A esattamente ottocento anni dal transito di San Francesco, il cinema Politeama di Terni ha ospitato la prima assoluta del film 'La leggenda dei tre compagni', dedicato a un aspetto forse poco conosciuto del Poverello: l’umorismo. A firmare la regia è Arnaldo Casali, francescanista e presidente dell'Istess, che al Santo di Assisi ha già dedicato tre anni fa una prima opera filmica, 'La Stella di Greccio'. Intorno alle 20.30 di ieri sera, fuori dalla sala c’era già la fila. Tante le persone che hanno voluto vedere questa novità.
Inserita nell’ambito della manifestazione 'La Valle della Letizia', la pellicola porta sullo schermo un Francesco inedito, grazie alle testimonianze di chi gli è stato più vicino: Leone, Angelo e Rufino, i tre compagni del titolo.
La storia è ambientata nell’autunno del 1224 all’Eremo di Sant’Urbano, a Narni. Francesco è malato, quasi cieco e porta già le stimmate, che tenta di nascondere ai curiosi. Attorno a lui si intrecciano la composizione del Cantico delle Creature, le visioni di frate Leone, una dolorosa operazione agli occhi e il complesso rapporto con un Ordine che, mentre cresce, si allontana dall’idea radicale di povertà sostenuta dal suo fondatore.
Il punto di partenza sono le fonti francescane su cui Casali ha condotto un lavoro certosino ispirandosi, in particolare, alle memorie dei suoi tre fedelissimi. Testimonianze preziose contenute nella 'Compilazione di Assisi', manoscritto scoperto intorno al 1920 e riconosciuto come autentico soltanto nel 1980. Un patrimonio di racconti che contengono anche episodi finora mai arrivati sullo schermo, sottolinea Casali, e che svelano il volto del 'Giullare di Dio'.
"È una commedia, non è una rilettura parodistica o una lettura alternativa, ma una lettura filologica che si basa sulle fonti francescane - spiega il regista ai microfoni di Tag Umbria+ -. Raccontiamo qualcosa di completamente nuovo ma al tempo stesso di totalmente fedele alla storia di Francesco d’Assisi".
Ed è dalle pagine dei suoi compagni che emerge l’innovazione sostanziale del film. Accanto ai grandi temi dell’esperienza del Santo, compare la vita quotidiana proprio grazie a quelle fonti "che il cinema, il teatro e la musica fino ad oggi non hanno usato" prosegue Casali.
Il fulcro narrativo è preciso: l’umorismo qui non è un elemento aggiunto alla figura del Santo, ma una chiave per leggerne un tratto già presente per quanto meno noto. Del resto, "Come tutti i comici seri Francesco usava l’umorismo non per intrattenere la gente ma per dire delle cose molto serie" osserva ancora Casali.
A interpretare il Poverello è Francesco Salvi, affiancato da Fabio Bussotti nel ruolo di frate Leone, che torna nelle vesti di questo personaggio a 35 anni dal Nastro d’argento ottenuto per lo stesso ruolo nel film di Liliana Cavani. Nel cast anche Moni Ovadia, Max Cavallari dei Fichi d’India, Stefano Chiodaroli, Rosario Terranova, Cecilia Di Giuli, Luisa Borini, Annalisa Aglioti, Alban Guillon e Adelmo Togliani.
"Sono un devoto di San Francesco, un personaggio che travalica le fedi perché è un personaggio umano che parla al cuore della gente – ci dice Salvi -. Era anche un personaggio divertente e simpatico e soprattutto era un umorista, un giullare". Il film, e questo sicuramente rappresenta uno degli aspetti più innovativi, non è una libera interpretazione ma, al contrario, un’accurata ricostruzione filologica dove dove "Ogni battuta, ogni minimo gesto è preso direttamente dalle vere parole del Santo riportate dai suoi compagni" afferma l'attore.
La sceneggiatura è firmata da Casali insieme allo stesso Salvi, che racconta con una battuta anche l’origine della produzione: "Siamo partiti francescanamente: senza una lira".

La produzione è nata da un progetto dell’Istituto di Studi Teologici e Storico-Sociali di Terni e di Cenacolo Cinema, con il contributo del Comune di Terni e della Regione Umbria. Le musiche sono di Paolo Paniconi, mentre le canzoni originali sono firmate da Marialuna Cipolla, candidata al David di Donatello per la colonna sonora de 'Il ragazzo invisibile' di Gabriele Salvatores.
Gran parte delle riprese si è svolta nei luoghi della presenza francescana tra l'Umbria e la Sabina: l’Eremo di Sant’Urbano a Narni, Orte, Vacone e Cottanello, la Cascata delle Marmore, fino ad Assisi e San Damiano. Alla realizzazione del film hanno collaborato realtà locali e frati minori, con l’utilizzo anche di riproduzioni di scritti autografi e oggetti appartenuti al Santo. In ogni luogo, hanno ricordato autori e interpreti a più riprese, l’accoglienza è stata calorosa, tant’è che ieri sera in sala c’erano anche coloro che hanno aiutato la produzione come hanno potuto.