La rigenerazione del patrimonio pubblico a Terni entra nella sua fase operativa attraverso un piano che punta a convertire gli spazi industriali dismessi in un motore di sviluppo per imprese innovative e ricerca applicata.
L’accordo strategico tra Invimit SGR e RSE ha trovato la sua prima declinazione concreta all’ex BIC, scongiurando la vendita dell'immobile per trasformarlo in un hub dedicato alla transizione energetica, alle startup e alla formazione universitaria.
L’iniziativa, che fa leva sulla collaborazione tra istituzioni locali, ateneo e associazioni di categoria, punta ad attrarre giovani talenti integrando gli strumenti finanziari del Piano Casa e capitalizzando i precedenti positivi già avviati in Umbria, come il recupero dello studentato a Perugia.
Un cambio di passo istituzionale sostenuto dal Comune di Terni, con l’assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali, per saldare la riconversione produttiva della conca alla nascita del nuovo polo accademico cittadino.

L’incontro, ospitato negli spazi dell’ex BIC, è stato aperto da Michela Sciurpa, consigliere di amministrazione di Invimit SGR, dando attuazione al protocollo siglato lo scorso giugno tra la SGR del Ministero dell'Economia e RSE (Ricerca sul Sistema Energetico).
L’intesa punta a sottrarre gli immobili pubblici all’abbandono o alla dismissione fine a se stessa, reimmettendoli nel circuito produttivo locale attraverso progetti ad alto contenuto tecnologico.
“Dobbiamo portare all’interno degli immobili la vita. Il primo obiettivo è quello di valorizzare la grande eredità industriale che non deve essere persa di questo territorio”, ha spiegato l’amministratore delegato di Invimit SGR, Stefano Scalera.
Scalera ha chiarito la necessità di costruire un legame operativo tra finanza pubblica e mondo della formazione.
“Stiamo lavorando in uno scenario in cui la capacità del sistema Italia di progettare e realizzare impresa torna a essere centrale e torna a esserlo in sinergia con i territori, le università e le istituzioni”.

“Quello che vogliamo fare a Terni con l’Ex BIC deve essere sostenibile e importante per il territorio e creare un rapporto tra soggetti che hanno a cuore tutto questo. Riportare questa progettualità è al centro della nostra azione perché gli investimenti pubblici devono dare il via, ma poi servono soggetti in grado di proseguire questo percorso”, ha aggiunto l’AD di Invimit.
Sulle ricadute operative per il sistema locale è intervenuto Franco Cotana, amministratore delegato di RSE, indicando le linee guida per la riconversione tecnologica del sito.
“Restituire nuova vita a un immobile pubblico significa non soltanto recuperare uno spazio, ma creare le condizioni per generare innovazione, impresa e sviluppo”, ha affermato Cotana.
“L’ex BIC di Terni ha tutte le potenzialità per diventare un punto di riferimento per startup, ricercatori e aziende impegnati nella transizione energetica e nella sostenibilità.
Attraverso l’accordo con Invimit SGR, RSE metterà le proprie competenze al servizio del territorio, favorendo il dialogo tra il mondo tecnico-scientifico e universitario, le istituzioni e le imprese.
L'obiettivo è accompagnare progettualità ad alto valore tecnologico nella transizione energetico-ambientale”, ha precisato Cotana.
Nel primo panel dei lavori, l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Sergio Cardinali, ha ricostruito il complesso iter amministrativo che ha salvato l’immobile.
Cardinali ha espresso profonda soddisfazione per l'avvio del progetto, definendo la giornata “assolutamente impensabile nel 2024”.
Ripercorrendo i primi giorni del suo mandato, l'assessore ha ricordato la situazione di emergenza ereditata: “Dovevano uscire tutti perché doveva chiudere e doveva essere venduto”.
Oggi, grazie al serrato dialogo avviato dall'amministrazione, il quadro è capovolto. Invimit e RSE, ha sottolineato Cardinali, “si presentano a questo territorio dicendo di voler essere protagonisti del rilancio verso quel futuro industriale nuovo di cui questa città ha sicuramente bisogno”.
L'amministrazione comunale intende superare i vecchi modelli di gestione degli spazi condivisi.
L’ex BIC, ha precisato Cardinali, assume “una posizione diversa dall'incubatore vecchio che ormai è un elemento superato”.
La struttura si trasformerà in un polo dove “può nascere veramente ricerca e sviluppo” a partire dai temi dell'energia e dell'ambiente, ambiti che “Terni avrà la necessità di affrontare in maniera molto chiara e trasparente”.

Per guidare questo cambiamento strutturale, l'assessore ha indicato una risorsa fondamentale: le “giovani intelligenze come motore per il rilancio di questo luogo”.
Cardinali ha collegato la rigenerazione dell'immobile alla più ampia visione strategica dell'“università al centro”.
Una direttrice che ha già segnato una svolta con l'accordo per il “dodicesimo dipartimento dell'Umbria”, ma che ora necessita di logistica adeguata.
A supporto del polo accademico, l'assessore ha citato l'ex foresteria, destinata a diventare “il simbolo dell'Università di Terni” dopo la ristrutturazione curata dalla Fondazione Arvetica.
L'attenzione si sposta ora sul vicino palazzo ex INPS, cinquemila metri quadrati di proprietà Invimit.
L'amministrazione propone di valorizzarlo trasformandolo in “uno studentato, aule studio, un coworking che può essere utile per sviluppare l'università al centro”.

La seconda sessione dei lavori ha riunito i vertici economici regionali attorno alle opportunità di investimento legate al Secondo Pilastro del Piano Casa di Invimit SGR.
Al tavolo hanno preso parte Andrea Bernardoni (Legacoop Umbria), Emanuele Bertini (CNA Costruzioni Umbria), Carmelo Campagna (Gepafin), Carlo Di Somma (Confcooperative Umbria), Simone Fittuccia (Federalberghi Umbria).
E poi, Mauro Franceschini (Confartigianato Imprese Umbria) e Marco Pecetti (Confindustria Umbria), insieme a Mauro Marini per Sviluppumbria.
Il dibattito ha evidenziato come gli strumenti di finanza immobiliare pubblica possano sostenere la rigenerazione urbana creando servizi per le imprese e alloggi per la popolazione studentesca.
Un modello già testato sul territorio regionale attraverso il programma REgenera, come sottolineato da Michela Sciurpa: “Già l’esperienza del lancio di REgenera in Umbria ha portato risultati concreti: a Perugia un immobile fermo da più di 20 anni sta per diventare un nuovo studentato”.
“Qui a Terni la sfida è ancora più grande: utilizzare il patrimonio pubblico come leva di sviluppo economico, sollecitare nuove opportunità e progettualità”, ha evidenziato Sciurpa.
La chiusura dei lavori è stata affidata all’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Francesco De Rebotti, che ha ribadito la centralità della convergenza operativa tra fondi pubblici, competenze scientifiche e filiera produttiva per assicurare competitività industriale e sostenibilità all'Umbria.