04 Oct, 2026 - 14:29

San Francesco, da Assisi un messaggio di pace per il mondo. Mattarella: “La sua lezione è attuale"

San Francesco, da Assisi un messaggio di pace per il mondo. Mattarella: “La sua lezione è attuale"

Una giornata che unisce memoria e presente, dimensione religiosa e responsabilità civile, con Assisi ancora una volta chiamata a parlare all’Italia e al mondo.

È nel segno di San Francesco che la città umbra celebra il 4 ottobre, giorno dedicato al Patrono d’Italia, nell’ottavo centenario della sua morte e nel ritorno della ricorrenza a festa nazionale.

A rendere ancora più significativo l’appuntamento è la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato ad Assisi per partecipare alle celebrazioni e per affidare proprio alla figura del Santo un messaggio rivolto al tempo presente.

Ad accogliere il capo dello Stato sono stati il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti con la Giunta, il sindaco di Assisi Valter Stoppini e il custode del Sacro Convento fra Marco Moroni.

I temi al centro della Festa di San Francesco

Il filo conduttore della giornata è stato soprattutto quello della pace, ma letto attraverso la complessità dell’insegnamento di Francesco. Un messaggio che, a otto secoli dalla morte del Santo, torna a confrontarsi con un presente segnato da guerre, tensioni, divisioni e conflitti e che, proprio per questo, assume un valore che va oltre la celebrazione religiosa.

Mattarella ha richiamato la radicalità della scelta francescana, mettendo in evidenza il rifiuto del denaro come misura assoluta, l’umiltà, la ricerca della verità e il valore della dignità della persona.

"La sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l'idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, ma una faticosa, ponderata ricerca delle ragioni superiori dell'unità del popolo cristiano e della Chiesa.

Ricordare, oggi, l'insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo vuol dire porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali anch'essi della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace".

Parole che restituiscono alla figura di Francesco una lettura più ampia rispetto a quella, ormai consolidata, di simbolo della tutela ambientale o della solidarietà.

Per il capo dello Stato, la sua eredità continua invece a interrogare il modo stesso in cui vengono concepiti il potere, la persona e i rapporti tra i popoli.

Il messaggio di Mattarella da Assisi: “Non c'è colpa maggiore che uccidere altri uomini in nome di Dio”

Nel discorso del presidente della Repubblica, il riferimento alla drammatica attualità dei conflitti è stato diretto e senza mediazioni. Mattarella ha osservato come in alcune aree del mondo si assista persino a un ritorno della dimensione religiosa utilizzata per giustificare la guerra, richiamando il contrasto radicale con la testimonianza di Francesco.

"Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c'è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio.

Non renderemmo giustizia al santo di Assisi se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram".

È una delle chiavi attraverso le quali la celebrazione di Assisi ha assunto una dimensione profondamente contemporanea. Il Santo viene infatti riportato dentro le grandi questioni del presente: la dignità dell’uomo, la responsabilità verso il Creato, la convivenza tra i popoli e il rapporto tra fede, potere e pace.

Ed è ancora alla pace che Mattarella ha affidato il suo auspicio conclusivo, in un passaggio che guarda alle guerre in corso e all’indurimento dei rapporti tra le società.

"In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da "tanta violenza, manipolazione, arroganza", come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l'auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall'odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza".

Fra Marco Moroni, da Assisi un appello ai governanti

Il messaggio del presidente della Repubblica ha trovato una forte corrispondenza nelle parole di fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, che dalla loggia del convento ha rivolto uno sguardo diretto a chi oggi ha responsabilità politiche e istituzionali.

"Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace perché la vita di ogni persona vale più di una frontiera conquistata, di un interesse economico difeso, di una supremazia affermata".

Un appello che colloca al centro la persona e che rilegge il messaggio francescano alla luce delle tensioni che attraversano il mondo. Moroni ha ricordato il rapporto di Francesco con il Creato, il suo sguardo sui poveri e il rifiuto della logica del possesso, sottolineando come quei valori possano ancora orientare il modo di concepire economia e società.

Il richiamo alla creazione, ha spiegato, "ha alimentato il desiderio di conoscerla e custodirla; l'attenzione ai poveri e il rifiuto della logica del possesso hanno ispirato pratiche economiche orientate al bene comune, mentre la fraternità ha generato nuove forme di solidarietà e partecipazione sociale".

Nel ragionamento del custode del Sacro Convento c’è anche una continuità con il magistero più recente della Chiesa.

"Papa Francesco - ha aggiunto -, scegliendo il nome del santo di Assisi, ha raccolto molte di queste intuizioni e, attraverso le sue encicliche, ha ricordato che la cura della casa comune, la fraternità fra i popoli e un'economia al servizio dell'uomo sono espressioni di un unico modo di prendersi cura di ogni persona".

Moroni ha quindi ricordato le parole di Papa Leone XIV pronunciate alla Porziuncola il 6 agosto, davanti a migliaia di giovani francescani, insistendo sulla capacità di Francesco di rompere con le strade già tracciate.

"La ragione per cui san Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, ci attrae ancora - ha affermato -, sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù".

Festa di San Francesco, la “Lettera ai reggitori dei popoli” e il messaggio ai governanti di oggi

Fra Moroni ha fatto riferimento anche a uno scritto meno conosciuto di Francesco, la “Lettera ai reggitori dei popoli”, nella quale il Santo si rivolgeva "a tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori di ogni parte del mondo", invitandoli a non perdere di vista ciò che conta davvero.

Un testo che, ottocento anni dopo, il custode del Sacro Convento ha idealmente riportato nel presente, trasformandolo in un nuovo appello rivolto a chi oggi governa.

"Ottocento anni dopo, proprio da Assisi - ha sottolineato -, vorremmo in qualche modo ripetere il suo gesto e affidare idealmente una lettera che nasce dalla sua memoria. Dite loro che la forza delle armi può imporre il silenzio, ma non costruisce la pace.

Che ogni popolo ha diritto alla sicurezza e alla libertà, ma nessun popolo può costruire la propria sicurezza negando la dignità e il futuro di un altro. Il dialogo non è debolezza; cercare ostinatamente la via del negoziato non significa arrendersi al male, ma credere ancora nella possibilità di una ragione sorretta dall'amore e anche dal perdono".

È in questo passaggio che la celebrazione assume con particolare evidenza il carattere di un appuntamento rivolto al presente: la memoria di Francesco non come ricorrenza immobile, ma come strumento per leggere un mondo nel quale sicurezza, guerra, economia e libertà continuano a essere questioni aperte.

Stefania Proietti, “Da Assisi parte un importante messaggio di pace a tutto il mondo”

A raccogliere e rilanciare questo significato è stata anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, intervenuta ad Assisi a margine delle celebrazioni alla presenza di Mattarella.

"Il 26 e 27 ottobre saremo ancora qui con Papa Leone, a pregare e a chiedere la pace, ad essere operatori e costruttori di pace".

L’appuntamento di ottobre coinciderà con i 40 anni dello Spirito di Assisi, l’incontro voluto nel 1986 da Giovanni Paolo II con i rappresentanti delle religioni del mondo. Una ricorrenza che Proietti ha richiamato come ulteriore occasione per ribadire la vocazione internazionale della città.

"Oggi da Assisi parte un importante messaggio di pace a tutto il mondo - ha sottolineato la presidente -, che non si ferma qui".

La presidente della Regione ha poi indicato nel valore dei simboli uno degli elementi centrali della giornata, a partire dall’olio offerto dall’Umbria e dall’accensione della lampada da parte del sindaco di Assisi. "non i simboli del potere, ma il potere dei simboli".

Un’espressione attraverso la quale Proietti ha sintetizzato la particolare forza che, nella giornata del 4 ottobre, assumono gesti e tradizioni legati alla figura del Santo.

"Questa piccola regione e questa piccola città hanno il potere dei simboli - ha aggiunto - e ci impegniamo ancora di più a difendere la pace, la custodia del creato, i più piccoli e fragili del mondo, in nome di quello che ottocento anni fa San Francesco ha fatto con la sua vita".

Assisi e il mondo, la richiesta di pace nel nome di San Francesco

La celebrazione del 4 ottobre consegnaun messaggio unitario che attraversa istituzioni, comunità francescana e territorio: la pace come responsabilità concreta, il Creato come bene da custodire e il dialogo come unica strada capace di superare la logica della forza.

Proietti ha parlato di "una grande assunzione di responsabilità" per Assisi e per l’Umbria, richiamando proprio la presenza delle delegazioni internazionali e il ruolo delle istituzioni. "La mia appello - ha concluso Proietti - è anche alla coesione delle istituzioni", richiamando la responsabilità dei governanti e "i valori più alti nel governare i popoli".

È una conclusione che si incrocia con il messaggio di Mattarella e con quello di fra Marco Moroni. Tre voci diverse per ruolo e responsabilità, ma accomunate, nel giorno della Festa di San Francesco, dalla necessità di riportare la persona e la pace al centro.

Ad Assisi, nel giorno in cui il 4 ottobre torna festa nazionale e mentre l’ottavo centenario della morte di Francesco offre l’occasione per rileggere la sua eredità, il messaggio del Santo viene così consegnato ancora una volta al presente.

Non come una memoria consegnata al passato, ma come una domanda rivolta alle istituzioni, ai popoli e a chiunque abbia la responsabilità di scegliere tra la forza e il dialogo, tra il possesso e la custodia, tra la divisione e la fraternità.

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