07 Nov, 2026 - 11:30

Paolo Tagliavento su Rai 2, la storia dell'arbitro e vicesindaco di Terni: "Ruoli diversi, stessa passione"

Paolo Tagliavento su Rai 2, la storia dell'arbitro e vicesindaco di Terni: "Ruoli diversi, stessa passione"

Terni conquista la ribalta televisiva nazionale su Rai 2 attraverso l’esperienza arbitrale di Paolo Tagliavento, protagonista del docufilm dedicato all’universo delle giacchette nere.

L’ex fischietto internazionale FIFA e UEFA, oggi amministratore delegato della Ternana Women e vicesindaco della città con delega allo Sport, si racconta a tutto tondo: “Cambiano i ruoli, non cambia la passione”.

L’opera, intitolata “Arbitro. Dal fischietto al VAR”, è stata scritta e diretta da Maurizio Pizzuto. Nei suoi 53 minuti di durata, il documentario ribalta la consueta percezione del calcio italiano, che ha a lungo ridotto il direttore di gara a un ingranaggio burocratico e sanzionatorio, esposto a continue controversie.

Attraverso materiali d’archivio, testimonianze dirette e riprese ravvicinate della quotidianità arbitrale, l’opera ricostruisce l’evoluzione della disciplina fino all'avvento della tecnologia. Il messaggio conclusivo fa da bussola all'intero racconto: “Dietro ogni fischio c’è una persona”.

Paolo Tagliavento nel docufilm Rai 2: la storia dell'arbitro di Terni

Al centro della testimonianza dell'ex fischietto si colloca il meccanismo psicologico necessario per governare l'agonismo e il clamore degli spalti. Mantenere il controllo sul campo richiede una condizione di totale schermatura emotiva.

Varcare la linea laterale coincideva per Tagliavento con l'ingresso in una dimensione parallela, indispensabile per decidere in frazioni di secondo senza subire i condizionamenti esterni.

“Mantenere la lucidità in ogni circostanza per un arbitro di calcio è una parte fondamentale. Io mi ricordo che quando entravo in campo, entravo in una bolla, non mi accorgevo minimamente di quello che succedeva all'esterno, non mi ricordo un coro”.

“Addirittura il giorno dopo, quando riguardavo le partite succedeva che durante un momento della partita magari pioveva e me ne accorgevo il giorno dopo riguardando le immagini, dicendo 'ma caspita, è piovuto dieci minuti', perché eri talmente concentrato su quello che andavi ad arbitrare che comunque tutto il resto rimaneva davvero fuori”.

La bolla psicologica e l'impatto di Calciopoli a inizio carriera

La tenuta emotiva del direttore di gara umbro è stata messa alla prova già nelle prime fasi della sua ascesa sportiva, quando l'inchiesta di Calciopoli scosse le fondamenta del sistema calcistico nazionale.

Tagliavento rievoca l’impatto di quella bufera come uno strappo improvviso, estraneo alla normale preparazione tecnica e ai rischi sportivi che un arbitro mette in conto ai massimi livelli.

“Tanti di noi eravamo appena arrivati lì, fu un momento particolare. Quando arrivi ad arbitrare a certi livelli puoi metterci sul conto gli errori arbitrali, puoi metterci tante difficoltà, puoi metterci il fatto di non farcele e dopo due anni tornare a casa”.

“Ma sicuramente non eravamo preparati per quello tsunami che fortunatamente si è risolto in pochissime settimane, per quanto volevamo essere lontani da quelle dinamiche”.

Il superamento rapido di quella fase consentì alla nuova classe arbitrale di ripartire su standard di trasparenza, restituendo pieno valore al responso del campo.

Dallo scetticismo alla svolta: come il VAR ha riscritto le decisioni

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L’ultima stagione di attività sul campo di Tagliavento ha coinciso con l'introduzione ufficiale del VAR nel campionato italiano, segnando il passaggio epocale dal giudizio solitario all'ausilio delle immagini.

La transizione non fu immediata: dopo anni trascorsi nel solco dell'arbitraggio tradizionale, l’approccio alla tecnologia fu segnato da un iniziale scetticismo durante i test preliminari.

“Il mio ultimo anno è stato il primo anno della VAR. Dopo decenni di modo di arbitrare vedevo quello strumento come qualcosa di estremamente ostativo. Non era una cosa che mi piaceva, dove mi fermava andare a vedere qualcosa. Ho vissuto i tre mesi di preparazione prima della prima partita in maniera estremamente scettica”.

Il confronto pratico ha tuttavia rovesciato i timori nell'arco di pochi minuti, già durante la prima gara diretta con il supporto video tra Inter e Fiorentina.

“Poi però mi sono bastati 15 minuti della prima partita d'arbitrato, che fu un'Inter-Fiorentina, per capire invece le grandissime potenzialità di questo strumento. Se io prendo i cinque errori più gravi della mia carriera, che magari hanno condizionato anche il mio percorso, il VAR li avrebbe risolti in pochissimi decimi di secondo”.

Tra gli episodi emblematici della sua carriera che la tecnologia avrebbe sanato all'istante figura anche il celebre gol non convalidato a Muntari in Milan-Juventus del 2012, rimasto a lungo al centro del dibattito sportivo.

Dagli stadi d'Europa alle istituzioni: le radici a Terni e in Umbria

La parabola di Tagliavento ha toccato le vette del calcio continentale: divenuto internazionale FIFA nel 2007 ed esordiente UEFA nella Regions' Cup in Bulgaria, l'8 dicembre 2010 ha debuttato nei gironi di Champions League in Arsenal-Partizan, dirigendo poi nel 2011 la finale dell'Europeo Under 21 tra Spagna e Svizzera.

La narrazione di Pizzuto valorizza costantemente il legame con l'Umbria mediante riprese aeree dello stadio Libero Liberati di Terni e sequenze del centro sportivo Elite di Cascia, tradizionale sede dei ritiri estivi arbitrali.

La struttura di Cascia richiama anche una nota di cronaca sportiva locale: il complesso appartiene infatti a Franco Fedeli, già presidente della Ternana in Serie D e C2 e in estate accostato alla Ternana come potenziale partner societario prima dello stop alle trattative. Oggi Fedeli è entrato come nel Foligno come azionista di riferimento.

Il percorso professionale dell'ex fischietto Tagliavento, invece, si sviluppa oggi fuori dal rettangolo verde, tra la gestione aziendale della Ternana Women e le responsabilità istituzionali a Palazzo Spada. A margine della trasmissione televisiva, Tagliavento ha tracciato il senso di questa continuità professionale e personale: “Il docufilm è stato un tuffo nel passato... Cambiano i ruoli, non cambia la passione”.

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