Il futuro del “San Matteo degli Infermi” riaccende il confronto sulla sanità umbra. A Spoleto si guarda con attenzione agli scenari legati al nuovo Piano socio-sanitario regionale, dopo le indiscrezioni su un possibile ridimensionamento del presidio e sulla perdita delle funzioni legate al DEA e al Punto Materno-Infantile. Un’ipotesi che il consigliere regionale civico Nilo Arcudi definisce “inaccettabile” e sulla quale chiede chiarezza alla Regione.
La presa di posizione arriva a pochi giorni da una nuova nota con cui lo stesso Arcudi ha chiesto che il “San Matteo” abbia un ruolo centrale nel nuovo Piano sanitario regionale. Al centro del confronto ci sono il mantenimento del DEA di I livello, la riapertura del Punto Nascita, il rapporto con l’ospedale “San Giovanni Battista” di Foligno e, più in generale, l’organizzazione della rete ospedaliera dell’area centro-umbra. È importante distinguere, sul piano dei fatti, tra l’ipotesi contestata dal consigliere e una decisione formalmente assunta.
Arcudi fa riferimento a quanto riportato dagli organi di stampa sul confronto tecnico in corso per il nuovo Piano sanitario regionale e sostiene che la presidente della Regione Stefania Proietti starebbe valutando scenari che potrebbero modificare profondamente la funzione del presidio. Nelle comunicazioni istituzionali disponibili, invece, la Regione ha finora parlato di una rete ospedaliera ancora in fase di definizione e di un percorso di rilancio dell’ospedale spoletino.
“Secondo quanto riportato dagli organi di stampa sul confronto per il nuovo Piano Sanitario Regionale, la Presidente Proietti starebbe valutando studi tecnici per giustificare la cancellazione del “San Matteo” di Spoleto come Ospedale DEA e Punto Materno-Infantile, ponendo Spoleto e la Valnerina davanti a un’alternativa inaccettabile: il declassamento a struttura ambulatoriale e riabilitativa del “San Giovanni” di Foligno oppure l’integrazione con il DEA di II livello di Terni come ospedale di supporto": a sostenerlo è il consigliere regionale civico Nilo Arcudi.
Lo scenario descritto da Arcudi riporta quindi al centro della discussione la collocazione di Spoleto all’interno della rete dell’emergenza-urgenza regionale. Il consigliere interpreta le ipotesi riportate come un possibile ridimensionamento del ruolo del “San Matteo” e mette in guardia dalle conseguenze che, a suo giudizio, avrebbe una scelta di questo tipo sulla città, sulla Valnerina e sull’area interessata dagli effetti del sisma.
“Una scelta simile, eventualmente condivisa dal PD, tradirebbe gli impegni elettorali, indebolirebbe la rete ospedaliera umbra e penalizzerebbe il diritto alla sanità pubblica di Spoleto e del cratere sismico, senza garantire neppure il rilancio dell’ospedale di Foligno, che necessita invece di specialistiche di qualità" aggiunge.
La questione degli impegni assunti in campagna elettorale è da mesi uno degli argomenti ricorrenti nel confronto sull’ospedale. Già il 4 giugno, durante un question time in Assemblea legislativa, Arcudi aveva chiesto alla presidente Proietti garanzie formali sul mantenimento del DEA di I livello e sul percorso per la riapertura del Punto Nascita.
In quella sede Proietti aveva spiegato che il Piano socio-sanitario era ancora in fase di definizione e che era in corso anche la revisione dell’organizzazione della rete ospedaliera e dell’articolazione dei singoli presidi. La presidente aveva indicato una serie di interventi già avviati per il “San Matteo”, tra cui la piena operatività H24 della cardiologia, il potenziamento della robotica, l’implementazione dei servizi e interventi edilizi per l’ampliamento dell’ospedale.
Sul Punto Nascita, inoltre, la Regione aveva riferito di avere formalmente presentato l’istanza per la riapertura del servizio, prima al Comitato percorso nascita locale e successivamente a quello nazionale del ministero della Salute. Secondo quanto spiegato dalla presidente, si tratta di un progetto complessivo basato su una nuova analisi del fabbisogno territoriale, con particolare attenzione al cratere e alle aree interne.
Proprio questo elemento rappresenta uno dei punti più delicati del confronto. Da un lato, Arcudi chiede che gli impegni sul presidio vengano tradotti in un rafforzamento concreto delle funzioni ospedaliere; dall’altro, la Regione sta definendo la nuova articolazione complessiva della rete, all’interno della quale dovranno essere stabilite funzioni e specializzazioni dei diversi ospedali.
Nel dibattito pesa anche la mobilitazione sviluppata negli ultimi mesi a Spoleto e in Valnerina. Il 15 luglio la Terza commissione dell’Assemblea legislativa aveva infatti ascoltato i rappresentanti di diversi comitati territoriali nell’ambito di una petizione popolare sottoscritta da oltre 10 mila cittadini. La richiesta riguardava la riattivazione al “San Matteo” del Punto Nascita, della Pediatria, dell’emergenza chirurgica e medica, della rianimazione e dei servizi H24 chiusi nel 2020 durante l’emergenza Covid, con l’obiettivo di ricondurre il presidio a una piena funzione di DEA di I livello.
Nel corso dell’audizione erano state inoltre rappresentate criticità relative alla dotazione di personale. Secondo quanto riferito dai comitati in sede istituzionale, tra il 2020 e il 2025 l’ospedale avrebbe perso 350 dipendenti. Gli stessi rappresentanti avevano chiesto che le loro richieste venissero recepite nel nuovo Piano socio-sanitario regionale e avevano insistito sulla necessità di una visione più ampia, capace di considerare il presidio come riferimento non soltanto per Spoleto e la Valnerina, ma per un territorio più vasto.
La discussione aveva trovato attenzione anche all’interno della commissione. In quella sede, il consigliere Stefano Lisci aveva sottolineato la necessità di mantenere per Spoleto i servizi di un ospedale di I livello, mentre i rappresentanti dei comitati avevano ribadito la richiesta di un atto formale della Regione.
Nel nuovo intervento, Arcudi non propone una contrapposizione tra il “San Matteo” e il “San Giovanni Battista” di Foligno. Al contrario, il consigliere sostiene che la prospettiva debba essere quella di una rete integrata, nella quale i due presidi possano mantenere funzioni complementari e specialistiche distribuite tra i rispettivi plessi.
"Spoleto non può essere privata del Punto Nascita - sostiene Arcudi - né ridotta a un presidio limitato al Pronto Soccorso e alle attività terapeutiche diurne o settimanali. Guardiamo con favore a una rete ospedaliera integrata tra Foligno e Spoleto, ma questa deve fondarsi su Strutture Operative Complesse e Semplici Dipartimentali distribuite tra i due plessi e su équipe specialistiche in grado di garantire i servizi in entrambi gli ospedali. La Regione, nell’ambito delle proprie competenze, dovrebbe proporre al San Matteo' una solida base di emergenza-urgenza, chirurgia, medicina, traumatologia e cardiologia, collegate ad anestesia-rianimazione e a un Pronto Soccorso adeguato, mantenendo inoltre Punto Nascita e Pediatria. Si tratta di una richiesta sostenuta anche dalle oltre 10 mila firme raccolte e dalle rassicurazioni date dalla Presidente Proietti in campagna elettorale. Su tutte le altre funzioni è possibile un confronto nell’interesse dell’intera area centro-umbra, contribuendo anche ad alleggerire la pressione su Perugia e Terni. Il contestato modello del “Terzo Polo”, con l’urgenza concentrata da una parte e le sole riabilitazioni dall’altra, non è accettato dalla popolazione ed è già in parte superato. Occorre prevedere fin d’ora due plessi, entrambi dotati di reparti e servizi complementari di livello DEA di I, destinati a diventare riferimento per le diverse specialistiche in base alle rispettive dotazioni e vocazioni. Foligno e Spoleto non possono essere poste in alternativa. Il consolidamento di entrambe è l’unica strada per costruire un polo ospedaliero condiviso e qualificato, capace di valorizzare il ruolo del Centro Umbria".
Il punto, nella proposta avanzata da Arcudi, è quindi costruire un sistema nel quale Foligno e Spoleto non vengano considerate strutture concorrenti, ma parti di una stessa rete. La distribuzione delle specialistiche dovrebbe avvenire, secondo il consigliere, sulla base delle dotazioni, delle vocazioni dei due ospedali e della possibilità di assicurare équipes in grado di garantire continuità assistenziale.
Nel mirino di Arcudi c'è anche il cosiddetto modello del “Terzo Polo”, tema che da tempo accompagna il confronto sulla riorganizzazione della sanità umbra. La sua critica riguarda in particolare l'eventualità di una separazione netta tra funzioni di emergenza concentrate in un presidio e attività prevalentemente riabilitative nell'altro.
Il consigliere sostiene invece che entrambi i plessi debbano mantenere una dotazione ospedaliera articolata e che la loro integrazione possa contribuire anche a ridurre la pressione sugli ospedali di Perugia e Terni. La richiesta, nelle sue parole, è quindi quella di evitare un modello fondato sull'alternativa tra Spoleto e Foligno e di arrivare a un'organizzazione capace di valorizzare le competenze già presenti nei due presidi.
Quella sul “San Matteo” non è una discussione nata nelle ultime ore. Nei mesi scorsi Arcudi aveva già sollecitato più volte la Giunta regionale a chiarire il futuro della struttura e a fornire indicazioni precise sul mantenimento del DEA di I livello e sulla riapertura del Punto Nascita. Il 25 agosto il consigliere aveva inoltre denunciato pubblicamente l'assenza di risposte rispetto agli impegni discussi in Terza commissione. Il tema è rimasto quindi sul tavolo per tutta l'estate, fino alla nuova presa di posizione di settembre, arrivata proprio nella fase in cui il nuovo Piano socio-sanitario regionale si avvicina ai prossimi passaggi istituzionali.
Il 25 settembre, in una nota ufficiale dell'Assemblea legislativa, Arcudi aveva già chiesto che l'ospedale di Spoleto fosse centrale nel nuovo Piano, riproponendo la necessità di mantenere il DEA di I livello, riaprire il Punto Nascita e costruire una rete integrata tra Spoleto e Foligno.
Il passaggio decisivo sarà ora rappresentato dalle scelte contenute nel nuovo Piano socio-sanitario regionale. È lì che dovranno essere definite l'articolazione della rete ospedaliera, le funzioni dei singoli presidi e il rapporto tra emergenza-urgenza, attività specialistiche e servizi territoriali. Per il momento, sulla base delle informazioni istituzionali disponibili, non risulta adottato un provvedimento regionale che disponga la chiusura del “San Matteo” di Spoleto o il suo formale declassamento. Il quadro è ancora quello di un Piano in fase di definizione, mentre Arcudi contesta gli scenari che, secondo quanto riportato dalla stampa e da lui richiamato, sarebbero oggetto di valutazione.
La stessa Regione, nei mesi scorsi, ha invece riferito di un percorso finalizzato al rilancio del presidio, indicando interventi sui servizi, il rafforzamento della cardiologia, il potenziamento della robotica e l'iter per la riapertura del Punto Nascita. Ed è proprio qui che si concentra oggi il confronto: da una parte la richiesta di Spoleto e Valnerina di vedere confermato un presidio con funzioni ospedaliere robuste, dall'altra la necessità della Regione di definire una rete complessiva sostenibile e organizzata secondo le diverse esigenze territoriali.
Il nuovo Piano socio-sanitario dovrà quindi dare una risposta a una partita che non riguarda soltanto il destino di un singolo ospedale. Sul tavolo ci sono il ruolo del “San Matteo”, il rapporto con Foligno e Terni, l'organizzazione dell'emergenza-urgenza e la capacità della sanità regionale di garantire servizi adeguati a un territorio che comprende Spoleto, la Valnerina e le aree interne.
Per Arcudi, la direzione da seguire è già indicata: “Foligno e Spoleto non possono essere poste in alternativa”. Per la Regione, il passaggio successivo sarà tradurre la nuova programmazione sanitaria in un assetto concreto della rete ospedaliera umbra.