Dopo una condanna per spaccio, aveva beneficiato dell'affidamento in prova al servizio sociale ma in più occasioni aveva violato le prescrizioni impostegli. In diverse circostanze era stato trovato infatti in compagnia di pregiudicati che non avrebbe dovuto in alcun modo frequentare. Così per lui, un 38enne del Perugino, quella che doveva essere una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione, è stata sospesa e alla fine è stato comunque portato in carcere.
L'uomo, condannato per il reato di detenzione e spaccio di stupefacenti, nonostante la misura dell'affidamento in prova, in più frangenti è stato sorpreso dal personale della Polizia di Stato insieme a soggetti gravati da pregiudizi di polizia, in aperta violazione delle prescrizioni imposte. Per tali motivi è stato più volte diffidato dal Magistrato di Sorveglianza di Perugia che gli ha intimato di tenere un comportamento in linea con la misura adottata nei suoi confronti.
Eppure, nonostante ciò, durante un controllo l'uomo è stato nuovamente trovato dal personale della Questura di Perugia a bordo di un'auto dove tra le altre persone, c'era anche una pregiudicata. Quando i poliziotti gli avevano chiesto spiegazioni in merito, non era stato in grado di fornire una giustificazione valida.
Alla luce del quadro a suo carico in cui sono emersi chiaramente comportamenti non compatibili con la natura e le finalità rieducative dell'istituto, la misura dell'affidamento in prova è stata ritenuta inadeguata. Il Magistrato di Sorveglianza ne ha sospeso l'applicazione disponendone la sostituzione con la custodia cautelare in carcere. Così, questa mattina dopo aver acquisito il provvedimento, il personale della Squadra Mobile della Questura del capoluogo ha rintracciato l'uomo che è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Perugia - Capanne.
L'affidamento i prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che consente di scontare la pena definitiva fuori dal carcere. Si tratta dunque di una soluzione alternativa al regime di restrizione carcerario o domiciliare che può essere applicata nel rispetto di determinate condizioni. L'affidamento in prova viene disposto dal Tribunale di Sorveglianza e in questi casi il condannato viene affidato all'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) per un periodo che coincide con quello della pena che deve ancora scontare.
La persona in prova è tenuta a seguire un programma di trattamento personalizzato in cui vengono individuate le attività che dovrà svolgere, gli obblighi e gli impegni a cui dovrà attenersi e i controlli a cui sarà sottoposta. In particolare, il Tribunale di Sorveglianza stabilisce alcune prescrizioni specifiche che chi usufruisce della misura deve rispettare, sia per favorire la rieducazione che per neutralizzare eventuali fattori che possono indurre recidive. Tra queste, possono esserci limitazioni della libertà di movimento come, ad esempio, l'obbligo o il divieto di soggiorno in determinati Comuni; obblighi legati agli orari di lavoro o ad altre attività utili al reinserimento; l'obbligo di rispondere agli operatori sociali e di sottoporsi ai controlli previsti e il divieto, proprio come anche nel caso di cui sopra, di frequentare determinate persone o locali.
L'obiettivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali è quello di incentivare il reinserimento sociale e la rieducazione del condannato. Quando dalla condotta del reo emerge il raggiungimento delle finalità dell'istituto, il periodo di prova si conclude positivamente e la pena detentiva viene estinta. Al contrario, quando vengono accertate violazioni agli obblighi previsti, la misura può essere revocata e, come accaduto al 38enne a Perugia, trasformarsi nella detenzione.