03 Nov, 2026 - 17:15

Padel a Collescipoli, polemiche sulla copertura: 334 firme al Comune contro l'opera

Padel a Collescipoli, polemiche sulla copertura: 334 firme al Comune contro l'opera

Trecentotrentaquattro firme per bloccare la realizzazione di una copertura stabile sui campi da padel di Collescipoli.

La vertenza, che mette a confronto le esigenze di sviluppo di un impianto sportivo e la salvaguardia visiva del colle, è approdata formalmente a Palazzo Spada.

A presentare il fascicolo in Prima commissione consiliare, presieduta da Andrea Sterlini di “Per Terni”, è stata l’associazione Astrolabio, determinata a fermare un progetto ritenuto troppo impattante per l'equilibrio del borgo medievale.

La questione ruota attorno a un manufatto permanente di dimensioni imponenti, destinato a modificare il profilo del paesaggio visibile dalla pianura sottostante.

Padel coperto a Collescipoli: perché i residenti dicono no alla struttura

L’associazione civica non contesta la presenza dell’attività sportiva, ma la trasformazione radicale che l'opera comporterebbe per l'intera area.

Nella memoria depositata in commissione si rimarca come non si tratti di un pallone pressostatico temporaneo, ma di una costruzione solida e duratura.

Secondo Astrolabio, i titolari dei terreni avrebbero avanzato la richiesta pur conoscendo i limiti urbanistici e paesaggistici del comprensorio.

Una scelta che per i firmatari entra in rotta di collisione con la comunità locale, come testimonia l'alto numero di sottoscrizioni raccolte.

L'associazione contesta inoltre l’ipotesi che l'opera possa portare benefici turistici o commerciali al paese.

Il rischio evidenziato è che la struttura possa compromettere il percorso di valorizzazione storico-culturale avviato a tutela dell'identità del borgo.

Per queste ragioni, il comitato chiede il rispetto stringente delle prescrizioni vigenti, richiamando l'efficacia del vincolo di tutela istituito nel 1957.

Il nodo tecnico: manufatto di 11 metri e conferenza dei servizi sospesa

A chiarire l’iter amministrativo è intervenuto il dirigente comunale all'edilizia, Claudio Bedini, illustrando lo stato della pratica protocollata a settembre.

L’intervento è stato motivato dalla società con la necessità operativa di consentire l'utilizzo dei campi anche durante le stagioni fredde.

Rispetto ai progetti del passato, la modifica è sostanziale: si è passati da un presidio stagionale di 120 giorni a un impianto fisso.

La nuova perizia descrive una struttura ancorata a terra di 28 metri per 22, con un’altezza al colmo pari a 11 metri.

Un’opera che richiede il rilascio di un formale permesso di costruire, benché l’area risulti edificabile nel Piano regolatore e sia convenzionata con il passaggio della nuda proprietà al Comune.

Il procedimento è attualmente congelato: la conferenza dei servizi è sospesa in attesa di verifiche integrative sulle modalità di ancoraggio e sui rilievi acustici.

La tutela del borgo medievale e l'incognita della Soprintendenza

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Senza il deposito di questi approfondimenti, gli uffici comunali non potranno riaprire l'istruttoria né procedere alla chiusura della conferenza.

Sul progetto graverà poi la valutazione della Soprintendenza, che nelle precedenti conferenze del 2021, 2022 e 2023 si era espressa a favore, pur avendo respinto simili istanze in altri contesti.

La compatibilità con il contesto storico resta il punto focale: lo stesso Bedini ha riconosciuto che un manufatto di 11 metri non appartiene ai canoni tipici del centro medievale umbro.

Anche il capitolo delle barriere arboree mostra criticità, poiché le piante inserite negli anni scorsi non hanno ancora raggiunto un’altezza tale da mascherare la visuale.

Allo stato attuale, inoltre, non sussistono parametri normativi che impongano specie o altezze minime per le schermature vegetative.

Sull'ipotesi avanzata da Sterlini di istituire un regolamento per gli impianti sportivi, il dirigente ha frenato, ricordando che la tutela del paesaggio resta di rango statale.

La via indicata resta quella dei piani particolareggiati, deputati a stabilire prescrizioni zona per zona, mentre sul colle resta aperto il confronto tra esigenze gestionali e difesa dell'orizzonte storico.

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