27 Oct, 2026 - 23:23

A Città di Castello una mostra per i 50 anni dei consultori in Umbria

A Città di Castello una mostra per i 50 anni dei consultori in Umbria

Cinquant’anni di storia, di battaglie per i diritti e di servizi che continuano a confrontarsi con i bisogni della società. I consultori familiari rappresentano una parte importante del percorso di crescita dell’assistenza territoriale e, a mezzo secolo dalla loro istituzione, la sfida è tenere insieme la memoria delle conquiste del passato e le necessità del presente.

È questo il filo conduttore della mostra multimediale I 50 anni dei consultori in Umbria – Radici profonde e sguardo al domani, inaugurata giovedì 22 ottobre nella sala Rossi Monti della Biblioteca comunale Carducci di Città di Castello. L’esposizione, promossa dall’Unione Donne in Italia (Udi) nell’ambito di un percorso già passato da Perugia e Spoleto, è arrivata nell’Altotevere con un’integrazione dedicata alle attività svolte dall’Usl Umbria 1.

Un approfondimento che mette in relazione la storia dei consultori con i servizi oggi presenti sul territorio, evidenziando il contributo del Consultorio e del Distretto nel rispondere alle esigenze della popolazione, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

Non soltanto un percorso retrospettivo, dunque, ma un’occasione per riportare al centro il ruolo di strutture che uniscono assistenza, prevenzione, informazione e ascolto.

La mostra ricostruisce il contributo dell’attivismo femminista alla nascita e alla diffusione dei consultori e il lavoro svolto nel tempo dagli operatori, affiancando a questa memoria le esperienze sviluppate sul territorio e la collaborazione con le scuole.

La partecipazione al convegno che ha preceduto il taglio del nastro è stata numerosa, con una presenza significativa di studentesse e studenti delle scuole superiori tifernati. Una componente tutt’altro che marginale, considerando che proprio il rapporto con i più giovani costituisce uno degli ambiti sui quali l’Usl Umbria 1 sta concentrando una parte delle proprie attività.

50 anni dei consultori in Umbria, a Città di Castello il ruolo dei servizi territoriali

L’allestimento nella Biblioteca Carducci è stato realizzato con il contributo dell’Udi di Città di Castello, del Comune tifernate, capofila della Zona sociale 1, dell’Usl Umbria 1, del Coordinamento donne Spi-Cgil Altotevere, della Cisl, della Uil Pari Opportunità e dell’associazione Generazione di Lotta di Umbertide.

L’iniziativa propone una lettura che parte dalle origini dei consultori e arriva alle attività attualmente garantite, mettendo in luce il legame tra i cambiamenti sociali, la tutela dei diritti e l’evoluzione dei servizi. La loro funzione, infatti, non si esaurisce nell’erogazione di prestazioni sanitarie: comprende anche l’orientamento, l’educazione alla salute, la prevenzione e la possibilità di trovare professionisti in grado di accogliere bisogni diversi.

Nel territorio dell’Altotevere, l’Usl Umbria 1 ha integrato il percorso espositivo con informazioni specifiche sulle attività del Consultorio e del Distretto.

L’obiettivo è rendere più visibili le opportunità disponibili e illustrare il lavoro svolto per mantenere l’assistenza vicina alla popolazione, anche attraverso una distribuzione dei servizi che tenga conto delle caratteristiche del territorio.

La mostra diventa così anche uno strumento di conoscenza per i cittadini. Raccontare la storia dei consultori significa, infatti, richiamare l’attenzione sul loro contributo alla salute e alla vita delle comunità, ma anche sulla necessità di conservarne la funzione di presìdi accessibili, riconoscibili e capaci di intercettare situazioni di difficoltà prima che diventino più complesse.

Usl Umbria 1, le Case della Comunità al centro dell’assistenza nell’Altotevere

A illustrare l’organizzazione dei servizi è stata Maria Grazia Brancaleoni, direttrice del Distretto Altotevere dell’Usl Umbria 1, che ha richiamato il valore dei consultori all’interno della rete territoriale. "I consultori da sempre hanno rappresentato un punto di forza del servizio territoriale", ha sottolineato, indicando in queste strutture un riferimento per la popolazione e per le attività di prevenzione.

Nell’Altotevere, due punti di riferimento sono rappresentati dalle Case della Comunità di Città di Castello e Umbertide. A queste sedi si affiancano altri punti di erogazione sul territorio, con l’obiettivo di mantenere i servizi il più possibile vicini alle persone e favorire l’accesso alle prestazioni, in particolare nell’ambito degli screening.

La prossimità non riguarda soltanto la collocazione fisica delle strutture, ma anche la possibilità di riconoscere i propri bisogni e sapere a chi rivolgersi. È in questa prospettiva che Brancaleoni ha definito i consultori una risorsa fondamentale per garantire pari opportunità nell’accesso all’assistenza. "Per noi sono una risorsa fondamentale, perché garantiscono un'equità d'accesso ai servizi per una cura della donna sotto tutti i versanti", ha dichiarato.

Il riferimento è a un approccio che considera la salute della donna nelle sue diverse dimensioni, affiancando alle prestazioni sanitarie l’ascolto e la prevenzione. Un ruolo che assume particolare rilievo anche quando emergono situazioni di vulnerabilità o difficoltà e diventa importante poter contare su un servizio capace di accogliere e orientare verso le risposte più adeguate.

La scelta di collocare i consultori nelle Case della Comunità punta proprio a rafforzare questa funzione. "Abbiamo voluto collocare all'interno delle due case di comunità i consultori, perché questo sia il punto di massima accessibilità e visibilità", ha spiegato la direttrice. Rendere i servizi riconoscibili e facilmente raggiungibili significa, in questa impostazione, facilitare l’incontro tra cittadini e professionisti e consolidare il legame tra assistenza e territorio.

Brancaleoni ha quindi richiamato due obiettivi che guidano questa organizzazione: "accessibilità e riconoscibilità". Un’indicazione che riguarda tanto la presenza delle strutture nei principali punti della rete territoriale quanto la necessità di far conoscere le opportunità disponibili, affinché i consultori possano continuare a svolgere la propria funzione di prevenzione e accompagnamento.

Consultori e giovani, il progetto dell’Usl Umbria 1 nelle scuole

Tra gli aspetti evidenziati nel corso dell’iniziativa c’è il lavoro rivolto alle nuove generazioni. Da due anni, gli studenti delle scuole del territorio sono coinvolti in un progetto regionale dell’Usl Umbria 1 che promuove attività informative e occasioni di ascolto, rivolte sia agli alunni sia al personale docente. La partecipazione delle studentesse e degli studenti delle scuole superiori di Città di Castello al convegno inaugurale si inserisce in questo percorso.

Il confronto tra servizi sanitari, istituzioni e mondo scolastico è infatti uno degli strumenti attraverso cui avvicinare i giovani alle opportunità di prevenzione e favorire una maggiore consapevolezza sui temi della salute e del benessere.

Nel corso degli interventi, Nadia Cherli, responsabile dell’Area ginecologica territoriale dell’Altotevere, ha affrontato il tema della prevenzione del disagio giovanile e dei comportamenti a rischio. Monia Tanci ha illustrato le attività di promozione della salute realizzate in collaborazione con le scuole, soffermandosi anche sulla peer education, un metodo che coinvolge direttamente gli studenti nella condivisione di informazioni e comportamenti consapevoli tra coetanei.

Daniela Berrettoni ha presentato i servizi consultoriali disponibili sul territorio, richiamando la possibilità di accedervi gratuitamente e senza necessità di passare attraverso percorsi complessi. Cristina Grilli, referente delle Politiche giovanili dei Comuni della Zona sociale 1, ha invece illustrato le iniziative rivolte ai ragazzi e le attività dedicate alla genitorialità consapevole.

Il rapporto con le scuole rappresenta un ambito importante per intercettare i bisogni prima che si traducano in situazioni di maggiore difficoltà. Informazione, prevenzione e ascolto permettono di costruire un collegamento tra i giovani e i servizi, contribuendo a rendere questi ultimi più vicini alle esperienze e alle necessità delle nuove generazioni.

Dalla storia dei consultori alle sfide future, la mostra resta aperta fino al 29 ottobre

Le conclusioni del convegno sono state affidate a Cristina Gatti e Dorotea Verducci dell’Udi Perugia, curatrici materiali della mostra. Nel ripercorrere il cammino compiuto dal movimento delle donne per la conquista dei diritti civili, hanno richiamato il valore della partecipazione delle giovani generazioni, presente anche nel pubblico dell’iniziativa tifernate.

Il percorso espositivo si propone di tenere insieme due dimensioni: la memoria di una storia che ha contribuito a trasformare la società umbra e l’attenzione alle risposte che i consultori sono chiamati a garantire oggi. La collaborazione tra associazioni, istituzioni, organizzazioni sindacali e servizi sanitari costituisce uno degli elementi dell’iniziativa, che punta a valorizzare il patrimonio di esperienze maturato nei territori.

A Città di Castello, l’integrazione con i dati e le attività dell’Usl Umbria 1 consente di osservare più da vicino come questa eredità si traduca nell’organizzazione quotidiana dell’assistenza. L’attenzione all’accessibilità, alla prevenzione e al rapporto con le scuole indica alcune delle direttrici lungo le quali prosegue il lavoro dei servizi territoriali.

La mostra I 50 anni dei consultori in Umbria – Radici profonde e sguardo al domani è visitabile alla Biblioteca comunale Carducci fino a giovedì 29 ottobre, negli orari di apertura della struttura. Dopo le tappe di Perugia, Spoleto e Città di Castello, l’esposizione proseguirà il suo percorso nei territori regionali, arricchendosi progressivamente con materiali e testimonianze legati alle esperienze locali.

Cinquant’anni dopo le prime esperienze, il tema resta quello di rendere i consultori luoghi conosciuti e accessibili, capaci di accompagnare le persone e rispondere ai bisogni della comunità. Una storia che la mostra restituisce attraverso la memoria delle conquiste passate, ma che continua a interrogare il presente, a partire dal rapporto tra servizi, territorio e nuove generazioni.

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