La coalizione che ha portato alla vittoria elettorale Stefano Bandecchi a Terni appartiene ormai al passato. A tracciare una linea di demarcazione netta, sgombrando il campo da qualsiasi tentativo di ricucitura diplomatica, è lo stesso primo cittadino. Che evoca il ritorno alle urne a pochi minuti dallo strappo consumato dai quattro consiglieri comunali di "Con Bandecchi per Terni", prima espulsi dal sindaco e poi posizionatisi all’opposizione.
E' proprio il sindaco Bandecchi, con una comunicazione laconica, a chiudere formalmente la porta a trattative sottotraccia e a ipotesi di compromesso. In una dichiarazione al vetriolo parla apertamente dell’avvio di una nuova fase politica scandita da un rovesciamento numerico all’interno dell’aula consiliare: 18 consiglieri schierati all'opposizione (di cui 2 dialoganti) e 15 rimasti in quella che costituiva l’ossatura del governo cittadino. Una vera e propria anatra zoppa.
Un cambio di prospettiva politica che, nell'analisi del capo dell'amministrazione di Palazzo Spada, rimette sul tavolo l'ipotesi di un ritorno anticipato al voto. Pur senza formalizzare ancora l'atto conclusivo, Bandecchi detta la linea: nessun accordo con chi ha disconosciuto l'impianto originario di governo, aprendo per Palazzo Spada una nuova stagione politica. E nessun inciucio in vista.

“Il commento è molto preciso - dichiara il sindaco ai microfoni di TagUmbria+ - ad oggi la maggioranza che ha vinto le elezioni non esiste più e non esistendo questa maggioranza si apre una riflessione attenta sulla possibilità di andare a votare nuovamente a Terni. Perché oggi abbiamo 16 persone all'opposizione e 15 che sono in quella che era la maggioranza e che è diventata opposizione".
La geografia dell’aula consiliare ternana è mutata radicalmente nello spazio di poche ore, trasformando un malessere interno in una crisi istituzionale conclamata.
L'addio dei quattro consiglieri dissidenti - che giovedì erano stati messi alla porta proprio da Bandecchi - e il loro passaggio all'opposizione ha ribaltato i rapporti di forza nell'emiciclo cittadino, privando il sindaco della maggioranza assoluta necessaria per condurre l'ordinaria attività deliberativa senza dipendere da variabili esterne.
Le parole del sindaco fotografano una frattura che non ammette interpretazioni di facciata: la formula uscita vincente dal voto amministrativo non ha più la consistenza numerica per operare autonomamente, rendendo ineludibile un passaggio politico formale.
La presa di posizione del primo cittadino si sofferma in modo perentorio sull'eventualità di recuperare il rapporto con gli eletti fuoriusciti dal gruppo di maggioranza. Esclusa categoricamente ogni ipotesi di mediazione volta a ricomporre il perimetro precedente, Bandecchi rivendica una scelta di metodo che rifiuta patti trasversali.
“Nel mio DNA non c'è una grande volontà all'inciucio, quindi credo che si aprano opportunità diverse che comunque non appartengano alla maggioranza uscita dalle urne. Oggi la situazione è questa".
Una risposta neppure troppo velata a chi, in queste ore, aveva avanzato ipotesi alternative dense di incognite tra rimpasti, formule inedite o governi di salute pubblica. Se non ci saranno i numeri - è la lettura del sindaco - ci sarà la fine anticipata della consiliatura. E lui in più occasioni ha annunciato che avrebbe partecipato nuovamente per vincere.
La dichiarazione di rottura non coincide con le dimissioni immediate o con l'atto di scioglimento, ma scandisce in modo inequivocabile le direttrici del confronto istituzionale. La verifica politica a Palazzo Spada entra così nel vivo attraverso strade tra loro alternative.
La prima direttrice riguarda la verifica della praticabilità di un rimpasto di giunta o la costruzione di un'articolazione consiliare differente, capace di aggregare equilibri alternativi per scongiurare la paralisi amministrativa. Si tratterebbe, tuttavia, di un percorso che per esplicita ammissione del sindaco non corrisponderebbe più al mandato originario conferito dagli elettori.
La seconda opzione, evocata con chiarezza dallo stesso Bandecchi, resta quella dello scioglimento anticipato del Consiglio e dell'indizione di nuovi comizi elettorali. La scelta di rimettere la parola alla comunità ternana dipenderà dall'esito di questa riflessione, in un quadro politico che vede il primo cittadino di fronte a un bivio decisivo per il completamento del proprio primo mandato.