Seconda gara consecutiva a porta inviolata per la Ternana. Ma a Scandicci è stato anche un match cheripropone con forza il nodo dell'incisività negli ultimi venti metri, dove un marcato predominio territoriale non ha saputo tramutarsi nelle occasioni necessarie per scardinare la difesa toscana. Fabrizio Danese, perno centrale del reparto arretrato rossoverde, rimarca i progressi maturati sul fronte dell'approccio e della cattiveria agonistica senza concedersi scorciatoie: la squadra deve alzare i ritmi e la qualità negli ultimi sedici metri per chiudere le partite. Sulla sponda opposta, l'ex difensore rossoverde Mirko Taccola, oggi alla guida dello Scandicci, elogia l'applicazione e l'ardore tattico dei suoi ragazzi, riconoscendo al contempo a una Ternana strutturata e fisica una crescente maturità nell'adattarsi ai canovacci ruvidi della Serie D, pur mantenendo la doverosa prudenza sul contatto in area ai danni di César Falletti che avrebbe potuto cambiare la storia del match.

Il percorso di adattamento a una categoria che non concede sconti sul piano del dinamismo passa inevitabilmente attraverso l'accettazione del duello fisico e della concentrazione prolungata. Al cospetto di una formazione ben disposta e aggressiva, la Ternana ha controllato il baricentro del match per ampi tratti della gara, stabilendosi con insistenza nella metà campo avversaria, ma ha difettato di precisione al momento di rifinire l'azione. Fabrizio Danese inquadra la prova partendo dai doveri basilari del gruppo: “Concordo soprattutto sul fatto dell'attitudine: abbiamo cambiato in queste ultime due partite, soprattutto la mentalità, l'aggressività, perché vediamo che è una categoria tosta, difficile e gli episodi delle volte possono andare a favore e a sfavore, quindi prima bisogna mettere questo, cattiveria agonistica e poi far sì che crescano le nostre qualità”.
La consapevolezza di aver lasciato sul terreno punti preziosi per la rincorsa ai vertici del girone non cancella la necessità di salvaguardare i progressi strutturali: “Oggi purtroppo è andata così, nel senso ovviamente c'è rammarico sempre di non portare a casa la vittoria, però dobbiamo far sì di vedere il bicchiere mezzo pieno per forza, perché sennò dove andiamo? Non mi piace parlare dell'arbitro, ma è la realtà, non posso non farlo. La realtà è che c'era un rigore solare per noi. Mi fa strano che non l'abbia visto il guardalinee. Però niente, zero scuse, continuiamo a domenica, c'è un'altra partita importante che ci aspetta, dobbiamo prendere i punti in casa nostra”.
La tenuta difensiva resta l'architrave su cui poggiano le certezze attuali della formazione di Andrea Lisuzzo. Concedere il minimo indispensabile quando si spinge a pieno organico è un prerequisito fondamentale, come chiarisce lo stesso Danese: “Alla fine quando stai, non so quanto è stato di preciso, però circa il 70% del tempo dentro al campo dell'avversario, può capitare di concedere una o magari due occasioni. Quello che dobbiamo fare è continuare a migliorare sotto questo punto di vista e cercare prima a partire dalla difesa di essere solidi e non incassare i gol e poi cercare di creare un po' più scompiglio lì davanti”.

La coesione tra gli interpreti arretrati si sta consolidando di settimana in settimana, elemento che lascia intravedere basi solide su cui edificare le manovre offensive: “Ma sì, quello sicuro, comunque sia ho la fortuna di avere i miei compagni di reparto come Cristian Bonacchi, Davide De Marino e chi è fuori, come Nicola Rolla, anche Barbini può giocare lì, insomma tutti i ragazzi che hanno voglia. Te la fanno facile in campo perché ti ascoltano e ovviamente giocando sempre insieme piano piano cresce l'affinità e speriamo che sia l'inizio di tanti clean sheets perché comunque sia è una cosa importante e poi cercare di cercare quello spunto in più magari lì davanti, a partire ovviamente da noi, cercare di fare sempre meglio”. Nessun alibi, dunque, per la mancanza di conclusioni a rete: “Sì, poi zero scuse, sappiamo che dobbiamo fare di più, a prescindere di sì, puoi dire il campo è difficile, quello che vuoi, però sappiamo che dobbiamo fare di più”.
Dalla panchina di casa, Mirko Taccola osserva l'evoluzione della compagine umbra con la lucidità del tecnico avversario e la memoria del passato a Terni: “Il mio ritorno nel 2006/07, quello preferirei un po' cancellarlo. Mi ricordo l'89-90, preferisco ricordare quell'anno. Sicuramente sì”. L'allenatore toscano coglie una metamorfosi tangibile rispetto alle prime uscite stagionali della Ternana: “Direi che oggi si è calata molto nello spirito della Serie D, io devo dire la sincera verità, ho grande stima di Andrea Lisuzzo, persona seria, allenatore capace, sono sicuro che troverà la quadra e farà bene quest'anno. Però la squadra che ho visto contro il Tau non era la squadra di oggi per intensità, per presenza fisica. Oggi ho visto una Ternana in grande crescita, anche dal punto di vista fisico. A tratti è stata arrembante, dava sempre l'impressione di poter essere decisiva e pericolosa. E poi è una squadra solida anche soprattutto dietro, con calciatori molto imponenti, cioè giocatori con una grande fisicità che la sanno usare molto bene. Credo che oggi, da questo punto di vista, sia voi che la società, che l'allenatore dobbiate essere soddisfatti di quello che ha fatto la squadra in termini di approccio e gestione della partita, dal punto di vista emotivo e caratteriale”.

Sull'episodio contestato del presunto fallo su César Falletti, il tecnico dello Scandicci predica serenità: “Presumevo che qualcuno ci sarebbe arrivato. Io ti dico la verità, se me lo fate vedere do un giudizio perché non ho vergogna a dire se è rigore o no. Non l'ho visto in diretta, non l'ho ancora rivisto dalle immagini, quindi non sono in grado di giudicarlo, però devo dire che l'arbitro era molto vicino, era proprio molto vicino. Ha giudicato così, come probabilmente domenica contro il Tau ha giudicato così. A volte gli arbitraggi ti vengono a favore, a volte ti vengono contro, anche questo fa parte del calcio, non della categoria, perché questo succede, veramente sopra succede di meno, perché magari certe cose le possono rivedere e mettere a posto. Però in questa categoria qui bisogna sapere anche pazientare da questo punto di vista. Spesso ti tolgono, spesso ti danno, però ripeto, non l'ho rivisto, quindi non voglio dare giudizi che non sono in grado di dare, ma non ho paura a dire quando lo rivedrò se è rigore o no. Non lo so, se mi scrivete su Facebook vi dico, era rigore”.
L'analisi dell'allenatore si sposta poi sulla condotta del direttore di gara e sui limiti evidenziati dai rossoverdi al momento di concretizzare la mole di gioco: “Non voglio stare a giudicare la prestazione, però ha cambiato la metodologia secondo me tra il primo e il secondo tempo. Il primo tempo ha fatto giocare tantissimo, non fischiava mai, il secondo tempo invece ha usato un pochino più il fischietto. Cosa è mancato alla Ternana? L'incisività finale nel senso arrivi lì ai 20 metri e magari un po' per bravura nostra, un po' magari per demerito loro non riesci a chiudere l'azione, poi diventa anche complicato”.

In chiusura, Taccola ribadisce la filosofia che deve animare le formazioni chiamate a misurarsi contro compagini dal blasone superiore come Siena, Lucchese, Prato e la stessa Ternana: “Credo che questo valga per tutti. Hai coraggio, hai pericolosità, tieni la linea alta, tieni gli attaccanti lontani dall'area. Il coraggio è importante, io ci lavoro tanto con questi ragazzi su queste tematiche perché siamo una squadra molto umile, una squadra molto umile e certi presupposti per noi devono diventare come il catechismo per i bambini prima della comunione. Non possiamo prescindere da certe cose noi, non abbiamo la qualità della Ternana, non abbiamo la qualità di altre squadre, abbiamo altre qualità che è giusto esaltare, qualità che poi fanno parte anche della mia proposizione di calcio, che è un calcio comunque caratteriale, è un calcio intenso e sono contento che vedo che la mia squadra da quel punto di vista risponde e quando tu lanci degli input, tracci la strada e vedi che la tua squadra la segue, questo è il premio che gratifica l'allenatore”.