Il valore dell’Unità nazionale, il ruolo delle Forze armate nella tutela della sicurezza dei cittadini e il ricordo di chi ha perso la vita servendo il Paese.
La celebrazione del 4 novembre a Perugia si è svolta quest’anno nel segno di una memoria ancora più vicina al territorio umbro, dopo la morte dei quattro militari italiani nell’incidente aereo avvenuto in Bosnia-Erzegovina. Tra loro il sergente maggiore Claudio Marchesi, originario di Orvieto, la cui scomparsa ha segnato profondamente la comunità regionale.
La cerimonia istituzionale si è tenuta all’Ara Pacis, nel giardino di via Masi, davanti al Monumento ai Caduti. Presenti il prefetto di Perugia Paolo Canaparo, il comandante della Legione Carabinieri Umbria, generale Luca Corbellotti, e la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, insieme alle autorità civili e militari.
Una giornata che ha riunito il significato storico della ricorrenza e l’attualità del servizio svolto dalle donne e dagli uomini in uniforme, in Italia e nei diversi scenari internazionali.
Al centro degli interventi, due aspetti strettamente legati tra loro: da una parte il sacrificio dei militari caduti, ricordati dal prefetto Canaparo anche attraverso il legame con il territorio di Orvieto; dall’altra il significato del 4 novembre come festa che appartiene all’intera comunità nazionale, richiamato dal generale Corbellotti.
Un’occasione per rendere omaggio alle Forze armate, ma anche per riflettere sul contributo che offrono alla difesa dell’unità, della libertà e della sicurezza del Paese.
La ricorrenza ha rappresentato un’occasione per rendere omaggio al lavoro svolto dalle Forze armate e dall’intero sistema di sicurezza nazionale, impegnati quotidianamente in contesti operativi diversi e spesso complessi. Un impegno che, come evidenziato dal prefetto, si estende dagli scenari internazionali a quelli nazionali e che trova nella celebrazione del 4 novembre un momento di riconoscimento e riflessione.
"Oggi è una giornata in cui celebriamo e ricordiamo l'impegno delle nostre Forze armate, sia negli scenari internazionali sia in quelli nazionali. È un momento importante per riconoscere il valore del nostro sistema di sicurezza nazionale, che sta dando una grandissima prova di sé tanto sul piano internazionale quanto su quello interno", ha dichiarato Canaparo.
Nel suo intervento, il prefetto ha inoltre rivolto un pensiero ai quattro militari italiani morti in Bosnia-Erzegovina, soffermandosi in particolare sulla vicenda di Claudio Marchesi. Un ricordo che ha assunto anche un significato personale per Canaparo, legato alle sue origini orvietane e al rapporto con la comunità locale.
Proprio nella giornata del 4 novembre, infatti, Orvieto ha tributato l'ultimo saluto al sergente maggiore, in un momento di raccoglimento che ha intrecciato la celebrazione delle Forze armate con la memoria dei militari caduti nell'adempimento del proprio dovere.
"È anche una giornata in cui ricordiamo la scomparsa di quattro nostri connazionali in Bosnia-Erzegovina. Sono originario di Orvieto e, proprio per questo, la morte del sergente Marchesi mi ha colpito profondamente. Oggi vogliamo ricordare anche loro, il loro sacrificio e il grande impegno profuso al servizio delle Forze armate", ha aggiunto il prefetto.
Il riferimento è a Claudio Marchesi, 35 anni, sergente dell'Aviazione dell'Esercito, originario di Orvieto e morto il 29 ottobre nell'incidente che ha coinvolto un elicottero militare italiano nei pressi di Brčko, in Bosnia-Erzegovina. Il velivolo era impegnato in attività addestrative nell'ambito dell'operazione internazionale EUFOR Althea. Nello schianto hanno perso la vita anche gli altri tre militari italiani, Simone Ruggia, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.
La tragedia ha avuto una particolare risonanza in Umbria per il legame di Marchesi con Orvieto, città nella quale aveva vissuto e dove risiedono tuttora i suoi familiari. L'amministrazione comunale ha proclamato due giorni di lutto cittadino, il 3 e 4 novembre, in concomitanza con le esequie dei militari e con i funerali del sergente, celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo cittadino, proprio nella giornata dedicata all'Unità nazionale e alle Forze armate.
Il significato storico e civile della ricorrenza è stato richiamato anche dal generale Luca Corbellotti, comandante della Legione Carabinieri Umbria, che ha posto l'accento sul valore del 4 novembre come giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate.
Una celebrazione che, come ha sottolineato, non riguarda soltanto il mondo militare, ma l'intera collettività, perché richiama il percorso storico attraverso il quale si è formata l'Italia e i valori che ne tengono unito il Paese.
"Oggi è il 4 novembre, innanzitutto la Giornata dell'Unità nazionale e, di conseguenza, anche la festa delle Forze armate. È una ricorrenza che appartiene a tutti gli italiani, perché celebra il momento in cui l'Italia ha raggiunto la propria unità, diventando il Paese che conosciamo oggi", ha affermato Corbellotti.
Nel suo intervento, il comandante ha quindi collegato il significato storico della ricorrenza al ruolo che le Forze armate continuano a svolgere nella società contemporanea.
Un compito che non si esaurisce nella difesa del territorio, ma che si traduce anche nella tutela della libertà, della sicurezza dei cittadini e dell'unità nazionale, principi che costituiscono le fondamenta della convivenza civile.
"Le Forze armate svolgono un ruolo fondamentale perché contribuiscono a tutelare l'unità nazionale, la libertà e la sicurezza dei cittadini. È proprio per questo che è giusto celebrare insieme le due ricorrenze, quella dell'Unità nazionale e quella delle Forze armate".