03 Nov, 2026 - 17:40

Terni, Culla per la Vita ferma da 3 anni: nuova lettera a Proietti per la convenzione

Terni, Culla per la Vita ferma da 3 anni: nuova lettera a Proietti per la convenzione

Tre anni dopo l’inaugurazione, la “Culla per la Vita” di Terni resta ancora spenta, mentre la battaglia istituzionale per la sua riapertura sale di livello.

Il consigliere comunale Guido Verdecchia, del gruppo Misto e aderente a Forza Italia, ha depositato un atto di indirizzo a Palazzo Spada e inviato una lettera aperta alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, sollecitando un intervento diretto sui vertici dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria.

Sulla stessa linea l’ex assessore al Welfare Viviana Altamura, che definisce l’impianto un “presidio di civiltà e umanità” ingiustamente paralizzato da questioni burocratiche.

Al centro dello stallo persiste la mancata convenzione tra l’ospedale e l’Ater, ente proprietario dell’immobile di via Linda Malnati, passaggio fondamentale per definire le responsabilità giuridiche e connettere il presidio alla rete di soccorso.

Un servizio ideato per offrire un approdo protetto alle madri in difficoltà rischia così di trasformarsi in un presidio incompiuto, schiacciato tra appelli politici, veti incrociati e rinvii amministrativi.

Culla per la Vita a Terni: perché il presidio di via Malnati è ancora bloccato

L’infrastruttura, inaugurata il 6 ottobre 2023 al civico 8 di via Linda Malnati, non è mai entrata stabilmente in funzione.

A finanziare l’opera hanno contribuito le donazioni dei cittadini, il Movimento per la Vita, la Fondazione Carit e la stessa Azienda Ospedaliera, con i locali messi a disposizione da Ater Umbria.

Eppure, a distanza di oltre trentasei mesi dal taglio del nastro, il dispositivo di accoglienza protetta per neonati rimane inaccessibile.

La paralisi è figlia di un vuoto contrattuale mai colmato tra la dirigenza del Santa Maria e l’ente gestore dell’edilizia residenziale pubblica.

Manca infatti un documento formale che stabilisca ruoli operativi, gestione degli ambienti, protocolli d’emergenza e relative responsabilità legali in caso di attivazione del sensore.

I diversi incontri tecnici susseguitisi tra l’associazione proponente e i vertici sanitari non hanno prodotto l’intesa attesa, lasciando l’iter in un binario morto.

La lettera a Stefania Proietti e il confronto con Perugia e il fine vita

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Di fronte all’impasse, Verdecchia ha formalizzato la richiesta di un intervento politico regionale, chiamando in causa direttamente la governatrice dell'Umbria.

“Mentre il Consiglio Comunale farà la sua parte con la discussione dell’atto di indirizzo, la chiave per accendere finalmente la Culla per la Vita di via Linda Malnati 8 oggi è nelle mani della Regione Umbria”, spiega il consigliere.

Nel mirino c’è l’autorizzazione al protocollo di collegamento alla rete d’emergenza, passaggio che secondo l’esponente politico compete alla direzione generale del nosocomio cittadino.

Verdecchia traccia poi un parallelo con altre recenti decisioni dell’Assemblea legislativa: “Lo scorso 22 ottobre l’assemblea legislativa ha approvato la legge sul Fine Vita, imponendo alle aziende sanitarie umbre commissioni e tempi certi per accompagnare la morte volontaria”.

“È inaccettabile che la stessa sanità regionale non trovi da tre anni il modo di firmare un protocollo per salvare dei neonati a Terni”, incalza il consigliere.

A supporto della richiesta viene richiamato il precedente del capoluogo: a Perugia la medesima struttura è operativa dallo scorso 1° luglio, raccordata tempestivamente con la centrale del 118.

Lo scontro politico a Palazzo Spada e il nodo della convenzione tra Ater e Asl

A rilanciare il sollecito è intervenuta anche Viviana Altamura, assessore al Welfare al momento dell’inaugurazione nel 2023 prima del rimpasto della giunta voluto dal sindaco Bandecchi.

“La storia del neonato salvato dalla Culla per la Vita di Bergamo dovrebbe far riflettere tutti”, osserva Altamura, esprimendo amarezza per un blocco determinato da cavilli formali.

“Nel 2026 non possiamo permetterci che la burocrazia sia più forte del buon senso e della tutela della vita”, aggiunge l’ex assessore, chiedendo di superare le barriere ideologiche.

La vicenda travalica i confini della procedura amministrativa e tocca gli equilibri politici del Patto Avanti e del centrosinistra regionale.

Sul tavolo riaffiora la dialettica tra la componente cattolica e l’ala laica su temi etici come la tutela della vita nascente e i servizi alla persona.

Se per il Movimento per la Vita e l’associazionismo cattolico la culla rappresenta un argine concreto all’abbandono, parte del Partito Democratico ha espresso perplessità sull'accordo, ritenendo prioritario il potenziamento dei servizi pubblici universali.

L’interrogativo aperto tra Terni e Perugia riguarda ora i tempi dell'Azienda Ospedaliera: resta da capire se la convenzione con Ater troverà una definizione formale o se la culla rimarrà un impianto disattivato.

LEGGI ANCHE