30 Oct, 2026 - 16:01

Olympia Thyrus, Corsi contro l’inibizione: “Mai discriminato l’arbitro, pronto alle vie legali”

Olympia Thyrus, Corsi contro l’inibizione: “Mai discriminato l’arbitro, pronto alle vie legali”

Non accetta quella che reputa un'ingiustizia, il presidente dell'Olympia Thyrus Sandro Corsi.

Il dirigente calcistico e animatore della cooperazione sociale respinge le accuse di discriminazione che gli sono state mosse dopo la partita del 4 ottobre contro il Bastia e annuncia una battaglia per difendere la propria reputazione.

La vicenda ruota attorno al referto arbitrale redatto al termine della gara, secondo cui il dirigente avrebbe rivolto frasi discriminatorie al direttore di gara Amarildo Baa.

Il documento ha portato la Commissione disciplinare a disporre l’inibizione fino al 28 febbraio 2027 e una sanzione di 300 euro a carico del club, un provvedimento confermato anche in sede di appello.

Corsi parla apertamente di un equivoco e sostiene che il suo richiamo all’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di espressione sia stato travisato dal fischietto dell'incontro.

“Posso essere squalificato per proteste, mai per discriminazione”, afferma con forza il patron, che non esclude una causa per diffamazione se la vertenza non si chiuderà nell’alveo della giustizia sportiva.

Accanto al presidente fanno quadrato il vicepresidente della società, Giampiero Micciani, e Carlo Di Somma, numero uno di Confcooperative, che ha voluto ricordare l’impegno storico di Corsi sul terreno dell’integrazione.

Squalifica Sandro Corsi: cosa è successo dopo Olimpia Tirus-Bastia

Il caso affonda le radici nel dopopartita del match interno perso contro il Bastia, una gara il cui esito sportivo non era mai stato messo in discussione dalla dirigenza di casa.

“Tutto nasce da una partita che tra l'altro abbiamo perso, anche meritatamente, quindi stavo tranquillo”, ricostruisce Corsi, focalizzando l’attenzione su quanto avvenuto nei minuti precedenti l’uscita dall’impianto sportivo.

La notifica del provvedimento disciplinare è arrivata solo a metà della settimana successiva, lasciando incredula la società ternana per la gravità dell’addebito formulato dal giudice sportivo.

“La sera del mercoledì verso le dieci e mezzo il mio mister mi manda una cosa e dice: ma che hai fatto presidente? C'è una squalifica per sei mesi. Sei mesi? Ma che ho fatto? In realtà erano quasi cinque mesi. Ho letto frasi discriminatorie e lì è nato il punto”.

Il richiamo all’articolo 21 e la versione del presidente

Al centro della contestazione c'è un confronto verbale avvenuto nei corridoi della struttura, che secondo la ricostruzione di Corsi avrebbe avuto toni e contenuti del tutto differenti rispetto a quanto messo a verbale.

“Parlando con il direttore di gara, il signor Amarildo Baa, prima dell'uscita dall'impianto, gli ho detto: posso dire ancora una cosa? E lui mi dice no, lei non può parlare”.

A quel diniego sarebbe seguita la replica che ha poi innescato il procedimento: “Sorridendo, gli ho detto: guardi che l'articolo 21 della Costituzione italiana dispone il diritto di libertà di espressione, di parola eccetera eccetera”.

Il presidente contesta punto su punto l'interpretazione fornita dall'ufficiale di gara: “Evidentemente l'arbitro ha frainteso, sicuramente, però quello che è stato scritto è assolutamente falso”.

Il ricorso al Collegio di Garanzia e l’ipotesi della causa civile

La linea difensiva dell'Olympia Thyrus non ha trovato spazio nei primi due gradi di giudizio, con il vicepresidente Giampiero Micciani che ha evidenziato come le memorie prodotte non siano state tenute in adeguata considerazione.

La battaglia legale proseguirà ora davanti all’ultimo grado della giustizia sportiva, il Collegio di Garanzia, ma Corsi si dice pronto ad andare oltre per tutelare la propria integrità morale.

“Non escludo anche che su questo, essendo una diffamazione oggettiva, se non si chiude nell'ambito della giustizia sportiva chiedo la causa per difendere la mia persona”, puntualizza il presidente.

A pesare è soprattutto la macchia personale su un percorso extrasportivo consolidato: “Non posso sopportare, dopo 45 anni di lavoro nel sociale testimoniati da persone di ogni colore e di ogni ceto, che si dica che io abbia commesso atti discriminatori. Non è così e non sarà mai così”.

Una posizione ribadita anche dal presidente di Confcooperative Carlo Di Somma, a cui si aggiunge la chiosa polemica di Corsi sugli assetti regionali del calcio dilettantistico. 

“Continuerà sempre la battaglia dell'Olympia e del sottoscritto contro una gestione che giudico non positiva della FIGC in Umbria da parte del signor Luigi Repace”.

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