La politica ternana si divide sul futuro dell’amministrazione Bandecchi dopo il passaggio all’opposizione di quattro consiglieri del gruppo Per Terni.
Leonardo Patalocco, consigliere comunale del Partito Democratico, interviene per definire la linea dem: non andare subito dal notaio per sciogliere l'assise non significa affatto salvare il sindaco Stefano Bandecchi.
Significa, invece, prendere atto che oggi mancano i diciassette dimissionari necessari per mandarlo a casa. Per il consigliere dem, varcare la soglia di uno studio notarile senza la maggioranza certa si risolverebbe in una pura messinscena priva di sbocchi concreti.
Patalocco ribalta quindi il quesito politico: se centrosinistra e gran parte del centrodestra sono all’opposizione da tre anni e mezzo, perché la sfiducia diventa possibile soltanto adesso? La risposta risiede nei quattro consiglieri usciti dalla maggioranza, vero ago della bilancia.
La frattura apre un duro scontro incrociato: l'assessore al Welfare Alessandra Salinetti parla di congiure e tornaconti.
Claudio Batini di Alternativa Popolare bolla la manovra come una campagna elettorale anticipata, mentre l'ex senatrice leghista Valeria Alessandrini chiede le dimissioni immediate di Bandecchi.
L’aritmetica dell'aula a Palazzo Spada fissa un paletto preciso: per decretare lo scioglimento anticipato del consiglio comunale serve la maggioranza assoluta. Servono diciassette adesioni, una soglia che al momento non è garantita da alcuna intesa formalizzata.
È attorno a questo vincolo che il consigliere dem Leonardo Patalocco, con un intervento sui social, decide di fare chiarezza con i propri elettori e con la città, respingendo l'idea di una spallata a vuoto.
“Perché non sono andato a firmare dal notaio per sciogliere il consiglio? Perché per mandare a casa il sindaco occorrono 17 firme che al momento non ci sono, nel senso che non ci sono 17 consiglieri disponibili a firmare”, taglia corto l'esponente dem.
Per Patalocco, chi sostiene che il Partito Democratico avrebbe potuto chiudere la partita presentandosi semplicemente da un pubblico ufficiale cade in errore per via della confusione creata attorno alla vicenda.

La presa di posizione del PD investe anche il metodo istituzionale con cui condurre l'azione politica. La conclusione di un mandato amministrativo, secondo Patalocco, deve consumarsi nel dibattito pubblico e trasparente dell'aula consiliare.
“Recarsi ora dal notaio significa fare spettacolo e teatro e non è il mio ramo, preferisco la concretezza e la trasparenza”, ribadisce Patalocco.
“Ritengo preferibile che le sfiducie vengano costruite nel luogo deputato: i sindaci si sfiduciano nella massima assise cittadina e non negli studi notarili”.
Chiarito il no alle intese extraconsiliari al buio, il consigliere dem sposta il fuoco dell'attenzione sugli equilibri interni alla minoranza e sull'effettiva genesi di questa crisi.
“Visto che tutto il centrosinistra e quasi tutto il centrodestra fanno stabilmente opposizione all'amministrazione Bandecchi da tre anni e mezzo, come mai solo ora si è creata la possibilità di mandarlo a casa?”, rimarca Patalocco.
La svolta nasce dall'addio di quattro consiglieri alla maggioranza: “Perché allora tutti chiedono a noi se intendiamo sfiduciarlo e nessuno pensa di chiedere al nuovo gruppo di opposizione cosa intende fare? L'ago della bilancia sono loro, non noi che all'opposizione ci siamo sempre stati”.
La disponibilità a votare l'atto resta ferma, ma subordinata alla reale consistenza dell'operazione: “Se tutti faranno sul serio i conti torneranno, e il sottoscritto certo non si tirerà indietro”.
La replica dell'esecutivo cittadino arriva per voce di Alessandra Salinetti, assessore al Welfare, che censura il clima di instabilità e i movimenti sotterranei di questi giorni.
“Massimo rispetto e ascolto di tutti, ma c'è qualcosa che non capisco”, afferma Salinetti. “La sera si va dal notaio, la notte si mettono a punto le congiure, la mattina alle 8.30 si timbra il cartellino in commissione consiliare”.
L'assessore esprime forti perplessità sulle motivazioni dei protagonisti: “Mi viene il dubbio che in questo frangente ognuno guardi il suo piccolo tornaconto e in pochi guardino l'interesse complessivo della città. Che tristezza la politica ridotta a un jukebox”.
A difendere la continuità amministrativa interviene Claudio Batini, consigliere di Alternativa Popolare e presidente della Terza commissione: “Campagna elettorale già partita, ma la scadenza è nel 2028. Mettetevi comodi!”.
Per Batini, “guardando l'inconcludente conta dei notai e l'ennesimo valzer di tavolate politiche, non sembra proprio che da qui ad allora qualcosa possa cambiare”.
Il consigliere di maggioranza punta poi l'indice contro il Partito Democratico regionale.
“Fa sorridere vedere come si stia letteralmente sperticando nell'esplorare percorsi che prima dell'era Bandecchi sarebbero stati fantascienza, arrivando a inseguire la destra a caccia di firme pur di mascherare il proprio vuoto pneumatico”.
Batini assicura che l'amministrazione prosegue il proprio percorso: “I cittadini esprimono chiaramente il loro pensiero nei commenti sotto ogni post, non nelle note stampa. Noi continuiamo a lavorare per Terni, loro continuino pure a fissare il calendario”.
Dalle fila del centrodestra interviene invece Valeria Alessandrini, ex senatrice della Lega e consigliera del ministro Valditara, che chiede un cambio di rotta netto: “Terni non può continuare a essere ostaggio di una maggioranza che non c'è più”.
“Quando mancano i numeri e viene meno la fiducia, governare diventa un esercizio di sopravvivenza”, sottolinea Alessandrini, citando insicurezza, problemi economici e l'indebolimento del settore culturale e turistico.
L'ex senatrice definisce “grottesco l'atteggiamento del Pd, che da un lato dice di essere contro l'amministrazione e dall'altro si comporta come una stampella per salvarlo al momento del voto in consiglio”.
La richiesta conclusiva di Alessandrini è un invito a chiudere anticipatamente la consiliatura: “Stefano Bandecchi deve prendere atto della realtà e fare un passo indietro per il bene di Terni. La città merita di più di una crisi permanente”.