05 Oct, 2026 - 13:21

Usl Umbria 1, nuovo protocollo per la risonanza magnetica su pazienti con pacemaker e defibrillatori

Usl Umbria 1, nuovo protocollo per la risonanza magnetica su pazienti con pacemaker e defibrillatori

Un nuovo percorso diagnostico per rispondere a un bisogno sanitario specifico e, allo stesso tempo, rafforzare la capacità della sanità pubblica umbra di offrire prestazioni ad alta complessità senza costringere i pazienti a rivolgersi fuori regione.

È quello attivato dalla Usl Umbria 1, che ha approvato e testato un nuovo protocollo multidisciplinare per la risonanza magnetica nei pazienti portatori di pacemaker e defibrillatori, rendendo possibile l'esecuzione in sicurezza di esami che, proprio per la presenza dei dispositivi cardiaci impiantabili, richiedono procedure, competenze e controlli specifici.

Il nuovo percorso è il risultato di un lavoro condiviso che ha coinvolto 15 professionisti aziendali, appartenenti a diverse discipline e profili sanitari.

Cardiologi, radiologi, tecnici sanitari di radiologia medica, fisici sanitari e infermieri hanno lavorato alla definizione e alla validazione di una procedura comune, costruita per accompagnare il paziente in tutte le fasi dell'esame e garantire elevati standard di sicurezza e qualità assistenziale.

Un risultato che assume un valore particolare anche sul piano territoriale. La possibilità di eseguire direttamente in ambito aziendale una prestazione diagnostica di questo livello consente infatti di ampliare l'offerta disponibile per i cittadini e può contribuire a ridurre il ricorso a strutture sanitarie di altre regioni, intervenendo così anche sulla mobilità sanitaria.

Usl Umbria 1, nuovo protocollo per la risonanza magnetica su pazienti con pacemaker e defibrillatori

La novità introdotta dalla Usl Umbria 1 riguarda proprio la gestione della risonanza magnetica nei pazienti portatori di pacemaker e defibrillatori, una procedura che richiede particolari precauzioni a causa delle possibili interferenze tra il campo magnetico dell'apparecchiatura e il funzionamento dei dispositivi salvavita.

La risonanza magnetica cardiaca è una metodica diagnostica avanzata, utilizzata per studiare il cuore e individuare patologie e anomalie che non sempre risultano evidenti attraverso gli strumenti diagnostici tradizionali.

Nei pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili, tuttavia, l'esame deve essere organizzato secondo un percorso dedicato, con una valutazione puntuale delle condizioni cliniche e del dispositivo prima dell'accesso alla risonanza.

Il protocollo elaborato dalla Usl Umbria 1 nasce proprio per rispondere a questa esigenza. La procedura si basa sulla stretta integrazione tra Cardiologia, Radiologia e Fisica Sanitaria, con il coinvolgimento del personale infermieristico e tecnico.

Prima dell'esame il dispositivo viene temporaneamente riprogrammato attraverso un'apposita strumentazione; durante la procedura il paziente viene sottoposto a monitoraggio continuo e a un costante controllo clinico.

Non si tratta, dunque, soltanto della disponibilità di una tecnologia diagnostica, ma della costruzione di un vero e proprio percorso assistenziale, nel quale ogni fase viene coordinata e condivisa tra i diversi professionisti coinvolti.

Prima risonanza magnetica cardiaca eseguita a Città di Castello

Il nuovo protocollo ha già trovato una prima applicazione concreta. Il 22 settembre, all'ospedale di Città di Castello, è stata eseguita con successo la prima risonanza magnetica cardiaca su un paziente portatore di defibrillatore, utilizzando il percorso predisposto dall'azienda sanitaria.

L'esame rappresenta il primo riscontro operativo di un lavoro organizzativo che ha richiesto la collaborazione tra professionisti di ambiti differenti e la definizione di procedure condivise.

L'obiettivo non era soltanto rendere possibile la prestazione, ma farlo attraverso un sistema strutturato nel quale sicurezza, competenza clinica e gestione tecnica procedessero insieme.

Il percorso prosegue ora con una seconda applicazione già calendarizzata. Martedì 6 ottobre è infatti previsto un ulteriore esame all'ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, a conferma della volontà della Usl Umbria 1 di consolidare progressivamente il modello e renderlo parte integrante dell'offerta diagnostica aziendale.

Risonanza magnetica cardiaca, una procedura complessa che richiede un'équipe multidisciplinare

La particolarità del percorso sta nella necessità di mettere in relazione competenze diverse attorno allo stesso paziente. La presenza di un pacemaker o di un defibrillatore non rende automaticamente impossibile una risonanza magnetica, ma impone una gestione specialistica e una particolare attenzione alle condizioni del dispositivo e del paziente.

Da qui la scelta della Usl Umbria 1 di costruire un protocollo multidisciplinare nel quale la valutazione cardiologica, la gestione dell'esame radiologico e gli aspetti legati alla sicurezza fisica lavorano in modo coordinato. La temporanea riprogrammazione del dispositivo rappresenta uno dei passaggi previsti dalla procedura.

A questa si affiancano il monitoraggio costante e il controllo clinico durante l'intero esame, così da mantenere sotto osservazione il paziente e assicurare che ogni fase si svolga nel rispetto delle condizioni di sicurezza stabilite.

Il progetto, quindi, mette in evidenza un elemento sempre più centrale nell'organizzazione sanitaria: la capacità di costruire percorsi nei quali la tecnologia può esprimere pienamente il proprio potenziale solo quando viene sostenuta da competenze professionali integrate e da procedure condivise.

Città di Castello, il ruolo del nuovo centro Spoke e della risonanza di ultima generazione

L'attivazione del protocollo si inserisce inoltre nel più ampio rafforzamento dell'offerta diagnostica della Usl Umbria 1 e, in particolare, delle strutture ospedaliere interessate dal nuovo percorso.

Un contributo determinante è arrivato dalla recente attivazione del centro Spoke presso l'ospedale di Città di Castello, oggi dotato di una risonanza magnetica di ultima generazione, acquisita grazie ai fondi del lascito Mariani.

La disponibilità di una tecnologia avanzata, unita alla presenza delle professionalità necessarie per gestire esami complessi, crea quindi le condizioni per ampliare progressivamente il numero e la tipologia delle prestazioni che possono essere erogate direttamente sul territorio.

È proprio in questa prospettiva che il nuovo protocollo assume un significato che va oltre la singola procedura. L'obiettivo è rafforzare una rete sanitaria capace di intercettare bisogni specialistici, evitando quando possibile che il paziente debba cercare altrove una risposta che può essere costruita all'interno del sistema regionale.

Usl Umbria 1, 15 professionisti per costruire un unico percorso assistenziale

A rendere possibile l'attivazione del protocollo è stato il lavoro di squadra tra 15 professionisti aziendali. Cardiologi, radiologi, tecnici sanitari di radiologia medica, fisici sanitari e infermieri hanno contribuito alla definizione delle procedure e alla loro validazione, mettendo in comune competenze cliniche, tecniche e organizzative.

È proprio questa integrazione a rappresentare uno degli aspetti più significativi del progetto: non una prestazione affidata a una singola unità operativa, ma un percorso nel quale più servizi e professionalità concorrono alla presa in carico dello stesso paziente.

Un modello che, nel caso della risonanza magnetica su pazienti portatori di dispositivi cardiaci, assume un valore ancora maggiore per la necessità di mantenere costante il coordinamento tra le diverse fasi dell'esame.

Le parole del direttore generale della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti

A sottolineare il significato dell'iniziativa è il direttore generale della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, che individua nella collaborazione tra professionisti uno dei principali elementi alla base del nuovo percorso.

“Questo importante risultato dimostra come l'innovazione in sanità nasca innanzitutto dalla capacità di fare squadra e valorizzare competenze diverse all'interno di un unico percorso assistenziale”, sottolinea Emanuele Ciotti, direttore generale della Usl Umbria 1.

“Il merito va a tutti i professionisti coinvolti che, mettendo a fattor comune esperienza, competenze cliniche, tecnologiche e organizzative, hanno reso possibile l'attivazione di una prestazione altamente specialistica che migliora concretamente l'offerta sanitaria del territorio.

Non si tratta soltanto di un risultato della Cardiologia, ma di un esempio virtuoso di integrazione tra servizi, professioni e presidi ospedalieri. È attraverso questa collaborazione tra Cardiologia, Radiologia, Fisica Sanitaria, personale infermieristico e tecnico che riusciamo a garantire ai cittadini cure sempre più sicure, innovative e vicine ai loro bisogni, riducendo al tempo stesso la necessità di rivolgersi ad altre regioni per prestazioni di elevata complessità”.

La dichiarazione del direttore generale sintetizza così il doppio obiettivo dell'iniziativa: da una parte l'innalzamento della capacità diagnostica della Usl Umbria 1, dall'altra una maggiore prossimità delle cure, con la possibilità di offrire sul territorio una prestazione specialistica che può evitare spostamenti verso altre realtà sanitarie.

Dalla tecnologia alla prossimità delle cure, il nuovo percorso della Usl Umbria 1

Il nuovo protocollo per la risonanza magnetica nei pazienti con pacemaker e defibrillatori si colloca all'incrocio tra innovazione tecnologica e organizzazione dei servizi.

La prima procedura effettuata a Città di Castello e il successivo esame programmato a Gubbio-Gualdo Tadino rappresentano i primi passaggi concreti di un percorso che punta a consolidare l'offerta aziendale e a rendere più accessibili prestazioni diagnostiche di elevata complessità.

Per i pazienti, il valore più immediato è la possibilità di trovare una risposta più vicina al proprio territorio. Per la Usl Umbria 1, invece, il progetto rappresenta un ulteriore tassello nel processo di integrazione tra ospedali, discipline e professionisti.

In questo senso, la nuova procedura non è soltanto una novità tecnica. È anche un esempio di come l'organizzazione sanitaria possa tradurre l'innovazione in servizi più sicuri, più integrati e più vicini ai cittadini, con l'obiettivo di ridurre, quando possibile, il ricorso a strutture fuori regione e rafforzare la capacità del sistema umbro di rispondere ai bisogni assistenziali più complessi.

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