03 Nov, 2026 - 16:30

Bandecchi schiva la crisi: a Roma tratta col centrodestra, a Terni la sfiducia resta al palo

Bandecchi schiva la crisi: a Roma tratta col centrodestra, a Terni la sfiducia resta al palo

A Terni si cercano le firme per sfiduciarlo, a Roma si discute del suo possibile ingresso nella coalizione di governo.

È la contraddizione politica che segna le ore più calde a Palazzo Spada e che l’intervista rilasciata da Stefano Bandecchi a Il Foglio ha rimesso al centro del dibattito.

Mentre una parte delle opposizioni prova a organizzare la spallata consiliare, il sindaco racconta gli incontri con i senatori di Forza Italia e rivendica un peso elettorale spendibile alle prossime elezioni politiche.

Due partite parallele destinate a intrecciarsi, con un precedente - quello del settembre 2024 - che nel centrodestra ternano ha già provocato lacerazioni e cambi di casacca.

“Ho incontrato ieri mattina dei senatori di Forza Italia, da solo valgo più dell’1 per cento”, ha dichiarato Bandecchi al giornalista Riccardo Carlino, del quotidiano diretto da Claudio Cerasa.

Poi l'annuncio: “Fisseremo un altro appuntamento prossimamente e vediamo cosa mi vogliono proporre. Ci sono tante soluzioni a disposizione”. Non si tratta di un accordo già chiuso, ma della rivendicazione di una trattativa che rimette in discussione i rapporti di forza territoriali.

Sfiducia a Terni contro Bandecchi: i numeri che mancano a Palazzo Spada

La mozione promossa dal consigliere del Movimento 5 Stelle Claudio Fiorelli, ufficiale di collegamento col resto delle minoranze, rischia di bloccarsi prima ancora di approdare in consiglio comunale.

Le regole prescrivono paletti precisi: servono tredici firme per depositare l’atto e diciassette voti favorevoli per approvarlo e far cadere l'amministrazione.

Al momento, le sottoscrizioni effettivamente disponibili rimarrebbero ferme a quota dodici, raccolte tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, gruppo Misto e Fratelli d’Italia.

A pesare in modo decisivo è la mancata adesione dei quattro consiglieri di Per Terni, che non hanno sciolto la riserva e proseguono una valutazione interna senza formalizzare il sostegno all'atto.

A complicare ulteriormente il quadro degli oppositori si aggiungono le indisponibilità già note dei consiglieri Valdimiro Orsini (Terni Masselli Sindaco) e Francesco Ferranti (Forza Italia).

Senza la tredicesima firma, l’iniziativa non può neppure essere calendarizzata, esponendo le minoranze a una ritirata col classico pugno di mosche in mano.

Anche l’eventuale raggiungimento del numero minimo per l'aula, senza la prospettiva reale dei diciassette voti finali, rischierebbe di tradursi in un boomerang: una conta che certificherebbe l'assenza di una reale alternativa al governo cittadino.

Su questa debolezza numerica il sindaco ha impostato la propria linea di difesa: “Per sfiduciarmi servono 17 voti e loro non ci arriveranno mai”.

Liquidando con sarcasmo la formula dell’“anatra zoppa” e definendosi piuttosto una “volpe furba”, Bandecchi punta sulle frammentazioni altrui per preservare spazio di manovra.

L’asse romano con Forza Italia e le trattative per le prossime politiche

Se a Terni la contesa si misura sui singoli consiglieri, a Roma la partita assume una caratura nazionale. L’intervista al quotidiano romano traccia una precisa collocazione di campo: “Il mio cuore batte nel centrodestra, e sono molto più vicino a FI che a tutti gli altri partiti della maggioranza”.

Il sindaco sposta poi l'attenzione dal partito alla consistenza della propria figura: “Non credo che il mio partito da solo possa contare chissà quanto”. 

“Oggi il nome di Stefano Bandecchi, in Italia, un 1,5 per cento lo vale da solo. Se gli fa schifo… ognuno facesse i propri conti. Ogni voto in queste elezioni è fondamentale”.

L’apertura non è priva di condizioni politiche: Bandecchi approva la mossa di Giorgia Meloni con Cateno De Luca e Sud chiama Nord per aggirare la barriera dell'aumento delle firme, ma pone veti sulla coalizione.

“Vannacci va lasciato fuori, lui è più socialista dei socialisti”, ammonisce il sindaco, delineando i confini dell'intesa desiderata. 

Il precedente del 2024 e il rischio di un cortocircuito nel centrodestra

Il ritorno di fiamma con i vertici romani riaccende tensioni mai sopite nella politica locale.

E a blindare la posizione del sindaco c’è anche l’avviso recapitato al proprio entourage: “In qualunque anno si voterà, io mi ricandiderò e non verrò meno alla parola data agli elettori ternani”.

Nel settembre 2024, il patto tra la coalizione di centrodestra e Alternativa Popolare portò alle dimissioni da Fratelli d’Italia di Orlando Masselli - sfidante di Bandecchi alle amministrative 2023 - e di Cinzia Fabrizi, entrambi confluiti nel gruppo Misto.

Una rottura consumata proprio sulla distanza tra le strategie dei partiti a livello centrale e le dinamiche dell'opposizione cittadina. Al percorso personale con gli azzurri si affianca il vertice di via della Scrofa tra Giovanni Donzelli e i quadri di Alternativa Popolare, ex partito di Bandecchi.

È lo stesso Bandecchi a richiamare quell'intesa: “L’accordo col centrodestra lo stipulai io due anni fa, grazie al quale abbiamo corso insieme in Liguria e in Umbria”.

Il rischio di un copione già visto è concreto: la convergenza esplorata a Roma rende arduo per il centrodestra locale tenere una linea di scontro intransigente senza contraddire i vertici nazionali.

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