29 Oct, 2026 - 18:58

Terni, più verifiche sui rider: sotto osservazione mezzi, sicurezza stradale e igiene alimentare

Terni, più verifiche sui rider: sotto osservazione mezzi, sicurezza stradale e igiene alimentare

Prima il tesserino identificativo, ora la verifica del rispetto delle regole. A Terni entra in una nuova fase il percorso di regolamentazione del servizio di consegna a domicilio svolto dai rider, con l’obiettivo di rafforzare i controlli e tutelare lavoratori, esercenti e cittadini.

Dopo l’introduzione dell’obbligo di identificazione, in vigore dal 31 marzo 2026, l’attenzione si concentra sull’applicazione concreta delle disposizioni e sulle condizioni in cui vengono effettuate le consegne.

Il punto è stato fatto giovedì 22 ottobre in Prefettura, durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dal prefetto Antonietta Orlando.

Al tavolo hanno partecipato rappresentanti dell’Ispettorato territoriale del lavoro, dell’Asl Umbria 2, di Confcommercio, Confesercenti e Confartigianato, insieme alle principali organizzazioni sindacali e al Comitato spontaneo dei rider.

Nel corso dell’incontro è stata effettuata una ricognizione dei controlli svolti nei sei mesi precedenti in applicazione del regolamento comunale di Polizia urbana. Le verifiche hanno riguardato il rispetto delle disposizioni vigenti, le condizioni di lavoro degli operatori, la regolarità della circolazione stradale e la tutela della vivibilità urbana.

L’indicazione emersa dal confronto è di proseguire con le attività di controllo, affinché il servizio si svolga nel rispetto delle norme e in condizioni di sicurezza. Un percorso che, nelle intenzioni delle istituzioni coinvolte, deve affiancare alla riconoscibilità degli operatori verifiche effettive sulle modalità di svolgimento del lavoro e sul rispetto degli obblighi previsti. 

Tesserino identificativo dei rider a Terni: obbligo in vigore dal 31 marzo

Il tesserino è il principale strumento introdotto dal Comune per rendere identificabili i lavoratori autonomi che effettuano consegne a domicilio attraverso piattaforme digitali.

L’obbligo è stato inserito nel Regolamento di Polizia urbana con l’articolo 65-bis, approvato dal Consiglio comunale il 22 dicembre 2025, e riguarda le consegne di prodotti alimentari e non alimentari. Il documento deve essere esposto in modo visibile durante il ritiro dei prodotti presso gli esercenti e la consegna al destinatario.

Deve inoltre essere mostrato su richiesta delle autorità incaricate dei controlli. Per ottenerlo, il lavoratore deve presentare la documentazione prevista dal regolamento, compresi gli elementi necessari a comprovare il rapporto con una piattaforma di consegna e gli adempimenti richiesti per il trasporto di alimenti e bevande.

Il Comune ha indicato in 20 euro le spese per la predisposizione e il rilascio del tesserino, alle quali si aggiungono due marche da bollo da 16 euro ciascuna. Per chi è soggetto all’obbligo, la mancata disponibilità del documento può comportare una sanzione amministrativa da 80 a 480 euro. Sono esclusi dalla misura i lavoratori che effettuano consegne per conto terzi in qualità di dipendenti di aziende abilitate al trasporto di merci.

L’identificazione rappresenta il primo passaggio di un sistema che punta a rendere più trasparente il servizio. Il confronto del 22 ottobre ha però riportato l’attenzione anche sulla necessità di verificare che le regole siano rispettate nella pratica, evitando che il tesserino resti un adempimento soltanto formale.

Rider, controlli sui mezzi e sicurezza alimentare: il caso degli zaini per le consegne

Tra gli aspetti da monitorare figurano la regolarità dei mezzi impiegati per il delivery e il rispetto del Codice della strada. Le consegne si svolgono spesso in tempi ristretti e interessano strade, marciapiedi e aree urbane particolarmente frequentate: da qui l’attenzione alle condizioni dei veicoli e ai comportamenti durante la circolazione.

Oltre alla sicurezza stradale, resta centrale la corretta conservazione degli alimenti durante il trasporto. Il tema è tornato al centro del dibattito nazionale dopo un’inchiesta di Mi manda Rai 3, trasmessa il 24 ottobre, che ha riferito della presenza di enterobatteri in sette dei 15 zaini per le consegne sottoposti ad analisi.

Il risultato, circoscritto ai campioni esaminati nell’ambito del servizio televisivo, ha sollevato interrogativi sulle condizioni igieniche dei contenitori utilizzati per trasportare il cibo ordinato dai consumatori. Non consente, da solo, di estendere le conclusioni all’intera categoria dei rider, ma richiama l’importanza della pulizia delle borse e del rispetto delle procedure igieniche lungo la filiera della consegna.

Per questo la sicurezza alimentare costituisce uno degli aspetti da considerare nel quadro dei controlli, insieme agli obblighi documentali e alle condizioni di lavoro. La tutela del consumatore, infatti, non riguarda soltanto la qualità del prodotto acquistato, ma anche le modalità con cui viene trasportato fino alla destinazione finale.

Tesserino dei rider, il confronto politico e le critiche dei sindacati

La regolamentazione è stata discussa anche in sede comunale. Dopo una prima audizione dell’assessore allo Sviluppo economico Sergio Cardinali, la quarta commissione consiliare è tornata ad affrontare l’applicazione del regolamento e i suoi possibili sviluppi.

Il confronto non è privo di criticità. Cgil, Cisl e Uil hanno espresso perplessità sul tesserino, chiedendo che l’attenzione non si concentri esclusivamente sull’identificazione dei singoli lavoratori, ma si estenda alle piattaforme digitali e alle responsabilità delle aziende.

Tra i punti sollevati c’è il rischio che nuovi adempimenti e relativi oneri ricadano sui rider, senza incidere in modo sufficiente sulle condizioni contrattuali e sulle eventuali irregolarità legate all’organizzazione del servizio.

Il tema investe dunque due livelli distinti: da una parte la possibilità di riconoscere chi effettua materialmente la consegna e verificare il rispetto delle disposizioni locali; dall’altra la necessità di garantire condizioni di lavoro adeguate e individuare le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti. Il tesserino interviene sul primo aspetto, mentre il confronto sulle piattaforme e sulle tutele contrattuali richiede strumenti e interlocuzioni ulteriori.

Da Terni a Perugia: il modello del tesserino potrebbe essere esteso

L’esperienza ternana è intanto arrivata all’attenzione di Perugia, dove è stata avviata una discussione sulla possibilità di introdurre un sistema analogo di identificazione dei rider.

La proposta è stata esaminata in commissione consiliare, che ha rinviato la questione a un successivo approfondimento. Il confronto resta quindi aperto, ma l’ipotesi è quella di valutare l’applicabilità del modello già adottato a Terni anche nel capoluogo umbro.

Nel corso dell’intervento raccolto sul tema, un rappresentante di UGL ha riferito di aver partecipato al confronto a Perugia e ha illustrato la proposta di sviluppare un sistema di identificazione più evoluto, da inserire nel nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro.

L’ipotesi prospettata prevede un tesserino con caratteristiche più tecnologiche, gestito e distribuito direttamente dalle piattaforme di delivery su scala nazionale.

Si tratta, al momento, di una proposta che dovrà essere valutata nell’ambito del confronto contrattuale e con le aziende del settore. Un’eventuale estensione nazionale sposterebbe la questione oltre il perimetro dei regolamenti comunali, chiamando in causa direttamente le piattaforme e le parti sociali.

A Terni, intanto, la priorità resta l’attuazione delle misure già previste. Il passaggio dal tesserino ai controlli rappresenta il banco di prova del regolamento: verificare l’identificazione degli operatori, la regolarità dei mezzi e le condizioni igieniche del servizio. L’obiettivo dichiarato è far convivere la sicurezza dei cittadini con una maggiore tutela dei lavoratori, in un settore ormai strutturale nelle abitudini di consumo e nella vita quotidiana delle città.

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