“Cosa accadrà davvero nella provincia di Terni?”. È la domanda che ha attraversato, con toni netti, le audizioni a Palazzo Cesaroni in Seconda commissione presieduta da Letizia Michelini.
La Provincia di Terni e i Comuni di Terni e Orvieto hanno messo al centro le scelte regionali sull’area di Maratta, il futuro dell’impianto di termovalorizzazione di Acea e l’ampliamento della discarica de Le Crete.
Un fronte compatto, quello del sud dell’Umbria, che contesta l’impostazione della nuova pianificazione e il rischio di far ricadere sui propri territori le maggiori criticità ambientali ed economiche, chiedendo una revisione radicale dei flussi e delle scelte impiantistiche.

La prima spaccatura riguarda direttamente la gestione delle volumetrie residue e il destino della discarica orvietana, con la netta contrarietà espressa dalle istituzioni locali verso ogni ipotesi di proroga o allargamento dei siti.
“Il Comune di Orvieto è assolutamente contrario all’ampliamento della discarica, contrarietà condivisa anche dalla Provincia che ha espresso un parere negativo a livello ambientale”, ha ribadito il presidente Stefano Bandecchi.
Per il numero uno della Provincia di Terni, il quadro attuale richiede approfondimenti rigorosi prima di fissare vincoli normativi, a partire dalla verifica puntuale dei bilanci del servizio.
“A Terni ci siamo accorti, grazie alla Provincia, che spesso i PEF dei comuni sono sbagliati. Quindi, prima di mettere mano ad una nuova normativa sulla nettezza urbana vanno verificati e validati questi dati”.
Sulla stessa linea l’assessore del Comune di Orvieto, Andrea Sacripanti, che ha puntato l’indice contro l’incoerenza dell’atto regionale.
“Evidenzio una contraddizione laddove il nuovo Piano si ripromette di superare le discariche, ma poi si delega Auri di monitorare lo sversamento nelle discariche per valutarne la capacità residuale. Non viene affermato in maniera chiara il superamento delle discariche”.
“Se si è scelto di estromettere il termovalorizzatore previsto nel vecchio piano, mantenendo al contempo le discariche per la chiusura del ciclo, siamo di fronte ad un’evidente contraddizione”, ha aggiunto Sacripanti.
Sottolineando che per il Comune di Orvieto “quello di termovalorizzare rimane un percorso da prendere in considerazione”.
Dalla Rupe è emerso anche l’allarme per le ricadute economiche sui contribuenti: “Ad oggi l’unico metodo adottato è il porta a porta, ma costa tantissimo a partire dal carburante. Ci spaventa il fatto che nel Piano non c’è nulla di definito soprattutto in fatto di costi”.
Accanto alla questione orvietana, il capoluogo di provincia concentra le proprie preoccupazioni sull’area industriale di Maratta, temendo la realizzazione dell’impianto regionale per il Combustibile solido secondario (Css) destinato a convogliare nella conca tutta la frazione non recuperabile dell’Umbria.
Uno scenario a cui si somma il paradosso dell’impianto Acea, oggi autorizzato a bruciare scarti cartari che arrivano da fuori ambito anziché utilizzare quote di rifiuto non recuperabile prodotto localmente e a km zero.
“Disponiamo di un termovalorizzatore che inquina regolarmente e quotidianamente la città bruciando rifiuti di cartiera. Lo stesso termovalorizzatore potrebbe quindi lavorare l’indifferenziato che equivale allo stesso quantitativo acquistato di materiale di cartiera”, ha incalzato Bandecchi.
Il sindaco e presidente della Provincia ha evidenziato che in questo modo si otterrebbe “un’energia a costo minore ed un migliore servizio per l’Umbria”.
A Palazzo Cesaroni le contestazioni tecniche sono state formalizzate anche dal consigliere Claudio Batini, delegato dal sindaco di Terni, che ha definito il documento “in parte già superato visto che c’è uno stato di avanzamento importante dei contenuti”.
“L’attuale Amministrazione regionale prevede di scaricare nelle discariche oltre un milione di tonnellate di rifiuti fino al 2035. Salta così la narrazione della chiusura delle discariche”, ha denunciato Batini.
Il consigliere ha poi evidenziato una lacuna logistica centrale: “Il Piano, di fatto, prevede un unico sito di meccanizzazione dove transiteranno, ogni anno, 130mila tonnellate di Css, ma non viene detto dove verrà previsto. Vogliamo che si dica con chiarezza se sarà a Maratta”.
Di segno opposto la valutazione espressa dagli enti della provincia di Perugia, allineati sull’impostazione della Giunta regionale orientata all’economia circolare e al recupero spinto di materia.
La vicepresidente della Provincia di Perugia, Laura Servi, ha difeso la validità del Piano e la scelta di “superare il vecchio concetto di smaltimento attraverso l’incenerimento con tutte le conseguenti criticità prodotte”, rimarcando la trasformazione del rifiuto in materia prima seconda.
Apprezzamento è giunto anche dall’assessore del Comune di Perugia, David Grohmann, che ha giudicato corretta l’esclusione del termovalorizzatore, ponendo l’accento sulla sostenibilità dell’impiantistica esistente, a partire da Ponte Rio.
“L’Umbria deve funzionare come un sistema unico, perché i costi fissi degli impianti sono il tallone di Achille. L’organizzazione va parametrata sugli abitanti equivalenti e non solo sui residenti”.
Dagli altri territori sono infine arrivate indicazioni di metodo. Luca Secondi, sindaco di Città di Castello, ha chiesto che la gestione impiantistica sia “dimensionata sulle necessità reali”, puntando su centri di raccolta informatizzati e servizi accentrati.
Mentre Agnese Protasi, assessore a Spoleto, ha salutato positivamente il “cambio di paradigma culturale” per la chiusura del ciclo.
Il vicesindaco di Gubbio, Francesco Gagliardi, pur riconoscendo la legittimità dell’indirizzo politico regionale, ha rinnovato la richiesta di chiarimenti tecnici sull’utilizzo del Css nel sistema produttivo.