19 Sep, 2026 - 20:00

Vannacci a Orvieto, presidio antifascista e libertà di parola: il confine tra protesta e diritto al confronto

Vannacci a Orvieto, presidio antifascista e libertà di parola: il confine tra protesta e diritto al confronto

Contestare un uomo politico, criticare le sue idee e manifestare pubblicamente contro di lui rientra pienamente nel gioco democratico.

Ma quando alla critica si accompagna l’invito rivolto a un esponente politico a non presentarsi in una città, si apre inevitabilmente una questione più delicata: quale spazio deve avere, in democrazia, la parola dell’avversario?

È uno degli interrogativi sollevati dal presidio organizzato per domenica 20 settembre a Orvieto, in concomitanza con la giornata conclusiva del forum “Orvieto ’26”, al quale partecipano Roberto Vannacci e Gianni Alemanno.

La manifestazione, promossa dalla sezione orvietana dell’Anpi insieme ad Articolo 21, Spi Cgil e Rose Rosse d’Europa, è stata definita dagli organizzatori «democratica e antifascista». Si svolgerà dalle 10 alle 13 in piazza Gualterio, a distanza dal Palazzo del Capitano del Popolo, sede del convegno, e prevede interventi pubblici, microfono aperto e volantinaggio.

“Generale, resti dietro la collina”

A fare discutere è soprattutto la comunicazione scelta per il presidio.

Nella locandina Vannacci compare capovolto e viene accompagnato dalla frase: «Generale, questa non è la sua trincea. Quindi, per favore, resti dietro la collina». I promotori spiegano l’iniziativa con la volontà di opporsi a quella che definiscono una «deriva fascista e antidemocratica».

È naturalmente legittimo contestare le idee di Vannacci e attribuire alle sue proposte una determinata collocazione politica. Ma proprio qui emerge una possibile contraddizione: la risposta democratica a idee considerate illiberali consiste nel contestarle oppure nel chiedere a chi le sostiene di non parlare in quella città?

Nel caso di Orvieto, va precisato che non risulta annunciato alcun tentativo di impedire lo svolgimento del Forum. Il presidio sarà anzi tenuto a distanza dalla sede dell’incontro per ragioni di sicurezza. Parlare di censura materiale sarebbe quindi, allo stato dei fatti, improprio.

L’articolo 21 vale anche per chi non condividiamo

La Costituzione stabilisce all’articolo 21 che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». È uno dei principi fondamentali della democrazia repubblicana.

Quel “tutti” non distingue tra pensieri graditi e sgraditi, maggioritari o minoritari, progressisti o conservatori. La libertà di espressione assume anzi il suo significato più concreto proprio quando protegge opinioni che suscitano opposizione.

Questo non rende naturalmente qualsiasi affermazione immune dalle leggi: diffamazione, istigazione a delinquere e altre condotte previste dall’ordinamento restano soggette ai rispettivi limiti. Ma la valutazione della liceità di un discorso non può essere sostituita dalla semplice disapprovazione politica.

Ma anche protestare è un diritto costituzionale

Lo stesso ragionamento vale, specularmente, per chi domenica manifesterà contro Vannacci.

L’articolo 17 della Costituzione riconosce infatti ai cittadini il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Il presidio, finché rimane nell’ambito di una contestazione pacifica, rappresenta quindi anch’esso esercizio di una libertà costituzionale.

La questione non può dunque essere ridotta a una contrapposizione tra chi sarebbe “democratico” e chi non lo sarebbe sulla base della sola partecipazione al Forum o alla protesta.

In una democrazia liberale possono svolgersi contemporaneamente un convegno politico e una manifestazione contraria a quel convegno. È proprio la compresenza delle due voci, purché nessuna impedisca all’altra di esprimersi, a rappresentare uno dei meccanismi fondamentali del pluralismo.

Il rischio delle etichette

Il termine “fascista” possiede inoltre un peso storico e politico particolare. Attribuirlo a un avversario contemporaneo costituisce una valutazione politica che dovrebbe essere accompagnata dall’indicazione concreta delle idee o delle proposte che si ritengono incompatibili con i principi democratici, anziché utilizzata come semplice etichetta.

Rifondazione comunista contesta a Futuro Nazionale diverse posizioni in materia di legge Mancino, unioni civili, interruzione volontaria di gravidanza, immigrazione e politiche di genere. Sono temi politici sui quali il confronto può essere netto e anche durissimo.

Ma proprio un confronto duro ha bisogno di parole, argomenti e contraddittorio.

La democrazia si misura anche con le idee sgradite

Il punto, dunque, non è stabilire chi abbia il diritto di parlare: quel diritto appartiene sia a Vannacci e agli organizzatori di “Orvieto ’26”, sia a chi domenica scenderà in piazza per contestarli.

Il confine passa altrove. Finché il presidio rimane pacifico e non ostacola il convegno, esercita una libertà costituzionale. Se invece una contestazione dovesse trasformarsi nel tentativo concreto di impedire all’avversario di esprimersi, entrerebbe in tensione con quello stesso pluralismo che una manifestazione democratica intende difendere.

Orvieto domenica ospiterà quindi due manifestazioni politiche opposte. Il segno di una democrazia funzionante non sarà il silenzio dell’una o dell’altra, ma la possibilità che entrambe possano parlare senza impedirsi reciprocamente di farlo.

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