02 Nov, 2026 - 14:00

Scuola in Umbria, studenti stranieri sopra la media: Perugia frena, Terni accelera

Scuola in Umbria, studenti stranieri sopra la media: Perugia frena, Terni accelera

L’Umbria si posiziona stabilmente sopra la media nazionale per presenza di studenti senza cittadinanza italiana tra i banchi di scuola, ma le sue due province viaggiano ormai su traiettorie divergenti.

A certificarlo sono i dati della classifica “Gli studenti stranieri e quelli italiani nelle classi italiane. Incidenza percentuale e variazione tra il 2019/2020 e il 2024/2025, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria superiore”, elaborata da Il Sole 24 Ore sui numeri ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim).

Il quadro regionale mostra una dinamica a due velocità: la provincia di Perugia, pur mantenendo la quota più alta del territorio e piazzandosi al 38esimo posto in Italia, negli ultimi cinque anni vede diminuire la platea di alunni stranieri.

Al contrario Terni, al 47esimo posto nazionale, parte da un’incidenza inferiore ma accelera il passo, spinta dall’aumento di iscritti con passaporto estero e da un calo di studenti italiani più rapido rispetto al trend del resto d'Italia.

Studenti stranieri a scuola in Umbria: i dati del report e il confronto

A livello nazionale la percentuale media di alunni con cittadinanza non italiana si attesta all’11,8 per cento. Entrambe le realtà umbre si collocano sopra questa soglia di riferimento.

In provincia di Perugia gli studenti con background migratorio rappresentano il 14,67 percento della popolazione scolastica totale, un dato superiore di 2,87 punti percentuali rispetto al benchmark del Paese.

A Terni la quota raggiunge il 13,67 percento, superando la media italiana di 1,87 punti. Tra i due territori resta un solo punto percentuale di scarto, ma i trend dell'ultimo quinquennio indicano un progressivo riavvicinamento delle due province.

Perugia perde iscritti stranieri, a Terni pesa il crollo degli italiani

Nel perugino, tra l’anno scolastico 2019/2020 e il 2024/2025, la presenza di allievi stranieri è scesa di 410 unità, segnando una contrazione del 3,2 percento.

Si tratta di un andamento peculiare: Perugia figura tra le poche realtà provinciali italiane in cui la popolazione scolastica straniera arretra in termini assoluti pur conservando un’incidenza elevata sul totale.

Parallelamente, nel capoluogo regionale calano anche gli iscritti italiani: sono 5.408 in meno nel quinquennio, pari a una flessione del 7 percento, comunque inferiore al calo medio nazionale dell’8,3 percento.

Il bilancio ternano si sviluppa invece su coordinate opposte. Nella provincia di Terni gli alunni stranieri crescono di 300 unità, registrando un incremento del 9,2 percento, non lontano dal dato nazionale (+10,1 percento).

A incidere sull'aumento della percentuale complessiva a Terni è soprattutto il fattore demografico interno: la provincia perde 2.244 studenti italiani, pari a un arretramento del 9,1 percento, peggiore rispetto al dato medio italiano.

A Terni opera dunque un effetto a forbice: la componente straniera continua a crescere mentre la componente italiana diminuisce a un ritmo sostenuto, modificando rapidamente gli equilibri numerici nei plessi.

Il nodo delle singole classi, la mappa dei plessi e il tetto del 30%

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Le percentuali provinciali offrono una fotografia d'insieme ma non misurano la reale composizione delle singole aule.

Come rilevato dallo studio del quotidiano economico, la distribuzione degli studenti resta eterogenea sul territorio, con scostamenti significativi non solo tra province ma tra quartieri e scuole della stessa città.

Medie territoriali attorno al 13 o 14 percento non escludono la presenza di specifici plessi urbani con concentrazioni nettamente superiori, così come di sezioni a bassissima incidenza.

Il tema si incrocia con il quadro normativo introdotto dal decreto Scuola (Dl numero 170 del 2026, in vigore dal primo ottobre), che fissa il tetto del 30 percento di alunni stranieri nelle prime classi a partire dall’anno scolastico 2027/2028, guardando ai nuovi ingressi dell’anno 2026/2027.

Il criterio ministeriale prevede tuttavia precisi distinguo: alla scuola primaria il calcolo esclude chi è nato in Italia o ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, conteggiando solo i nati all'estero senza tale frequenza pregressa.

Alle secondarie di primo e secondo grado il tetto considera esclusivamente chi non ha completato almeno tre anni di scuola nel sistema italiano con esito positivo, lasciando fuori dalla restrizione gli studenti già inseriti stabilmente nel percorso didattico nazionale.

Sul piano dell'apprendimento, la cittadinanza resta solo uno dei fattori in gioco: il contesto economico, sociale e familiare continua a pesare sulle rilevazioni Invalsi spesso in misura più determinante della nazionalità anagrafica.

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