Lo scontro politico a Palazzo Spada cambia teatro operativo. Dalla sala consiliare la contesa si sposta direttamente dentro le commissioni permanenti e attorno alle rispettive presidenze. Il tuitto mentre appare sempre più plastico che se il sindaco Bandecchi deve fare i conti con l'anatra zoppa, le opposizioni non riescono a costruire una piattafoma unitaria di sfiducia.
Di sfiducia in sfiducia, dopo la notizia del deposito della mozione di maggioranza contro Andrea Sterlini e Marina Severoni, i due consiglieri dissidenti alla guida della Prima e della Seconda commissione hanno scelto di non fare alcun passo indietro. Nessuna dimissione spontanea, dunque, contrariamente a quanto molti esponenti di maggioranza e minoranza auspicavano per sbloccare l’impasse.
Al contrario, la risposta dei presidenti sfiduciati si è concretizzata in una sequenza serrata di convocazioni, aprendo una fase di logoramento tattico. La normativa locale non prevede automatismi: il regolamento del Comune di Terni esclude la decadenza immediata per il venir meno del vincolo politico di mandato.
La partita dovrà quindi approdare formalmente in aula, con l'eventuale ingresso della sfiducia ai due presidenti "ribelli" nella convocazione del Consiglio comunale affidata alla presidente Sara Francescangeli.

Mentre il gruppo dissidente tenta azioni di ostruzionismo procedurale all'interno degli organismi consiliari, l’attività del sindaco Stefano Bandecchi prosegue su un doppio binario. Il primo cittadino porta avanti un fitto calendario di consultazioni per individuare un nuovo assetto numerico, valutando l’ipotesi di un patto di consiliatura o di un allargamento della maggioranza.
Intanto, i dissidenti analizzano nel dettaglio le mosse della maggioranza, convinti di poter aprire una battaglia procedurale e di interpretazione delle norme e dei regolamenti sulla sfiducia ai due presidenti di commissione dissidenti. O di poter generare un incidente di percorso in consiglio sui numeri necessari a far passare l'atto.
La tensione resta alta soprattutto sui dossier amministrativi più rilevanti, a partire da quelli con scadenze perentorie. Innanzitutto il bilancio, per il quale però i tempi sono ancora politicamente lunghi.
E' quello il vero terreno dove si potrà consumare il redde rationem. E' vero che formalmente ci sono 15 consiglieri di maggioranza (quelli cioè che hanno sottoscritto il programma del sindaco Bandecchi) e 18 di opposizione. Ma che tutti partecipino al voto o che tutti lo facciano esprimendosi in maniera contraria è una prospettiva da verificare. E anche per approvare il bilancio basta la maggioranza semplice.
La gestione dei calendari delle commissioni rappresenta così l'arma principale del braccio di ferro tra i fedelissimi della giunta e i consiglieri ormai all'opposizione interna.

I due nodi politicamenmte più rilevanti in quest'ultima fase riguardano la cessione della rete del gas e la pratica urbanistica per la media struttura di vendita in via del Centenario. Entrambi i provvedimenti sono destinati ad andare comunque al voto nelle rispettive commissioni.
Sulla partita del gas si era registrato il tentativo del presidente Sterlini di convocare una terza seduta congiunta tra Prima e Terza commissione, con l'obiettivo di dilatare l'iter di approvazione. Ma la mossa - secondo quanto trapela da Palazzo Spada - non avrebbe avuto successo.
Il presidente della Commissione bilancio e partecipate, Claudio Batini, fedelissimo bandecchiano, avrebbe chiuso la porta in faccia alla richiesta di ulteriori approfondimenti. Il dossier è stato dichiarato istruito in ogni dettaglio tecnico e amministrativo, dopo le audizione fiume di tecnici comunali e di Terni Reti.
Poiché i tempi tecnici stringono, Batini ha disposto che si proceda alla riunione decisiva e al voto finale ristretto alla sola Terza commissione.
Percorso analogo per la variante di via del Centenario, che comprende il nuovo supermercato e la relativa rotatoria. Nella sua ultima seduta la Prima commissione ha respinto la richiesta di ulteriori approfondimenti documentali: la parola definitiva passerà ai commissari, chiamati a esprimersi con il via libera o la bocciatura dell’atto.
Nonostante il clima di scontro, i lavori istituzionali proseguono. La Prima commissione, presieduta da Andrea Sterlini, ha esaminato stamani il progetto da 341 mila euro per il nuovo impianto di pattinaggio. L'opera non sorgerà nell'area verde a ridosso del parco David Raggi del quartiere Matteotti, stralciata dopo la mobilitazione e la raccolta firme dei cittadini a tutela dell'area verde.
La nuova localizzazione individuata dall'amministrazione è in via Papa Benedetto III, nella zona di San Giovanni, tra il campo sportivo della Grs e l'area del vaglio. L’obiettivo illustrato dal Rup Matteo Bongarzone e dal dirigente Giorgini è raggruppare le discipline su rotelle in un unico polo sportivo, adiacente al ciclopattinodromo “Renato Perona”.
L’intervento complessivo è suddiviso in tre stralci funzionali. Il primo lotto, finanziato con 341 mila euro provenienti dai canoni idrici e subordinato all’ok della Regione, prevede una pista all'aperto di 800 metri quadrati (40 per 20 metri), con recinzioni, illuminazione e camminamenti pedonali.
I successivi lotti completeranno la struttura con copertura in legno lamellare, tribune, impianto di riscaldamento, spogliatoi e locali di servizio. Secondo il cronoprogramma tecnico, la progettazione definitiva si concluderà entro maggio 2027, con l’apertura del cantiere prevista per il successivo mese di settembre.
Durante la seduta sono emerse altre perplessità e richieste di chiarimento da parte dei commissari sull'ubicazione scelta, alla presenza di Elisabetta Ronzoni, referente della protesta civica nel quartiere. Per l'area residenziale di viale Matteotti resta confermato l’impegno assunto dalla giunta di realizzare una palestra a servizio dell’edificio scolastico.