30 Oct, 2026 - 15:15

“Abolire le supertasse regionali”: da Terni i centristi sfidano la Giunta Proietti

“Abolire le supertasse regionali”: da Terni i centristi sfidano la Giunta Proietti

“Abolire le supertasse regionali”: a Terni cinque forze politiche chiedono conto alla Regione sull’Umbria fiscale.

Nella sala consiliare di Palazzo Spada, l’incontro promosso da Azione Terni, Civici x Umbria, Europeisti.eu, ORA! e Partito Liberaldemocratico ha messo a nudo i meccanismi contabili delle addizionali IRPEF e IRAP.

Al centro del confronto, il disavanzo della sanità e la reale destinazione di un gettito straordinario che - denunciano i relatori documenti alla mano - non è stato indirizzato verso le corsie degli ospedali come era stato promesso ai cittadini. 

Una domanda netta ha fatto da filo conduttore all’intera conferenza stampa: “Dove sono i nostri soldi?”.

I rappresentanti delle cinque sigle hanno scelto di rompere gli indugi, portando il dibattito fuori dalle aule consiliari per rivolgersi direttamente all’opinione pubblica e all’esecutivo regionale guidato da Stefania Proietti.

Supertasse regionali in Umbria: il nodo del disavanzo sanitario

Ad aprire i lavori a Palazzo Spada è stato Michele Pennoni (Azione Terni), fissando una premessa politica ed etica: qualunque sacrificio imposto ai contribuenti deve poggiare su “una ragione e una scadenza”.

La Regione, ha spiegato Pennoni, esige uno sforzo economico consistente da quella parte di comunità che “si alza la mattina, va a lavorare e tiene in piedi le famiglie, le botteghe, gli uffici, le aziende”, senza chiarire i motivi profondi e il termine temporale del prelievo.

La preoccupazione espressa dai promotori dell’iniziativa è che una misura introdotta sotto la veste dell’emergenza temporanea stia progressivamente mutando in “un fatto strutturale”, destinato a incidere stabilmente sul bilancio delle famiglie anno dopo anno.

A vivisezionare l’impianto tecnico della manovra è toccato a Massimo Gnagnarini (Europeisti.eu, già presidente di Italia Viva Umbria), che ha ricostruito punto per punto la genesi del provvedimento fiscale varato dall’amministrazione regionale.

L’aggravio tributario era stato motivato con l’urgenza di colmare un presunto buco della sanità, annunciato inizialmente con cifre allarmistiche vicine a 243 milioni di euro. I bilanci ufficiali hanno poi ridimensionato radicalmente la voragine.

A fine 2024, il disavanzo accertato nei documenti formali si è attestato a 34,2 milioni di euro.

Un valore contenuto che, secondo l'analisi di Gnagnarini, non giustificava affatto una stretta fiscale d’urgenza: la normativa consente piani di rientro pluriennali che avrebbero evitato di “mettere le mani in tasca ai cittadini”.

Addizionali Irpef e Irap: a pagare sono 146 mila lavoratori e pensionati

Sul versante delle attività produttive, l’incremento dell’Irap ha generato un gettito stimato in prima battuta in circa 187 milioni di euro.

Un dato poi corretto al rialzo per effetto delle proiezioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui redditi e del cosiddetto trascinamento fiscale che dilata la base imponibile.

Calcolando l’intera portata della manovra su un arco quinquennale di programmazione, l’ammontare complessivo delle risorse drenate ai contribuenti umbri sfiora il mezzo miliardo di euro.

La questione assume una valenza sociale particolarmente pesante guardando alla platea dei soggetti incisi: si tratta di 146 mila persone su una popolazione complessiva di circa 850 mila residenti, ovvero il nucleo trainante del ceto medio umbro.

Di questi contribuenti, circa il 95% è costituito da lavoratori dipendenti e pensionati. Non si tratta dunque di grandi patrimoni o rendite finanziarie speculative, ma di stipendi fissi e trattamenti di quiescenza intaccati dall’imposizione.

Enrico Bartoccini, segretario regionale del Partito Liberaldemocratico Umbria, ha analizzato il dettaglio dell’addizionale regionale all’Irpef, evidenziando come l’aumento delle aliquote incida in modo tangibile dopo le soglie di esenzione.

La presenza di una detrazione di 150 euro per i redditi compresi tra 28 e 50 mila euro non mitiga a sufficienza l’effetto cumulato con le altre imposte, traducendosi in un salasso annuo da centinaia di euro per ciascun lavoratore.

Bartoccini ha infine collegato il tema alla proposta di riformare l’articolo 117 della Costituzione, per restituire allo Stato centrale competenze legislative ed eliminare una frammentazione regionale caotica e onerosa per le tasche dei cittadini.

Spesa corrente e fondi regionali: il paradosso tra bilancio e Defr

L’aspetto più critico evidenziato durante l’incontro riguarda l’effettiva destinazione dei proventi. Nel 2025 il bilancio regionale ha coperto il disavanzo sanitario accertato destinando circa 48 milioni di euro alla spesa corrente.

Nel bilancio di previsione per il 2026, tuttavia, il capitolo riservato al risanamento sanitario risulta azzerato, proprio perché il passivo contabile originario è stato formalmente estinto.

Resta quindi aperto il dilemma su quale sarà la sorte delle maggiori entrate tributarie negli esercizi successivi, tra il 2027 e il 2029. Dall’analisi comparata della spesa corrente emergono discrepanze significative.

Escludendo le voci vincolate al PNRR, i trasferimenti statali e la spesa per la sanità, tra il 2025 e il 2026 la spesa corrente regionale registra una crescita netta di circa 40-41 milioni di euro.

Di questa somma, tra i 19 e i 20 milioni di euro risultano allocati a favore dei “servizi istituzionali e generali”, destinati cioè al mantenimento e al funzionamento dell’apparato burocratico regionale.

“A fronte di 60 milioni di maggiore pressione fiscale c'è stata una maggiore spesa corrente di 40 milioni che riguarda programmi, missioni e capitoli estranei alla sanità”, ha riassunto Gnagnarini, contestando il tradimento degli impegni assunti con i residenti.

I relatori hanno paventato anche il rischio di una spending review paradossale: qualora i due miliardi di stanziamento ordinario per la sanità non bastassero, la Regione dovrà operare tagli lineari poiché le risorse delle supertasse sono già state vincolate su altri capitoli.

Franco Raimondo Barbabella (Civici x Umbria) ha definito l’operazione “ingiustificata e ingiusta”, richiamando la segnalazione della Corte dei Conti sul Defr, dove definisce l’economia umbra “soffocata da un carico fiscale che scoraggia l'iniziativa privata”.

Una contraddizione palese tra la diagnosi dell’ente e la terapia applicata. Come fatto notare al tavolo, una parte dell’amministrazione ammette per iscritto l’effetto depressivo del fisco locale mentre l’altra procede a deliberare l’incremento delle aliquote.

Trasparenza, giovani e la sintesi dei numeri contabili

Nel dibattito è intervenuto anche Pablo Vallasciani, coordinatore regionale di ORA! Umbria, focalizzando l’attenzione sul valore della trasparenza amministrativa e sul legame diretto tra pressione fiscale e disaffezione civica.

Il tasso di astensionismo registrato alle ultime consultazioni regionali, con una partecipazione ferma intorno al 52%, riflette per Vallasciani una frattura di fiducia scaturita proprio dalla mancanza di chiarezza nella gestione delle risorse collettive.

A questo si affianca l’emergenza dell’emigrazione giovanile, con circa 110 mila partenze censite su scala nazionale e un flusso continuo di giovani umbri verso Roma o Bologna, attratti da contesti con servizi più efficienti e prospettive fiscali meno penalizzanti.

La richiesta avanzata dai cinque partiti all’amministrazione si articola in quattro punti inderogabili.

Abolire le maggiorazioni Irpef e Irap a partire dal 2027, effettuare una spending review analitica preventiva, garantire piena trasparenza sui capitoli di destinazione ed evitare nuovi tagli di spesa ai servizi essenziali.

“Non ci resta che chiedere alla Regione di rendere conto e di restituire equità fiscale”, ha concluso Barbabella a nome della coalizione, ribadendo l’istanza di un confronto pubblico e immediato con i vertici regionali.

A supporto della mobilitazione politica avviata a Palazzo Spada restano i numeri contabili certificati dagli atti, che raccontano una discrepanza profonda tra la narrazione istituzionale e la realtà dei bilanci.

A fronte di un disavanzo sanitario iniziale annunciato nell’ordine di ben 243 milioni di euro, i documenti ufficiali hanno infatti certificato un disavanzo effettivo a fine 2024 di appena 34,2 milioni.

Eppure, la manovra tributaria straordinaria ha continuato a marciare a pieno regime: la sola maggiorazione dell’Irap ha generato nuove entrate preventivate per circa 187 milioni di euro. 

Il valore complessivo dell’intervento fiscale sull’orizzonte di bilancio quinquennale è arrivato a lambire il mezzo miliardo di euro.

Un prelievo massiccio che si scarica interamente su 146 mila contribuenti umbri su circa 850 mila residenti, con una platea composta per il 95% da lavoratori dipendenti e pensionati.

Sul fronte delle uscite, il quadro si fa ancora più stridente: a fronte di un maggior gettito fiscale quantificato in circa 60 milioni all’anno.

La spesa corrente extra-sanitaria è aumentata tra il 2025 e il 2026 di circa 40-41 milioni, con una quota compresa tra 19 e 20 milioni di euro confluita nei servizi istituzionali e generali della macchina regionale.

Il tutto mentre, nel bilancio 2026, lo stanziamento per il risanamento del debito sanitario è sceso esattamente a zero euro, confermando il timore che le risorse chieste ai cittadini stiano alimentando capitoli del tutto estranei alle corsie ospedaliere dell’Umbria.

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