La pressione del risultato, la necessità di affinare in fretta l'amalgama e la spinta per il debutto casalingo. Ternana-Follonica Gavorrano, parla il mister rossoverde Andrea Lisuzzo. La presentazione del match passa dall'analisi lucida di un cantiere ancora aperto ma già obbligato a produrre punti. Dal nuovo quartier generale di Gabelletta, il tecnico della Ternana traccia la rotta, allontanando gli alibi legati alle tempistiche del mercato e chiedendo ai suoi maggiore malizia agonistica. Contro i toscani servirà una squadra verticale e attenta, capace di archiviare le scorie della trasferta di Prato e di imporre il proprio gioco.
Mister Lisuzzo, innanzitutto come procede il lavoro nel nuovo impianto di Gabelletta? “Siamo contentissimi di aver trovato una casa. È stata una piacevole sorpresa venire qui, grazie anche alla dirigenza che si è adoperata per trovare un posto dove stare tranquilli e lavorare. Non è da tutti. Poco alla volta la personalizzeremo”.
Domani c'è l'esordio in casa. Che partita si aspetta e come gestisce il gruppo l'imperativo dei tre punti? “Lavoriamo per vincere. Ci sono posti dove tu puoi lavorare per vincere in maniera più tranquilla e altri con più pressione. Da questo punto di vista è normale che ci sia. La dobbiamo solo gestire. Ho sempre ripetuto che le pressioni sono le mie e non dei ragazzi, loro devono sentirsi liberi di esprimersi. Noi dobbiamo lavorare, oltre che per vincere, per omogeneizzare il gruppo. Tempo non ce n'è. Dobbiamo vincere, questo è l'obbligo. Si vince anche non pensandoci ma giocando con spensieratezza. La prestazione dovrà portarci al risultato”.
Rispetto alla trasferta di Prato, che tipo di avversario è il Follonica Gavorrano? “Il Follonica Gavorrano ha un allenatore molto bravo, vengono da una vittoria e giocano con serenità. Conosciamo la loro forza ma sappiamo come affrontarli. Hanno giocatori importanti, anche qualcuno fuori. È una squadra che gioca, è creativa e fa tanto possesso. Loro con le loro armi, noi con le nostre. Rispetto a Prato, il fattore negativo deve essere d'insegnamento, quello positivo d'incoraggiamento. Sapevamo di scontrarci con una realtà importante e se dopo 35 giorni avessimo pensato di andare a Prato a dettare legge avremmo sbagliato”.

Ci sono novità sulle condizioni di Stefano Pettinari? Sarà della partita?
“Sta bene, siamo contenti. Questa settimana ha intensificato il lavoro per entrare nel gruppo. Ha fatto il percorso di Falletti la settimana scorsa. A differenza di Cesar, i tempi di inserimento saranno gestiti in maniera diversa, trattandosi di un periodo di inattività più lungo. Già domenica scorsa è venuto con noi. Per domani è convocabile? Sì”.
Come sta invece Di Gaetani e chi scenderà sicuramente in campo?
“Di Gaetani ha accusato un problema all'adduttore. Oggi stava già bene ma, essendo prossimi alla partita, abbiamo preferito farlo lavorare serenamente. Sicuramente giocheranno Meola, Biondini e Bruti. L'unico che sta male è Zaffalon, oltre a Di Gaetani che sta recuperando. Per quanto riguarda il portiere, Novelli è un'alternativa che ci teniamo dentro. Ho grande stima in Tommaso, ci ha dato garanzie, ma non è detto che la scelta diventi una strategia per mettere un over in più in mezzo al campo”.
Quando pensa che la rosa raggiungerà la sua fisionomia completa e definitiva?
“Ho sempre fiducia nei direttori Mangiarano e Mammarella. La squadra di oggi è frutto di un lavoro equilibrato. Oggi siamo 30 ragazzi e dobbiamo decidere chi far rimanere, nel rispetto delle famiglie. Siamo in fase embrionale. Mancano solo poche variazioni, siamo al 99,9%. Oggi partire in ritardo non è il problema, il problema è stato omogeneizzare un gruppo non ancora al 100%. Ad esempio, Saber e Proietti o Bonacchi e Danese non hanno mai giocato insieme. I giocatori che arrivano si devono adattare velocemente. Tempo non ce n'è, devono fare in fretta loro”.

A Prato avete faticato ad arrivare in porta. C'è chi dice che in queste categorie si debba giocare meno a calcio e più "a pallonate". Qual è la sua idea?
“Ci siamo arrivati poco contro il Prato perché ce lo hanno impedito e perché non abbiamo avuto la forza di lavorare contro i loro difensori. A volte non è che non vuoi andarci, ma sono gli avversari a non permettertelo. Noi vogliamo andare in porta attaccando la profondità. Il Prato non mi è sembrato che abbia giocato a pallonate, così come la Lucchese o il Siena l'anno scorso. Il Gavorrano stesso gioca molto a calcio. Oggi si gioca molto di più palla a terra in D e in C, e lo avete visto qui con mister Ignazio Abate. L'intelligenza sta nell'applicare i principi in base all'avversario e al campo. Io sono molto più verticale di tanti altri miei colleghi, ma non voglio che i difensori si deresponsabilizzino buttando via la palla alla cieca”.
Si è parlato molto della costruzione dal basso in occasione del gol del Prato e di una gestione dei cartellini rivedibile. Che analisi fa a mente fredda?
“Noi eravamo in costruzione dal basso con il portiere che cercava l'uomo libero, ma va detto che sul gol del Prato c'era un fallo su Meola. Mi verrebbe da dire: se imposto dal basso prendo gol, se calcio lungo prendo gol. C'era anche un fallo da tergo in transizione di Lattarulo su Ballabile, con Lattarulo già ammonito, che non è stato sanzionato. L'arbitraggio è un fattore, il campo è un fattore, ma è anche un fattore che noi dobbiamo svegliarci e dare qualche spallata in più. Questo sì, me lo aspetto da tutti. Se dobbiamo adeguarci, dobbiamo essere pronti a farlo, migliorando anche la comunicazione in campo tra i ragazzi”.