Dopo oltre 500 milioni di euro di investimenti messi sul tavolo per il rilancio, il futuro produttivo e occupazionale di Arvedi AST rischia di infrangersi contro il muro del caro energia. A lanciare l'allarme è l'amministratore delegato Dimitri Menecali, che denuncia un quadro insostenibile: le acciaierie di Terni, così come il resto della siderurgia italiana, stanno subendo un mercato europeo segnato da forti squilibri, costrette a pagare l’energia molto più dei principali concorrenti. Una distorsione che fa lievitare i costi di produzione e distrugge la competitività. Scaricare questi rincari sui prezzi di vendita, avverte l'azienda, equivarrebbe a spingere i laminati fuori mercato, innescando un inevitabile crollo dei volumi e gravi conseguenze sui livelli occupazionali. La via d'uscita è una sola: attuare subito le misure previste dall’Accordo di programma del 2025, sbloccando l'accesso all'energia della centrale idroelettrica di Galleto a condizioni competitive e garantendo il contributo per l'utilizzo del rottame inossidabile.

Dal 2022, il Gruppo Arvedi ha impresso una forte accelerazione allo stabilimento umbro, anticipando i tempi degli accordi istituzionali attraverso un piano strategico finalizzato a riequilibrare le capacità produttive. L'obiettivo era chiaro: massimizzare la produzione a freddo e abbattere contestualmente l'impatto ambientale. Eppure, questo sforzo si scontra oggi con dinamiche esogene penalizzanti. “Ci troviamo ad operare in un mercato europeo caratterizzato da forti distorsioni concorrenziali e da una sostanziale discriminazione nei confronti dei produttori italiani”, si legge nella nota aziendale, che fa eco alle preoccupazioni dell'amministratore delegato Menecali.
Il nodo nevralgico è il costo di approvvigionamento. Le imprese italiane competono con le mani legate, pagando la loro principale voce di costo molto più di chi produce oltre le Alpi. La posizione dell'azienda su questo punto non ammette fraintendimenti: “Non chiediamo condizioni di favore, ma che un'impresa italiana che compete sul mercato europeo possa acquistare energia a condizioni comparabili con quelle dei propri concorrenti”. Una richiesta di pura equità che, se ignorata, minaccia la continuità degli impianti.

Per disinnescare la crisi, i vertici di Arvedi AST chiedono l'applicazione immediata e senza sconti degli strumenti già individuati per il 2025. Il primo pilastro riguarda l'energia idroelettrica prodotta in Umbria dalla Centrale di Galleto. L'acciaieria ha la necessità strategica di accedere a una quota di questa fornitura a condizioni economiche competitive, che siano realmente allineate agli effettivi costi di generazione dell'impianto e agli impegni sottoscritti.
Il secondo fronte di intervento, vitale per la sostenibilità dei cicli produttivi, è la piena e immediata operatività del contributo per l'utilizzo del rottame inossidabile. Si tratta di interventi che l'azienda definisce letteralmente essenziali. Senza queste contromisure, il divario dei costi costringerà la dirigenza a scelte drastiche. “I danni che stiamo subendo sono tali da mettere concretamente a rischio la continuità produttiva e la sostenibilità economica e occupazionale dell’azienda”, precisa l'azienda, avvertendo che un mercato così penalizzante impatterà pesantemente sull'operatività del sito.

La partita che si gioca nelle acciaierie di Terni travalica i confini regionali. Il polo siderurgico conta oltre 2.550 lavoratori, tra dipendenti diretti e somministrati, a cui si somma la rete vitale di circa 1.000 addetti dell'indotto. Numeri che fanno di Acciai Speciali Terni il cuore pulsante dell'economia umbra e un asset imprescindibile per la manifattura del Paese. La questione energetica, sottolinea l'azienda, riguarda la capacità dell'Italia di mantenere produzioni industriali strategiche, sostenendo al contempo gli investimenti e la transizione ecologica.
Proprio sul fronte della sostenibilità, nonostante il clima di incertezza, i progetti non si sono fermati. L'azienda conferma infatti che gli interventi ambientali sulla nuova rampa scorie e sul landfill mining hanno ottenuto il via libera definitivo. Un traguardo amministrativo raggiunto grazie alla collaborazione fattiva tra la Regione Umbria e il Comune di Terni, che hanno lavorato in sinergia per sbloccare i progetti. Ora, però, senza un riequilibrio dei costi energetici, anche gli sforzi per una siderurgia più verde rischiano di subire una drammatica battuta d'arresto.