06 Sep, 2026 - 14:29

Sicurezza stradale, è allarme in Umbria: 38 vittime in otto mesi, la Regione riattiva gli strumenti della legge 8/2014

Sicurezza stradale, è allarme in Umbria: 38 vittime in otto mesi, la Regione riattiva gli strumenti della legge 8/2014

Trentotto vittime nei primi otto mesi del 2026, contro le 19 registrate nello stesso periodo dello scorso anno. È il dato che la Regione Umbria mette al centro della nuova iniziativa sulla sicurezza stradale, annunciata dalla presidente della Giunta Stefania Proietti dopo una lunga sequenza di incidenti mortali che ha riportato il tema al centro dell’agenda politica regionale.

Un bilancio che, secondo i numeri richiamati dalla presidente, non rappresenta soltanto un peggioramento statistico, ma l'indicatore di un'emergenza sulla quale la Regione intende intervenire attraverso un programma organico. L'obiettivo dichiarato è rimettere in funzione strumenti già previsti dalla legislazione regionale e costruire una rete stabile tra istituzioni, gestori delle strade, forze dell'ordine, scuole, associazioni e famiglie delle vittime.

"Sulle strade si continua a morire. Come Regione Umbria saremo i promotori di una 'buona battaglia', ci faremo responsabili di redigere e coordinare un programma regionale interistituzionale per il monitoraggio e la riduzione del rischio, coinvolgendo scuole, parti sociali e tutta la comunità regionale, affinché la prevenzione possa evitare ulteriori drammi e lenire, anche se solo un poco, le ferite impossibili da rimarginare dei familiari delle vittime. A loro ci stringiamo, ancora più forte dopo aver salutato Samuele e Leonardo. Per loro, e per tutte le altre vittime della strada, non ci fermeremo": lo scrive la presidente della giunta regionale, Stefania Proietti, in un intervento a sua firma pubblicato oggi dal Corriere dell'Umbria.

Il dato che fa scattare l’allarme

È soprattutto il confronto con il 2025 a rendere evidente la dimensione dell'emergenza. "Il bilancio degli incidenti stradali mortali in Umbria nel 2026 - sottolinea Stefania Proietti - ha registrato una drammatica impennata: nei primi otto mesi si contano già 38 vittime, una cifra che raddoppia i 19 decessi registrati nello stesso periodo dell'anno precedente".

Il dato arriva in una fase nella quale la sicurezza delle strade umbre è tornata al centro del dibattito anche per la successione di incidenti mortali avvenuti negli ultimi mesi.

Tra i casi più recenti ricordati dalla presidente c'è quello di Samuele Morettini e Leonardo Bertino, due ragazzi morti a seguito di un grave incidente lungo la strada Marscianese, nella zona di Sant'Enea. È anche nel ricordo delle vittime che Proietti colloca la scelta di intervenire con un programma regionale strutturato, nel tentativo di spostare il baricentro della discussione dall'emergenza successiva agli incidenti alla prevenzione del rischio prima che l'incidente avvenga.

Una legge del 2014 rimasta in parte inattuata

Il punto di partenza individuato dalla Regione non è però una nuova legge. È una normativa regionale già esistente.

"La Regione Umbria nel 2014 si era dotata di una legge, la n. 8 del 17 aprile 2014 'Disposizioni per la sicurezza stradale', allo scopo di dettare disposizioni per il miglioramento della sicurezza stradale e la riduzione delle vittime di incidenti stradali conformando a questa finalità le misure relative alla mobilità. La legge - ricorda, fra l'altro, la presidente - prevedeva l'istituzione di un Centro regionale umbro di monitoraggio della sicurezza stradale (Crums) e azioni, misure e interventi per il miglioramento attraverso un Piano regionale della sicurezza stradale, Prss. Ed ancora era prevista una Consulta regionale sulla sicurezza stradale. La Consulta non è stata più ricostituita dal 2019. La legge prevedeva anche un fondo regionale per il monitoraggio, per l'assistenza alle vittime di incidenti stradali e per le iniziative di prevenzione e sensibilizzazione, fondo stanziato solo nel 2014 e mai effettivamente utilizzato. Questa amministrazione e io personalmente come presidente della Regione Umbria dichiariamo guerra alle stragi di vittime sulle strade. Come Regione Umbria abbiamo iniziato questo percorso con il primo Piano strade regionale dotando, tra i primi provvedimenti adottati, le due Province di oltre 18 milioni di euro per la sicurezza stradale. La nostra amministrazione inoltre ha stabilito un piano di opere pubbliche di intervento diretto per ridurre la pericolosità stradale su tratti di strade regionali che sono stati oggetto di tragici incidenti".

Il riferimento alla legge 8/2014 è centrale perché consente alla Regione di impostare l'intervento non come una campagna straordinaria legata al momento, ma come la ripresa di una programmazione già delineata sul piano normativo.

La stessa legge, infatti, aveva individuato nella riduzione degli incidenti e nell'aumento della mobilità sicura e sostenibile obiettivi da perseguire attraverso interventi coordinati e una collaborazione più strutturata tra i diversi soggetti competenti.

Dalla Consulta alle Province: una rete più larga

La prima novità annunciata riguarda proprio la Consulta regionale sulla sicurezza stradale, che dovrà tornare a essere uno strumento operativo di confronto.

"La nostra amministrazione regionale - annuncia la presidente - potenzierà e attiverà immediatamente tutti gli strumenti previsti dalla legge regionale 8/2014. Come primo atto introdurremo nella Consulta istituzioni e soggetti che non sono finora mai stati coinvolti: le Province di Perugia e di Terni, che gestiscono tutta la rete stradale regionale, e alle quali sono state assegnate da noi risorse ingenti proprio per aumentare la sicurezza stradale; i rappresentanti delle polizie provinciali municipali e locali, che unitamente alle forze dell'ordine e di polizia si trovano a refertare molti incidenti stradali; l'Anas, che gestisce le strade statali, rete particolarmente estesa in Umbria, che spesso attraversa anche tratti urbani, e purtroppo - come statisticamente verificato - con tratti in cui si verificano incidenti tragici anche in maniera ricorrente, segno evidente di una concausalità sulla quale il Governo deve immediatamente intervenire; Autostrade per l'Italia che gestisce l'unico tratto autostradale in Umbria, a Fabro, tristemente noto anch'esso per la frequenza di incidenti. E alla consulta dovranno partecipare anche i rappresentanti delle associazioni e dei familiari delle vittime".

La composizione annunciata punta quindi a superare una delle principali difficoltà quando si parla di sicurezza stradale: la frammentazione delle competenze. Le strade umbre appartengono infatti a sistemi differenti e sono gestite da soggetti diversi. Una strategia regionale, per essere efficace, deve necessariamente tenere insieme rete regionale, provinciale e comunale, strade statali e tratto autostradale, oltre ai diversi livelli di controllo e prevenzione.

Il Piano regionale della sicurezza stradale

Il secondo asse riguarda la costruzione del Piano regionale della sicurezza stradale, previsto dalla legge del 2014 ma mai definito in forma organica.

La "'buona battaglia' che la Regione Umbria ha deciso di intraprendere come mai prima d'ora diventerà centrale nelle politiche regionali dei prossimi anni, anche attraverso l'adeguata dotazione finanziaria. Con il Piano strade regionale avevamo già iniziato a lavorare al Piano regionale della sicurezza stradale Prss, delineato dalla legge regionale 8 del 2014 e mai affrontato né definito: all'Umbria occorre un piano organico della sicurezza stradale che individui chiaramente indirizzi, misure ed interventi volti a migliorare la sicurezza stradale con azioni di indirizzo e coordinamento riguardanti progetti eseguiti dalla Regione, da enti locali e soggetti proprietari e gestori delle strade e gestori del trasporto regionale. Perché ogni misura che incentiva l'uso dei mezzi pubblici riduce oggettivamente il rischio sulle strade".

Il passaggio è rilevante perché introduce una visione che non si limita alla manutenzione delle carreggiate o alla repressione delle violazioni. La sicurezza viene infatti collegata alla politica della mobilità nel suo complesso: infrastrutture, trasporto pubblico, organizzazione degli spostamenti e riduzione della dipendenza dal mezzo privato diventano elementi della stessa strategia.

Il Crums: dai dati alle decisioni

Un altro punto della strategia riguarda il Centro regionale umbro di monitoraggio della sicurezza stradale, Crums. Secondo quanto ricostruito dalla Regione, il centro era stato previsto e istituito, ma non è mai entrato pienamente in funzione. La sua riattivazione dovrebbe consentire di disporre di una struttura dedicata alla raccolta e all'analisi dei dati, alla predisposizione dei rapporti e al coordinamento delle informazioni necessarie per individuare le situazioni di maggiore rischio.

"Costituiremo immediatamente il Centro regionale umbro di monitoraggio della sicurezza stradale Crums - che pur essendo stato istituito nel 2012, non è mai stato effettivamente attivato - presso la struttura della giunta competente, che sarà sotto la mia costante supervisione come presidente: il Centro regionale umbro di monitoraggio della sicurezza stradale avrà il compito elaborare i dati, predisporre rapporti (art. 6 Lr 8/14) e forme di collaborazione utili alle azioni concrete degli enti, che non possono più aspettare. Inizieremo subito con campagne di formazione e prevenzione, coinvolgendo le scuole e altre organizzazioni per la formazione e l'aggregazione dei giovani, mettendo in campo ogni possibile azione di formazione e prevenzione per la mobilità sicura. E continueremo ad investire nel trasporti pubblico locale, in una regione come la nostra in cui troppo alto è il ricorso al mezzo privato a causa di una carenza atavica e strutturale di investimenti in infrastrutture sicure e in servizi di trasporto pubblico capillari. Al Governo chiediamo di fare la sua parte. Non solo rispondendo direttamente per le strade statali, dove più volte abbiamo scritto (direttamente al ministero Infrastrutture e Trasporti) e sollecitato Anas per tratti di particolare pericolosità, come la Pian d'Assino, ricevendo però solo dinieghi. Ma anche rispristinando contributi statali pluriennali da destinare agli Enti locali così come nel Piano nazionale per la sicurezza stradale di cui al Decreto Interministeriale 800/2009 che si è esaurito nel 2015".

Il centro, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe dunque diventare uno strumento di supporto alle decisioni: non soltanto raccogliere dati sugli incidenti già avvenuti, ma individuare ricorrenze, criticità e priorità di intervento.

Le strade più pericolose e il nodo delle competenze

È proprio su questo terreno che si inserisce il richiamo ad Anas e alle strade statali umbre. La presidente cita esplicitamente la Pian d'Assino, una delle arterie sulle quali la Regione afferma di avere già sollecitato interventi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ad Anas.

La questione investe quindi anche il rapporto tra competenze regionali e responsabilità dei diversi gestori. La Regione può intervenire direttamente sulla propria rete e sostenere Province ed enti locali, ma una parte rilevante della viabilità umbra rimane affidata ad altri soggetti.

Lo stesso vale per il tratto dell'autostrada A1 compreso nel territorio regionale, in corrispondenza di Fabro, richiamato da Proietti nell'elenco delle infrastrutture sulle quali la nuova Consulta dovrà concentrare attenzione e confronto. Il messaggio politico della Regione è dunque chiaro: la sicurezza stradale non può essere affrontata per compartimenti separati.

La prevenzione parte dalle scuole

Accanto agli interventi infrastrutturali, la nuova strategia punta poi sulla formazione. La Regione annuncia campagne rivolte alle scuole e alle organizzazioni impegnate nella formazione e nell'aggregazione dei giovani, con l'obiettivo di intervenire sui comportamenti prima che possano trasformarsi in fattori di rischio. È un passaggio che amplia la prospettiva: la sicurezza non viene considerata soltanto come questione di asfalto, segnaletica, manutenzione o controlli, ma anche come tema culturale.

Educazione stradale, consapevolezza dei rischi, rispetto delle regole, rapporto con la velocità e utilizzo responsabile dei mezzi diventano quindi parte della stessa politica pubblica. Su questo fronte l'Umbria aveva già sperimentato negli anni passati iniziative interistituzionali dedicate alla sicurezza e alla mobilità, mentre la legge regionale del 2014 aveva previsto specificamente azioni di formazione e sensibilizzazione.

Il trasporto pubblico come strumento di sicurezza

Nel disegno delineato dalla presidente c'è poi un altro elemento che potrebbe sembrare estraneo al tema degli incidenti stradali, ma che viene invece inserito esplicitamente nella strategia: il trasporto pubblico locale. 

L'obiettivo è ridurre, dove possibile, il ricorso obbligato all'automobile privata, soprattutto in un territorio caratterizzato da una forte dispersione insediativa e da collegamenti che rendono spesso necessario utilizzare il mezzo proprio.

La politica della sicurezza stradale viene così collegata alla politica dei trasporti. Più servizi pubblici, secondo l'impostazione della Regione, significano anche meno spostamenti individuali in automobile e, di conseguenza, una potenziale riduzione dell'esposizione complessiva al rischio.

È una lettura che porta il tema fuori dalla sola emergenza degli incidenti mortali e lo inserisce nella programmazione generale della mobilità regionale.

Il ruolo delle vittime e delle loro famiglie

Tra gli elementi più significativi del nuovo assetto annunciato c'è infine la scelta di includere nella Consulta anche associazioni e familiari delle vittime.

Il loro coinvolgimento non avrebbe soltanto un valore simbolico. Le famiglie sono infatti portatrici di una conoscenza diretta delle conseguenze degli incidenti e possono contribuire a riportare nelle politiche pubbliche l'esperienza concreta di chi ha vissuto una perdita.

La sicurezza stradale, in questo senso, non viene presentata esclusivamente come una questione tecnica. Dietro ogni dato, ogni statistica e ogni intervento infrastrutturale ci sono persone e famiglie. È anche per questo che il riferimento di Proietti a Samuele e Leonardo attraversa l'intervento della presidente come un elemento di memoria ma anche come una dichiarazione di responsabilità politica.

Diciotto milioni alle Province e interventi sulla rete regionale

Sul piano delle risorse, la Regione ricorda di avere già destinato oltre 18 milioni di euro alle Province di Perugia e Terni nell'ambito del primo Piano strade regionale.

A questi finanziamenti si aggiunge il piano di opere pubbliche per intervenire direttamente sui tratti della rete regionale considerati maggiormente pericolosi e già interessati da incidenti gravi.

Il passaggio sarà ora quello di collegare gli interventi infrastrutturali a un quadro generale di monitoraggio e programmazione. È qui che dovrebbe entrare in gioco il nuovo assetto annunciato dalla Regione: i dati raccolti dal Crums, il confronto nella Consulta e gli indirizzi del Piano regionale della sicurezza stradale dovranno consentire di individuare priorità e interventi con maggiore continuità.

Il confronto con il Governo

La partita, però, non riguarda soltanto Palazzo Donini. Una parte significativa della rete viaria umbra è infatti di competenza statale e, per questo, la Regione chiede al Governo un intervento diretto. Nel mirino ci sono soprattutto le strade statali considerate maggiormente problematiche e la disponibilità di risorse pluriennali per gli enti locali.

La richiesta di ripristinare contributi statali destinati alla sicurezza stradale richiama inoltre una stagione di finanziamenti prevista dal Piano nazionale per la sicurezza stradale, collegato al Decreto interministeriale 800/2009 e indicato dalla presidente come uno strumento esauritosi nel 2015. La questione finanziaria diventa quindi parte integrante della nuova strategia: senza risorse, il monitoraggio rischia di rimanere analisi e la programmazione di trasformarsi in un elenco di priorità senza la possibilità di tradurle in opere.

Una sfida che parte dai numeri ma guarda alla programmazione

La novità annunciata dalla Regione sta soprattutto nel tentativo di cambiare approccio.

Il dato delle 38 vittime nei primi otto mesi dell'anno rappresenta il punto di partenza, ma l'obiettivo dichiarato è costruire una politica permanente della sicurezza stradale, fondata sulla conoscenza dei dati, sulla prevenzione, sulla formazione, sugli interventi infrastrutturali e sulla collaborazione tra istituzioni.

La sfida sarà ora trasformare gli annunci in strumenti effettivamente operativi: ricostituire la Consulta, attivare il Crums, definire il Piano regionale della sicurezza stradale, finanziare gli interventi e costruire un coordinamento stabile con i diversi gestori della rete.

Non è un passaggio secondario. Perché proprio la storia degli strumenti previsti dalla legge del 2014 dimostra che l'esistenza di una norma non è sufficiente se strutture, risorse e organismi non vengono mantenuti realmente operativi.

L'Umbria prova quindi a ripartire da ciò che già esiste, ma con l'ambizione dichiarata di costruire una strategia più ampia.

E la formula scelta da Proietti, quella della “buona battaglia”, assume in questo quadro un significato preciso: non una campagna destinata a esaurirsi dopo l'ennesimo incidente, ma un intervento che la Regione vuole trasformare in una delle politiche strutturali dei prossimi anni.

Il risultato, però, sarà misurabile soprattutto sul terreno più difficile: quello delle vite risparmiate. Perché dietro il dimezzamento o il raddoppio di una statistica ci sono persone, famiglie e comunità. E il vero obiettivo della nuova strategia regionale sarà fare in modo che quei numeri smettano, finalmente, di crescere.

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