Che ricaduta economica hanno i pipistrelli? E perché, se la plastica dura in eterno, viene usata per beni di consumo come l’acqua? Ma poi, che c’entra il Sahara con la foresta amazzonica? A queste e altre domande ha risposto, con ironia, Roberto Mercadini nel suo monologo 'Noi siamo il Suolo, Noi siamo la Terra', andato in scena ieri sera all’auditorium Gazzoli di Terni. Tappa conclusiva della terza edizione di 'Eco Sanfra', lo spettacolo è stato per un’ora abbondante un’iniezione di senso critico, tra risate, applausi e riflessioni necessarie.
Il lavoro di Mercadini pone molti interrogativi, quelli che negli automatismi della vita quotidiana difficilmente emergono e che, eppure, finiscono per indirizzare l’economia mondiale. Perché ecologia ed economia sono strettamente connesse, molto più di quanto ci si potrebbe immaginare.
E allora si capisce che, se i pipistrelli muoiono per un'epidemia, l’economia degli Stati Uniti rischia di perdere 23 miliardi di dollari e che l’immenso deserto africano, con le sue polveri trasportate anche a migliaia di chilometri di distanza, svolge un ruolo fondamentale nella fertilizzazione del polmone verde del pianeta.
L'autore e divulgatore riesce a spiegare tutto questo attraverso una narrazione ricca, che non perde mai il ritmo e che fa riflettere, anche con un sorriso, sui tanti paradossi dell’era postmoderna. Ma soprattutto, sa squarciare un velo, quello che spesso impedisce di vedere i legami tra le nostre azioni quotidiane e i grandi meccanismi che regolano l’economia e l’ambiente.
La dimensione del lavoro è circolare e ruota attorno a un elemento preciso, concreto e simbolico al tempo stesso: il suolo del titolo. Quello che calpestiamo e dove qualcuno getta pure i rifiuti, lo stesso che ritroviamo, in forme più raffinate, nei nostri smartphone. Quel suolo che in economia è un fattore di produzione e che, in una dimensione più ampia, rappresenta l’umanità intera.

Perché è nella terra che ci connettiamo, esattamente come nell’oikos greco, che è più di un semplice gruppo di persone che occupano lo stesso spazio: è una realtà fatta di legami e interdipendenze, dove ciò che all’apparenza è piccolo influenza il grande e alla quale l’artista invita a prestare maggiore attenzione. Anche perché, come dice Mercadini, sì la terra è grande, ma non è infinita.
Ed è proprio da questa consapevolezza che parte l’invito finale a recuperare uno sguardo più autentico e critico su ciò che ci circonda e sui legami che ci uniscono alla terra e gli uni agli altri. E con un’esortazione, poi, chiude il suo monologo: "Siate il suolo, siate la terra!".
Lo spettacolo di Mercadini rappresenta anche il debutto in terra ternana di 'Eco Sanfra', una "scelta non casuale", ha rimarcato Davide Placidi, che insieme a Maurita Passaquieti organizza la kermesse. L’edizione di quest’anno, dedicata a Madre Terra, si è sviluppata intorno al claim "Tornare con i piedi per terra", proseguendo il percorso avviato fin dalla nascita dell’iniziativa sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, e ispirato alla figura di San Francesco d’Assisi, Patrono anche dell’ecologia integrale.
Dopo l’anteprima ad Assisi, Eco Sanfra, alla fine di settembre, ha proposto a Perugia quattro dense giornate di appuntamenti, tra panel, lectio magistralis, laboratori, proiezioni di documentari e momenti di confronto. Un programma multidisciplinare che ha intrecciato scienza, cultura e innovazione con ospiti di grande richiamo e spessore.
Quello di ieri, dunque, è stato un primo passo che potrebbe preludere a un percorso più ampio. Come anticipato dagli organizzatori, infatti, c’è la volontà di portare il festival itinerante anche a Terni. Una prospettiva che ha trovato accoglienza da Palazzo Spada e che potrebbe tradursi già dal prossimo anno in nuovi sviluppi per la manifestazione.