Il diritto allo studio, la qualità dei servizi universitari e il costo sempre più difficile da sostenere della vita da fuori sede. È lungo queste direttrici che si sviluppa la mobilitazione degli studenti di Cambiare Rotta all'Università degli Studi di Perugia, culminata nell'occupazione del Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, Umane e della Formazione (FISSUF).
Una protesta che, dopo una settimana di presidio con le tende nei giardini del Rettorato, ha spostato il proprio baricentro all'interno dell'Ateneo, portando direttamente negli spazi della didattica le rivendicazioni di una parte della comunità universitaria.
L'iniziativa è stata avviata venerdì 30 ottobre, al termine della manifestazione promossa dall'Unione Sindacale di Base (USB) contro guerra e carovita. Una trentina di studenti ha trascorso la notte nella sede occupata, dormendo nei sacchi a pelo, mentre circa 200 universitari si alternano negli spazi del dipartimento. La mobilitazione, annunciano i promotori, proseguirà fino all'apertura di un tavolo permanente di confronto con l'Ateneo.
Al centro della contestazione non c'è soltanto la condizione degli ambienti universitari, ma una questione più ampia che riguarda le possibilità effettive di accedere alla formazione e di portare a termine il proprio percorso accademico.
Dalle aule sovraffollate ai servizi igienici segnalati come frequentemente fuori uso, dai tirocini obbligatori alle difficoltà nell'individuare un alloggio a prezzi sostenibili, gli studenti denunciano un insieme di criticità che, nella loro lettura, rischia di rendere il diritto allo studio sempre più difficile da esercitare. Una protesta che intreccia la dimensione locale con quella nazionale, contestando le politiche di finanziamento dell'università e le priorità della spesa pubblica, in particolare rispetto alle risorse destinate al comparto militare.
La scelta di occupare il FISSUF rappresenta un passaggio ulteriore rispetto al presidio avviato nei giardini del Rettorato. Il dipartimento, individuato dagli studenti come uno dei luoghi più rappresentativi delle problematiche denunciate, è al centro di una mobilitazione che punta a richiamare l'attenzione sulle condizioni in cui si svolge l'attività universitaria.
A spiegare le ragioni dell'iniziativa sono stati gli stessi occupanti, che hanno rivendicato la volontà di riappropriarsi degli spazi dell'Ateneo attraverso un'azione dal basso.
La protesta, nelle intenzioni dei promotori, non si esaurisce infatti nella contestazione delle condizioni strutturali dell'edificio, ma vuole sollecitare un confronto più ampio sulle esigenze degli iscritti e sull'organizzazione dei servizi. "Innanzitutto, vogliamo occupare gli spazi universitari per rivendicarne la riappropriazione dal basso".
È questa la premessa da cui muove la mobilitazione di Cambiare Rotta. L'occupazione viene presentata come uno strumento per rendere visibili le difficoltà denunciate dagli studenti e per chiedere all'Università un'interlocuzione stabile, capace di affrontare le criticità che interessano il dipartimento.
La richiesta di un tavolo permanente costituisce, in questo senso, il principale obiettivo politico e organizzativo dell'iniziativa. Gli occupanti chiedono che le questioni sollevate non rimangano confinate alla protesta, ma diventino materia di confronto con l'Ateneo, attraverso un percorso che possa tradursi in risposte concrete.
La mobilitazione si inserisce inoltre nel clima di contestazione che ha accompagnato lo sciopero generale del 30 ottobre, durante il quale studenti e lavoratori sono scesi in piazza anche a Perugia contro il carovita, le spese militari e le difficoltà economiche che interessano ampie fasce della popolazione.
Tra le ragioni che hanno spinto gli studenti a occupare il dipartimento figurano soprattutto le condizioni degli spazi destinati alla formazione. Secondo quanto riferito dai promotori, il FISSUF, nonostante l'elevato numero di iscritti, non disporrebbe di ambienti e servizi sufficienti a rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione universitaria.
La denuncia riguarda in particolare i servizi igienici, le aule e la disponibilità degli spazi per lo studio e la socialità. Gli studenti segnalano bagni frequentemente fuori uso, ambienti sovraffollati e situazioni di deterioramento strutturale, con intonaci che, secondo le testimonianze raccolte, presenterebbero criticità.
"Abbiamo deciso di occupare questo dipartimento, nello specifico il dipartimento di FISSUF, perché è quello con più iscritti all'interno dell'ateneo di Perugia. Però, d'altro canto, nonostante abbia più iscritti e quindi più tasse, i servizi che vengono erogati sono di pessima qualità: dai bagni sempre fuori uso alle aule sovraffollate, in cui cade l'intonaco".
Un quadro che, nella ricostruzione degli occupanti, si accompagna anche alla necessità di ricorrere ad altre sedi per seguire le lezioni, proprio a causa della disponibilità limitata degli ambienti. Il numero degli iscritti, sottolineano, non sarebbe adeguatamente accompagnato da un'offerta di spazi e servizi proporzionata.
Le contestazioni investono inoltre l'organizzazione della didattica. Nel mirino degli studenti finiscono i test a crocette, considerati inadeguati come metodo di valutazione, e la gestione dei tirocini obbligatori, necessari per il conseguimento della laurea.
Secondo quanto denunciato, tali attività non verrebbero sempre garantite e, quando disponibili, sarebbero talvolta svolte online. Una circostanza che, nella prospettiva degli occupanti, rischierebbe di compromettere la componente pratica e professionalizzante dei percorsi formativi.
Si tratta di problematiche che, per Cambiare Rotta, non possono essere affrontate separatamente, ma richiedono un intervento complessivo sulle condizioni della vita universitaria. Le segnalazioni restano quelle formulate dai promotori della protesta e chiamano in causa la necessità di un confronto con l'Ateneo per verificarne la portata e individuare eventuali soluzioni.
Dalle condizioni del FISSUF il discorso si estende al sistema universitario italiano. Per gli studenti di Cambiare Rotta, le criticità denunciate a Perugia rappresenterebbero l'espressione di problematiche più ampie, legate alle politiche di finanziamento dell'istruzione e alle priorità individuate dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni.
La contestazione riguarda in particolare i tagli alle risorse destinate all'università, ritenuti dai promotori della mobilitazione una delle cause delle difficoltà incontrate dagli atenei nel garantire strutture, servizi e opportunità formative adeguate.
Nel mirino non finisce soltanto l'attuale esecutivo, ma anche le precedenti maggioranze. Una posizione che colloca la protesta in una dimensione politica più ampia, nella quale il diritto allo studio viene considerato una questione strettamente connessa alle scelte di bilancio e alla distribuzione delle risorse pubbliche.
Gli studenti contestano inoltre la destinazione di ingenti finanziamenti al comparto militare, sostenendo che una diversa impostazione delle politiche di spesa dovrebbe privilegiare istruzione, sanità e servizi pubblici.
"Tutto questo, tutti questi tagli, sono il risultato di scelte politiche che continuano a privilegiare il finanziamento dell'industria bellica, delle armi e degli eserciti, destinando risorse anche all'invio di bombe in giro per il mondo".
Una presa di posizione che evidenzia il carattere non esclusivamente universitario della mobilitazione. La protesta di Perugia si inserisce infatti in un contesto nazionale nel quale il carovita, le difficoltà abitative e la richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici sono diventati temi centrali del confronto tra movimenti studenteschi e istituzioni.
Per Cambiare Rotta, il diritto allo studio non può essere ridotto alla possibilità di iscriversi a un corso di laurea, ma deve comprendere le condizioni materiali necessarie per frequentarlo e completarlo. Una prospettiva che porta a considerare l'università non soltanto come luogo di formazione, ma anche come spazio nel quale si riflettono le disuguaglianze economiche e sociali.
Tra i temi più rilevanti della mobilitazione figura quello dell'accessibilità abitativa. Per gli studenti, il diritto allo studio passa anche attraverso la possibilità di trovare una casa dignitosa a un prezzo sostenibile, soprattutto per chi arriva a Perugia da altre città o regioni.
Il mercato delle locazioni private viene indicato dagli occupanti come uno degli ostacoli più pesanti per la popolazione universitaria fuori sede. Secondo la loro denuncia, i costi delle camere sarebbero diventati sempre più difficili da sostenere, con ripercussioni dirette sulla possibilità di vivere e frequentare l'università.
"Tutto ciò va a discapito del nostro diritto allo studio, che passa anche attraverso il diritto a una casa dignitosa, cosa che evidentemente non è garantita, perché il mercato degli affitti privati è totalmente allo sbando. Ci troviamo a pagare prezzi folli per una camera e accedere agli studentati non è neanche più facile come lo era prima".
La questione riguarda anche gli alloggi realizzati attraverso i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Gli studenti contestano, in particolare, il coinvolgimento di gestori privati nelle nuove strutture e i prezzi richiesti per le sistemazioni.
"Considerando che gli studentati che ci erano stati promessi e che sarebbero dovuti essere realizzati con i fondi del PNRR sono sì strutture che offrono posti agli studenti, ma appartengono a enti privati che lucrano sulle camere messe a disposizione, arrivando a far pagare anche più di 600 euro per una stanza singola".
La denuncia pone al centro una questione che va oltre il semplice incremento dell'offerta abitativa: la disponibilità di nuovi posti letto, sostengono gli occupanti, non garantirebbe automaticamente l'accessibilità economica per gli studenti.
Il tema degli studentati Pnrr si intreccia così con quello delle politiche pubbliche per il diritto allo studio. La richiesta è quella di assicurare soluzioni abitative che non rappresentino un ulteriore peso economico per le famiglie, evitando che il costo della casa diventi un fattore determinante nella possibilità di intraprendere o proseguire un percorso universitario.
Nel corso della mobilitazione è stato affrontato anche il tema della mobilità studentesca. Gli universitari contestano l'incremento del costo dell'abbonamento al trasporto pubblico, inserendolo nel quadro delle spese che incidono sulla vita quotidiana di chi frequenta l'Ateneo.
Il riferimento è al nuovo abbonamento Umbria Vai, presentato dalla Regione Umbria nell'agosto 2026. Il titolo destinato agli studenti universitari ha un costo annuale di 70 euro, rispetto ai 60 euro del precedente Pass TPL Umbria-UniPG. L'agevolazione consente l'utilizzo dei servizi di trasporto pubblico previsti dalla misura regionale.
L'aumento viene contestato dagli studenti in relazione alle difficoltà economiche complessive che interessano la popolazione universitaria. Affitti, spese quotidiane, trasporti e costi connessi alla frequenza delle lezioni vengono considerati elementi che, sommati, possono rendere sempre più oneroso il percorso accademico.
"Si aggiunge anche qui a Perugia l'aumento del costo dell'abbonamento ai trasporti, in una città che dovrebbe essere, e che si vanta di essere, a misura di studente".
Una critica che richiama direttamente l'identità del capoluogo umbro, da sempre caratterizzato da una forte presenza universitaria.
Per gli occupanti, il riconoscimento di Perugia come città a misura di studente dovrebbe tradursi in politiche capaci di garantire non soltanto un'offerta formativa adeguata, ma anche servizi accessibili e condizioni sostenibili per chi vive e studia nel territorio.
La mobilitazione degli studenti di Cambiare Rotta si sviluppa dunque lungo un insieme di rivendicazioni che coinvolgono tanto l'organizzazione interna dell'Ateneo quanto le condizioni economiche e sociali nelle quali si svolge la vita universitaria.
Dagli spazi del FISSUF alle modalità di valutazione, dai tirocini obbligatori al costo degli alloggi, il movimento chiede che le problematiche denunciate vengano affrontate attraverso un confronto strutturato con l'Università degli Studi di Perugia.
La richiesta di un tavolo permanente rappresenta il punto di convergenza delle diverse istanze. Gli occupanti intendono proseguire la mobilitazione fino a quando non sarà avviato un percorso di interlocuzione sulle questioni sollevate, con l'obiettivo dichiarato di ottenere risposte e interventi.