26 Sep, 2026 - 08:39

Città di Castello, i sindacati chiedono un nuovo modello di assistenza per famiglie e Rsa

Città di Castello, i sindacati chiedono un nuovo modello di assistenza per famiglie e Rsa

Un sistema socio-sanitario chiamato a cambiare insieme alla società, per rispondere a una popolazione che invecchia, a famiglie sempre più impegnate nella cura dei propri congiunti e a una domanda di assistenza che non può essere affrontata soltanto attraverso la disponibilità di posti nelle residenze protette. È questo il tema emerso con forza dal confronto promosso giovedì 24 settembre a Città di Castello da Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, dal titolo “Le Rsa e la sanità territoriale del futuro – La cura degli anziani cambia volto”.

L’incontro, ospitato nella biblioteca comunale “Carducci” e coordinato dalla giornalista Alessandra Chieri, ha riunito rappresentanti delle organizzazioni sindacali, istituzioni, operatori delle strutture per anziani, rappresentanti della sanità territoriale e cittadini. Un confronto partecipato che ha riportato al centro dell'attenzione non soltanto il tema delle Rsa, ma più in generale il futuro dell'assistenza alla popolazione anziana e il rapporto tra servizi sanitari, servizi sociali e famiglie.

Un nuovo modello che parta dalla persona

Il punto di partenza indicato dai sindacati dei pensionati è la necessità di superare un modello costruito esclusivamente attorno alla residenzialità, rafforzando invece una rete di interventi capace di accompagnare la persona nelle diverse fasi del bisogno.

“Un nuovo modello socio sanitario, per dare risposte adeguate alle esigenze delle famiglie e delle singole persone attraverso l’implementazione dell’assistenza domiciliare, il supporto con strutture a carattere diurno e interventi finalizzati alla riabilitazione e al recupero della persona, creando nuovi ‘posti di vita’ e non anonimi e mesti posti letto nelle residenze protette”.

È questa, secondo Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, la direzione verso cui orientare il sistema: una maggiore articolazione dell'offerta, con l'assistenza domiciliare e i servizi diurni chiamati ad affiancare le strutture residenziali e con interventi mirati alla riabilitazione e al recupero dell'autonomia. Un'impostazione che punta quindi a considerare l'anziano non soltanto come destinatario di una prestazione, ma come persona inserita all'interno di una rete familiare e sociale che necessita di risposte diversificate.

Il costo delle Rsa resta uno dei nodi centrali

Tra le questioni affrontate durante l'incontro c'è anche quella economica. Il costo della permanenza nelle strutture residenziali rappresenta infatti un elemento di forte pressione per gli anziani e per le loro famiglie, soprattutto nei casi in cui la non autosufficienza richieda assistenza continuativa. I sindacati hanno evidenziato la necessità di intervenire sulle rette a carico dei residenti e dei nuclei familiari, collegando il tema della sostenibilità economica a quello più ampio dell'accessibilità ai servizi. 

“Ridurre il costo della Rsa a carico dei residenti o delle famiglie e la realizzazione di hospice dignitosi per i gravi casi di fine vita”. Oltre alla questione delle rette è stata posta anche quella degli hospice, con la richiesta di garantire percorsi e strutture adeguati alle situazioni di maggiore fragilità e alle fasi di fine vita.

Secondi: "Una sfida che riguarda anche i Comuni"

Al confronto ha partecipato anche il sindaco di Città di Castello Luca Secondi, che nei saluti istituzionali ha richiamato il cambiamento demografico in corso e le conseguenze che questo produce sull'organizzazione dei servizi.

L'invecchiamento della popolazione e la diminuzione delle nascite stanno modificando infatti la composizione delle famiglie e aumentando, per molti nuclei, la difficoltà di gestire situazioni di semi o completa non autosufficienza. Una condizione che coinvolge direttamente anche le amministrazioni comunali, chiamate a sostenere la rete di protezione sociale e a mantenere servizi destinati alle fasce più fragili della popolazione.

Nel confronto è emersa così la necessità di una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, servizi sanitari e sociali, strutture assistenziali e famiglie, evitando che il peso dell'assistenza ricada prevalentemente sui singoli nuclei.

Rsa, finanziamenti e liste di attesa

Un altro capitolo riguarda direttamente le strutture che già oggi garantiscono l'assistenza agli anziani. I rappresentanti delle realtà impegnate nel settore hanno segnalato le difficoltà legate alla disponibilità di risorse economiche, che incidono concretamente sulla possibilità di migliorare le condizioni di vita all'interno delle strutture.

Tra le criticità evidenziate anche le lunghe liste di attesa per l'ingresso nelle Rsa, un problema che si intreccia con la necessità di aumentare la capacità complessiva del sistema e di rendere più trasparenti i percorsi di accesso. Ma il confronto ha messo in luce anche un'altra dimensione della vita nelle strutture: il rapporto con il territorio. Le attività sociali, ricreative e di relazione rappresentano infatti un elemento importante per evitare che la permanenza in una residenza venga vissuta come semplice separazione dalla comunità. Da qui l'idea di strutture che possano essere sempre più luoghi di vita e di relazione, oltre che di assistenza.

La Casa di Comunità e il futuro della sanità territoriale

Sul versante sanitario è intervenuta Maria Grazia Brancaleone, direttrice del Distretto Alto Tevere, che ha illustrato i servizi attualmente disponibili sul territorio e richiamato il ruolo che la Casa di Comunità potrà assumere nell'organizzazione delle risposte socio-sanitarie.

La struttura è stata indicata come uno dei possibili punti di riferimento per rendere più efficace e integrata la presa in carico della popolazione, con particolare attenzione alla prevenzione e alla tutela della salute degli anziani. Il tema della sanità territoriale si lega quindi direttamente a quello della non autosufficienza: intercettare prima i bisogni, rafforzare la prevenzione e costruire percorsi assistenziali più vicini alle persone significa anche provare a ridurre, quando possibile, il ricorso esclusivo alla residenzialità.

La garante regionale: attenzione ai diritti degli anziani

Al confronto ha preso parte anche Carla Casciari, garante regionale dell'Umbria per le persone anziane, che ha ribadito l'impegno dell'istituzione nella tutela dei diritti della popolazione anziana e la disponibilità a raccogliere le richieste emerse durante l'incontro.

La presenza della garante ha consentito di allargare il confronto dalla dimensione territoriale a quella regionale, in un momento nel quale le questioni sollevate da sindacati, cittadini e operatori richiedono un coordinamento più ampio tra i diversi livelli istituzionali.

Le testimonianze dei cittadini

A dare concretezza al dibattito sono state infine le testimonianze dirette dei cittadini, che hanno portato all'attenzione dei presenti alcune delle difficoltà incontrate quotidianamente dalle famiglie.

Tra i temi sollevati, la necessità di maggiore trasparenza nella determinazione del diritto di accesso alle Rsa, il ripristino dei posti convenzionati ridotti negli ultimi anni e il peso economico delle rette sostenute dalle famiglie.

Questioni che riportano il dibattito a una dimensione molto concreta: per chi deve assistere un familiare anziano e non autosufficiente, l'accesso ai servizi, i tempi di attesa e la sostenibilità economica non sono aspetti separati, ma elementi che determinano quotidianamente la possibilità stessa di garantire un'assistenza adeguata.

Il confronto guarda ora alla Regione

L'incontro di Città di Castello ha messo attorno allo stesso tavolo soggetti diversi, ma accomunati dalla necessità di ripensare la risposta alla non autosufficienza. Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno manifestato la volontà di proseguire insieme il percorso di confronto e di portare alla Regione le richieste emerse dal territorio. Il tema delle Rsa, dunque, si inserisce in una questione più ampia che riguarda il futuro della sanità territoriale e del welfare: rafforzare l'assistenza domiciliare, sviluppare servizi intermedi e diurni, sostenere le strutture, rendere più accessibili le prestazioni e ridurre il peso economico sulle famiglie.

A Città di Castello il confronto ha fotografato una domanda precisa: costruire un sistema nel quale l'assistenza all'anziano non coincida soltanto con un posto letto, ma con una rete di servizi capace di accompagnare la persona e mantenere il più possibile un legame con la comunità.

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