Trenta medici dell’Umbria hanno formalizzato un atto di diffida indirizzato alla Regione e alle due aziende sanitarie territoriali per denunciare le falle strutturali del 116117, il numero unico europeo dedicato alle cure non urgenti.
La contestazione investe in modo diretto l’impianto organizzativo del servizio, le modalità operative di gestione delle chiamate e il quadro economico riservato ai professionisti.
Secondo quanto rilevato dai medici, il percorso di presa in carico difetta di un vero triage sanitario preliminare, poggia su un algoritmo di valutazione clinica non ancora pienamente funzionante e sconta una carenza di presidio clinico proprio nelle fasce più scoperte, come le notti e i giorni festivi.
Il caso è esploso sul terreno politico regionale. I consiglieri regionali della Lega, Enrico Melasecche e Donatella Tesei, hanno chiesto alla presidente della Giunta Stefania Proietti chiarimenti urgenti sulle criticità operative.
Parallelamente, il consigliere Nilo Arcudi ha annunciato la presentazione di un’interrogazione consiliare per verificare la tenuta della centrale e delle procedure di sicurezza.
Sullo sfondo rimangono aperti due interrogativi sostanziali: se il cittadino che compone il 116117 ottenga un orientamento sanitario davvero sicuro e se ai medici in servizio siano garantite tutele operative e retribuzioni conformi alle responsabilità richieste.
Pienamente operativo su tutto il territorio umbro dallo scorso 17 settembre 2026, il 116117 nasce come canale telefonico gratuito, attivo 24 ore su 24, per l'orientamento ai servizi territoriali e l'accesso alle cure non urgenti.
La funzione assegnata al sistema include lo smistamento verso la Continuità Assistenziale (l'ex Guardia Medica) e il tempestivo trasferimento al 118 dei casi che rivelano quadri di emergenza, così da limitare gli accessi impropri nei Pronto Soccorso.
La diffida inviata il 31 ottobre 2026 da trenta professionisti di Continuità Assistenziale mette però a nudo la distanza tra il modello teorico e la realtà dei turni.
I firmatari evidenziano vulnerabilità tecniche e organizzative che incidono sulla rapidità di intercettazione delle urgenze, sollevando dubbi sulla reale integrazione tra la nuova centrale e la rete dell'emergenza.
Il primo snodo critico riguarda la composizione del personale di prima risposta. La gestione iniziale delle telefonate è affidata a figure con qualifica di terminalisti, prive di formazione sanitaria ma chiamate a gestire richieste di salute delicate.
Una condizione operativa che ha indotto gli stessi addetti a stipulare polizze assicurative a tutela della possibile colpa professionale per scongiurare errori di instradamento dell'utenza.
A questo si sommano i limiti della piattaforma software CallSense. Come riportato nell'atto dei medici ripreso da Melasecche e Tesei, “le richieste dei pazienti rischiano di restare in attesa senza un vero triage sanitario preliminare, sorrette da un algoritmo che la stessa procedura regionale riconosce non ancora attivo e senza presidio clinico nelle ore notturne, festive e prefestive”.
A destare allarme è anche un'anomalia procedurale interna: il sistema informatico registra la presa in carico dell'utente come già avvenuta prima ancora che l'apparecchio telefonico del medico squilli, generando un disallineamento temporale formale rispetto alla reale prestazione.
Accanto alla sicurezza clinica emerge il fronte del trattamento economico.
L’interrogazione formalizzata da Arcudi mette in evidenza un compenso orario di 25,10 euro lordi per i medici di Continuità Assistenziale, a fronte dei 38,72 euro richiamati dalla contrattazione nazionale per analoghe funzioni all'interno delle Case della Comunità.
A ciò si aggiunge la totale esclusione da indennità e incentivi. L'assetto retributivo sconta inoltre un paradosso sui turni: chi lavora durante la fascia notturna percepisce un compenso orario inferiore rispetto all'attività diurna.
Uno squilibrio che, denunciano i consiglieri di minoranza, alimenta la diserzione dei concorsi e la fuga del personale medico verso altre Regioni.
Melasecche e Tesei incalzano Palazzo Donini rimarcando che “la sanità non è un palcoscenico per annunci e titoli di giornale, ma un sistema complesso dove le carenze di programmazione e l’assenza di coordinamento colpiscono la sicurezza delle cure”.
Dall'opposizione giunge quindi la richiesta pressante di istituire un tavolo tecnico immediato tra la Regione e i delegati della Continuità Assistenziale, chiamando la Giunta a rispondere con atti formali alle lacune organizzative della sanità territoriale.