19 Oct, 2026 - 19:02

Crisi Terni, Bandecchi sfida le opposizioni: “Andate dal notaio, pago io la sfiducia”

Crisi Terni, Bandecchi sfida le opposizioni: “Andate dal notaio, pago io la sfiducia”

Il viaggio di rientro verso Roma di Stefano Bandecchi, dopo la giornata delle consultazioni, si trasforma nell’ennesimo banco di prova per gli equilibri di Palazzo Spada.

Al termine di una lunga giornata in cui il sindaco ha incassato il pieno sostegno dei suoi fedelissimi, Stefano Bandecchi decide di sparigliare le carte della crisi amministrativa e sposta l’asse dello scontro direttamente sulle opposizioni.

Attraverso un video affidato ai propri canali Instagram e Facebook, il primo cittadino lancia una sfida diretta ai 18 consiglieri comunali che compongono il fronte contrario alla sua giunta, tra esponenti di centrodestra, centrosinistra e gruppo misto.

La mossa punta a scardinare ogni temporeggiamento tattico: se le opposizioni pensano di avere i numeri, li invita a recarsi dal notaio oppure davanti al segretario comunale per formalizzare una mozione di sfiducia o depositare le dimissioni contestuali, aprendo la strada allo scioglimento dell’assise.

Crisi politica a Terni: Bandecchi sfida le opposizioni

La linea tracciata dal primo cittadino intende ribaltare l’onere della contesa istituzionale, sollecitando le forze di opposizione a uscire dalla posizione d'attesa rispetto alle scelte politiche del suo schieramento.

“Volevo dare un suggerimento all’opposizione a Terni, dato che in questo momento ci sono destra-sinistra e gruppo misto, che fanno 18 persone, che sono all’opposizione”, scandisce Bandecchi nel filmato.

L’obiettivo dichiarato è costringere ciascun rappresentante a una presa di posizione pubblica davanti alla cittadinanza, trasformando la dialettica d'aula in una prova di chiarezza nominale.

“A questo punto voglio ricordare all’opposizione, così ognuno si deve assumere le proprie responsabilità davanti ai cittadini, che possano anziché aspettare le mie decisioni sfiduciare il sindaco”, incalza il primo cittadino.

La proposta del sindaco: “Diciassette firme per sciogliere il consiglio”

Nel calcolo numerico illustrato dal sindaco, la soglia per decretare la chiusura anticipata dell'amministrazione è a portata di mano dei banchi di minoranza.

“Basta che vadano in 17 da un notaio, 17 è la maggioranza, quindi uno si può anche rifiutare”, osserva Bandecchi, indicando il quorum necessario per rendere vincolante la cessazione del mandato consiliare.

Per fugare ogni alibi formale o logistico, il sindaco formula una proposta senza precedenti: farsi carico personalmente dell’onorario del professionista incaricato di autenticare l'atto.

“Andate da un notaio, il notaio ve lo pago io, costerà 500 euro, fate questo atto e così almeno i ternani sapranno il nome e cognome di chi sono evidentemente coloro che vogliono un commissario per sette mesi”.

La mossa scarica così la pressione sull'eterogeneo schieramento avversario, chiamato a scegliere se compattarsi formalmente contro la giunta o limitarsi all'esercizio della critica politica.

Il commissario da Roma e lo scenario del voto anticipato a maggio

Lo sbocco procedurale prospettato dall'amministratore ternano determinerebbe la decadenza immediata dell’organo collegiale e l'insediamento di una gestione prefettizia fino al turno elettorale di primavera.

“Se vanno in 17 da un notaio, loro possono fare un atto di sfiducia che diventa immediatamente esecutivo e ci risolverà il problema, perché viene immediatamente un commissario da Roma che prenderà il posto del sindaco e si riva a votare a maggio”, afferma Bandecchi.

Il quadro delineato mette in conto le ricadute sulla macchina municipale durante i mesi di gestione straordinaria, ponendole come costo politico a carico dei firmatari.

“Nel frattempo, in questi mesi, Terni non avrà niente, ma almeno noi sappiamo esattamente il nome e cognome di chi evidentemente si è assunto questa responsabilità. Ecco, io questo consiglio alla maggioranza ternana attuale, a quei 18 dell’opposizione”.

Il messaggio si chiude con un affondo finale che chiama le minoranze a scoprire le proprie carte prima del ritorno in aula.

“Forza ragazzi. Andiamo tutti a casa e facciamo lavorare un commissario per otto mesi. Il notaio lo pago io, aspetto vostre. Tutti a casa anche i consiglieri. Il comune risparmia. Mi piace questa cosa, fatela, aspetto notizia dalla stampa”.

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