03 Sep, 2026 - 14:15

Vertenza Enel in Umbria: i sindacati incalzano la Regione su Terni, Pietrafitta e il piano energetico

Vertenza Enel in Umbria: i sindacati incalzano la Regione su Terni, Pietrafitta e il piano energetico

Un netto cambio di passo sulle strategie industriali di Enel e la stesura di un nuovo piano energetico regionale, aggiornando un documento ormai fermo al 2004. È il nucleo delle richieste che le organizzazioni sindacali hanno messo sul tavolo della Regione Umbria per blindare il futuro del comparto elettrico. Durante un confronto serrato avvenuto lo scorso 28 agosto, Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil hanno incalzato gli assessori regionali allo Sviluppo economico e all'Ambiente, Thomas De Luca e Francesco De Rebotti, su nodi cruciali: la tenuta dei poli di Terni e Pietrafitta, la carenza cronica di organico, la tutela dei livelli occupazionali e il destino dei siti in dismissione.

Il nodo idroelettrico ternano e le Officine

La tensione si concentra innanzitutto sul bacino ternano. I sindacati hanno sollecitato una “verifica puntuale dello stato delle infrastrutture”, guardando con preoccupazione alla prossima scadenza delle concessioni idroelettriche. A questo si aggiunge la necessità impellente di nuove assunzioni, essenziali per colmare lacune d'organico definite non più rimandabili per le reali esigenze degli impianti. Esiste infatti una vertenza territoriale aperta che, nonostante un precedente passaggio formale in Prefettura, non ha ancora trovato una soluzione.

Sotto i riflettori delle parti sociali ci sono anche le Officine di Terni, ritenute un sito fondamentale a livello nazionale per la revisione del grande macchinario di tutti gli impianti italiani. Per sbloccare l'impasse e salvaguardare il patrimonio di competenze, le sigle hanno chiesto l'immediata riattivazione del tavolo tecnico regionale (istituito con Dgr n. 1095/2025), strumento essenziale per governare la sicurezza, l'affidabilità e la produttività degli impianti del territorio.

Il rilancio di Pietrafitta e l'ex centrale di Bastardo

Spostando l'asse sul perugino, il sito produttivo di Pietrafitta emerge come snodo vitale per accompagnare la transizione energetica regionale. Accanto al preesistente impianto a Ciclo Combinato, sta prendendo vita un polo integrato che vanta uno dei più grandi impianti di accumulo di energia a batterie (BESS) d'Italia da 100 Megawatt, a cui si affiancherà un impianto fotovoltaico. Per le organizzazioni sindacali, Enel deve fungere da volano per attrarre nuovi investimenti nell'ampia area industriale disponibile, rendendo fondamentale la gestione del rinnovo delle aste del mercato della capacità (capacity market) per garantire prospettive a lungo termine.

Parallelamente, per il polo industriale dell'ex centrale di Bastardo (Gualdo Cattaneo), la proposta è di sfruttare le opportunità della ZES (Zona Economica Speciale). L'obiettivo è duplice: promuovere un progetto di riqualificazione energetica sostenibile e istituire un polo di formazione nazionale di eccellenza a firma Enel, per compensare la perdita subita dopo la demolizione del vecchio impianto a carbone.

Rete in sofferenza, tavolo congiunto e piano energetico

Il quadro generale delineato dai sindacati è aggravato dalle criticità sulla Rete di Distribuzione, dove un “modello organizzativo anomalo” e la carenza cronica di addetti stanno causando crescenti difficoltà gestionali e disservizi sul territorio umbro. Di fronte a un'azienda che, secondo le sigle, “negli ultimi tempi l'ha vista defilarsi” rispetto alle necessità dell'Umbria, la richiesta alle Istituzioni è perentoria: aprire tavoli congiunti tra parti sociali, politica ed Enel per imporre un adeguato piano di investimenti.

I rappresentanti dei lavoratori - tra cui Fabio Mencarelli, Stefano Ribelli (Filctem-Cgil), Ciro Di Noia (Flaei-Cisl) e Doriana Gramaccioni (Uiltec-Uil) - chiedono infine un coinvolgimento diretto nella stesura del nuovo piano energetico regionale, per sostituire quello fermo all'anno 2004. L'Umbria necessita con urgenza di un programma che sia sostenibile e che garantisca un “equilibrio dinamico tra dimensioni sociali, economiche ed ambientali”.

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