Gara affollata per acquisire il controllo di CariOrvieto, con un gigante del credito che scende in campo per impacchettare anche gli sportelli della piccola banca della città della Rupe. Unicredit ha messo nel mirino la Cassa di Risparmio di Orvieto, come anticipato da Milano Finanza.
La banca guidata da Andrea Orcel punta a rafforzare la propria presenza in Italia, dopo aver già manifestato interesse per Banca del Mezzogiorno. La notizia arriva dopo lo stop alla vendita a Banca del Fucino, con Mediocredito Centrale che ha avviato una nuova procedura competitiva per la quota di maggioranza dell'85,3 percento, valutata poco sopra i 100 milioni di euro. Oltre a Unicredit, nella gara per CariOrvieto sono in campo anche Banco Desio e CF Plus, che avevano già partecipato al vecchio bando vinto dal Fucino. Si sono aggiunti Credem e Crédit Agricole, creando una sfida affollata con offerte vincolanti attese entro fine settembre.
Perché un gruppo bancario internazionale si interessa a un istituto locale? La risposta risiede nella sua rete fisica. Anche nell'era del digitale, avere filiali sul territorio significa mantenere un rapporto diretto con le famiglie e le piccole e medie imprese. La Cassa di Risparmio di Orvieto, che ha confermato conti in salute con un utile di circa 11 milioni di euro, possiede circa 40 sportelli profondamente radicati in Umbria.
Per Unicredit, acquisire queste filiali significa consolidare la propria presenza nel Centro Italia e non perdere terreno rispetto alle altre grandi banche concorrenti, che attualmente si stanno espandendo con rapidità su tutto il territorio nazionale. Se a questi sportelli si sommassero i 220 di Banca del Mezzogiorno (la ex Popolare di Bari), Unicredit si garantirebbe un prezioso "pacchetto" di 270 filiali, una mossa fondamentale per difendere la sua posizione di vertice in Italia.
Il destino della banca orvietana si è riaperto di recente. Durante l'estate, la cessione a Banca del Fucino si è bloccata, complice un'ispezione della Banca d'Italia sui conti dell'acquirente. Questo imprevisto ha spinto Mediocredito Centrale (MCC), l'istituto controllato dallo Stato che oggi detiene la proprietà della banca umbra, a ripartire da zero. È stata quindi avviata una nuova ricerca di compratori, aperta a più partecipanti per cercare le condizioni economiche migliori.
Non si tratta, però, soltanto di incassare la cifra più alta. MCC ha chiarito che chiunque comprerà la banca dovrà presentare un progetto industriale solido per il futuro. Nel comunicato ufficiale si legge infatti che “la determinazione conferma gli obiettivi di valorizzazione della partecipazione e di creazione di valore per gli stakeholders”. Un impegno che, per una realtà così legata all'economia della regione, si traduce, ha precisato l'istituto, “in un contesto di massima attenzione per le persone e per il territorio di riferimento di Cassa Risparmio Orvieto”.
Oggi la competizione è molto accesa e i pretendenti non mancano. Ai blocchi di partenza non c'è solo Unicredit. Ci sono sfidanti che conoscono già i dettagli dell'operazione, come Banco Desio e CF Plus, a cui si sono aggiunti due concorrenti di grande peso: Credem e i francesi di Crédit Agricole.
Un elemento rende la partita umbra ancora più complessa: chi si fa avanti per CariOrvieto è spesso in lizza anche per acquistare Banca del Mezzogiorno. Si fa quindi strada l'ipotesi che un unico grande gruppo possa presentare un'offerta complessiva per assicurarsi entrambe le banche messe in vendita dallo Stato, mettendo sul piatto i 100 milioni di euro richiesti per l'istituto orvietano e aggiungendo le risorse necessarie per quello pugliese.
Le squadre di analisti delle banche in gara stanno ora studiando i conti nel dettaglio. Il tempo, tuttavia, stringe: i vertici di Mediocredito Centrale si aspettano di ricevere le offerte d'acquisto definitive, vincolanti per chi le presenta, entro la fine di settembre. Sarà quello il momento della verità per il futuro della storica cassa di risparmio dell'Umbria.