Il cielo di New York si tinge di malinconia per Francesco Passaro, che vede sfumare il sogno del secondo turno agli US Open proprio quando sembrava a un passo dal realizzarsi. Una maratona logorante di 3 ore e 40 minuti, spezzata da due giorni di pioggia, si trasforma in un verdetto spietato: l'olandese Jesper De Jong rimonta e si impone per 2-6, 6-2, 4-6, 6-3, 6-2. C’è tanta amarezza in questa sconfitta, arrivata proprio nel momento in cui il perugino assaporava l'impresa. Il destino, complice il maltempo, ha rimescolato le carte: al rientro in campo nel quarto set, la luce del tennista perugino si è spenta, lasciando spazio alla foga agonistica di De Jong. Passaro ha perso fluidità, fiducia e, infine, il match, scivolando in quel quinto set che per lui sta diventando una dolorosa "abitudine", proprio come accadde lo scorso anno contro Cobolli.
Resta il rimpianto per un'occasione d'oro che scivola via tra le dita. Non bastano a consolare le tre splendide vittorie nelle qualificazioni, specchio di un talento cristallino che meritava un finale diverso. Ora non resta che raccogliere i pezzi, voltare pagina e cercare il riscatto sulla terra rossa del Challenger di Genova, in programma la prossima settimana (7-13 settembre).
Sfumata la vittoria, per Passaro resta l'amaro in bocca per una sconfitta che assume i contorni di una vera e propria maledizione sportiva. L'esito del match ricalca in modo quasi speculare quanto già andato in scena sulla terra rossa del Roland Garros 2025. Anche in quell'occasione, infatti, Jesper de Jong era riuscito a firmare una clamorosa rimonta al quinto set, spezzando i sogni di gloria del giocatore perugino. Questo nuovo passaggio a vuoto a Flushing Meadows priva l'azzurro di un traguardo importante, proprio quando l'obiettivo sembrava ormai a portata di mano. Nonostante la delusione per il verdetto del campo, il bilancio complessivo del torneo non è interamente negativo. Gli US Open hanno infatti riconsegnato al circuito un atleta capace di esprimere un tennis di altissimo spessore tecnico e agonistico. Si tratta di segnali decisamente incoraggianti, soprattutto se contestualizzati all'interno di una stagione finora avara di soddisfazioni e pesantemente condizionata da problemi fisici o cali di forma. Ritrovare fluidità di gioco, tenuta mentale e competitività nel prestigioso palcoscenico di New York rappresenta una solida base di partenza. Il cammino americano dimostra che il peggio è alle spalle e che il ritorno ai massimi livelli è ormai avviato.
Nato nel 1881 come torneo per soli uomini sull'erba di Newport, lo US Open è oggi l'ultimo torneo del Grande Slam della stagione tennistica. Nel 1915 l'evento si è trasferito a Forest Hills, New York, aprendosi progressivamente a tutte le categorie, fino alla svolta storica del 1968: l'inizio dell'Era Open, che ha permesso la partecipazione unificata di tennisti professionisti e dilettanti.Il torneo vanta il primato dell'innovazione tecnologica e sociale. Nel 1973 è stato il primo Slam a garantire il pari montepremi economico tra uomini e donne. Nel 1975 ha introdotto la terra verde (Har-Tru) e i rivoluzionari incontri in sessione notturna sotto i riflettori. Nel 1978 si è spostato nell'attuale sede di Flushing Meadows, adottando il cemento (DecoTurf, poi Laykold dal 2020), superficie che esalta la rapidità e la potenza dei colpi. Su questi campi sono nate le leggende di Jimmy Connors, Pete Sampras e Roger Federer (record storici di 5 titoli nell'Era Open), e i trionfi iconici di Chris Evert e Serena Williams (6 titoli a testa). Oggi l'Arthur Ashe Stadium, lo stadio di tennis più capiente del mondo dotato di tetto retrattile, incarna lo spirito spettacolare, caotico ed elettrizzante del tennis moderno.