefano Bandecchi viene evocata, attesa e sognata. Ma non arriva neppure oggi.
Un altro pomeriggio di febbrile narrazione politica produce soltanto la photo opportunity di uno strano ed eterogeneo gruppo di consiglieri di centrodestra con ospite inatteso il pentastellato Fiorelli, allo stesso tavolo ovale del vannacciano Masselli. Le firme depositate sono poche, appena sei, lontanissime dalle diciassette necessarie per mandare a casa il primo cittadino.
A Terni, la giornata delle dimissioni annunciate si chiude col "girotavolo" per le tv locali e i fotografi, mentre Bandecchi con lo smartphone continua a mandare messaggi di sicurezza e sarcasmo all'indirizzo dell'opposizione.

Il Movimento 5 Stelle raggiunge gli esponenti del centrodestra e rompe, di fatto, il fronte del Patto Avanti. Sulla strada da scegliere per chiudere la consiliatura, l'asse progressista si spacca dopo che ieri il capogruppo Fiorelli e quello del PD Spinelli avevano parlato davanti a Palazzo Spada di inconciliabilità con le proposte della destra e di percorso alternativo per la gestione della crisi.
Nello studio notarile si presentano Roberto Pastura e Marco Cecconi per Fratelli d’Italia, affiancati dalla truppa pentastellata di Claudio Fiorelli e del segretario Pica. Ci sono Guido Verdecchia e Cinzia Fabrizi del gruppo Misto e Orlando Masselli di Futuro Nazionale. Poi inordine sparso i segretari di FdI, Lega e Forza Italia.
“Adesso le chiacchiere stanno a zero”, rivendica il M5S, confermando la raccolta delle adesioni anche per una formale mozione. Servono tredici firme per presentarla in aula e diciassette voti per approvarla. L’appello del Movimento agli alleati e alle altre forze di opposizione è netto: ciascuno si assuma la propria responsabilità storica.
Il Partito Democratico, invece, resta fuori dall'iniziativa. Attacca duramente il primo cittadino, ma è consapevole che i numeri per arrivare al capolinea di questa amministrazione ancora non ci sono.
Dal canto suo, Stefano Bandecchi maramaldeggia sulla variegata truppa degli avversari. Forte dell'evidente distanza tra i proclami e le firme effettive, sceglie l'arma dell'ironia feroce. Li aveva sfidati ad andare dal notaio, offrendosi persino di saldare la parcella. Ora, con il consueto video su Instagram, rincara la dose e provoca i consiglieri dissidenti.
“Ho visto che finalmente stanno andando da un notaio alcuni consiglieri del Comune di Terni per dare le loro dimissioni”, esordisce il sindaco, per poi sferrare l'attacco.
“Pensavo che avrebbero dovuto consegnare le dimissioni in Comune. Ma devono arrivare a diciassette, quindi voglio fare un appello a tutti i consiglieri: per favore, andate a firmare, così andremo finalmente a casa”.
Bandecchi chiude con una provocazione tagliente: “A questo punto però diciassette per forza. Sennò, se tutto il Comune non va a casa, pensate alla figura di merda”.
La presa di posizione del Pd arriva subito dopo il consiglio comunale. La linea è chiara: rifiutare il teatro notarile, puntando l'indice contro le responsabilità politiche.
“Terni è stanca di piroette e avanspettacolo”, si legge nella nota del Pd comunale e provinciale. “È tempo che qualcuno dia finalmente risposte certe alle questioni che riguardano la città”.
I dem sottolineano come Bandecchi preferisca “intrattenerci invece che governarci, tenendo in ostaggio la città senza più avere la maggioranza”.
Per il Partito Democratico non è il momento delle alchimie di posizionamento. Il destino della giunta è ritenuto già segnato e ampiamente sotto gli occhi dei cittadini.
“Curioso che lanci appelli al Pd chi con Bandecchi è andato a braccetto secondo la convenienza del momento”, prosegue la nota, ricordando i pregressi appoggi del centrodestra.

Nel frattempo, la crisi politica si arricchisce di un ulteriore capitolo. Marina Severoni, capogruppo di "Per Terni", risponde pubblicamente a Maria Elena Gambini. Quest'ultima, consigliera di Alternativa Popolare, aveva difeso strenuamente Bandecchi, pur essendo stata in passato vicina ai dissidenti.
“I cittadini hanno scelto Bandecchi come sindaco, e pure io, in virtù di un programma da lui sottoscritto e poi da lui contravvenuto”, dichiara Severoni, per smontare la linea difensiva dell'ex compagna di partito. Il messaggio alla collega è diretto: “Ribadisco la mia scelta e quella di altri tre consiglieri. Tu hai scelto di non abbracciare più queste prospettive pur condividendole, tirandoti indietro”.
Severoni respinge la ricostruzione di Gambini: “Non accetto questo comunicato perché non attinente ai fatti. L’alternativa la stavamo elaborando nella formazione del nuovo gruppo”.