Centotrentacinque famiglie in emergenza abitativa, altre 235 in condizioni di povertà abitativa e un territorio nel quale trovare una casa adeguata rischia di diventare sempre più difficile per le fasce più vulnerabili. A Gubbio il problema dell’abitare assume forme diverse a seconda delle aree del Comune, ma restituisce un quadro complessivo che intreccia sostenibilità degli affitti, qualità degli immobili e accesso ai servizi.
È quanto emerge dal report Abitare a Gubbio – Analisi e proposte, presentato venerdì 23 ottobre al social housing Vivere Gubbio da Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil.
L’analisi individua tre fronti sui quali intervenire: il rischio di svuotamento residenziale del centro storico, le criticità delle periferie e le difficoltà delle frazioni, dove le distanze dai servizi possono aggravare l’isolamento, soprattutto per le persone anziane.
Tre situazioni differenti, accomunate dalla necessità di garantire condizioni abitative dignitose e sostenibili a chi vive stabilmente nel territorio eugubino.
La questione, secondo le organizzazioni sindacali, non può essere affrontata attraverso interventi isolati. Il documento chiede un Piano casa per l’intero Comune, con misure differenziate in base alle caratteristiche delle diverse aree e un coinvolgimento delle istituzioni e degli enti competenti.
Tra le proposte figurano la regolamentazione degli affitti brevi, gli incentivi ai proprietari che scelgono contratti a canone concordato, il censimento degli immobili sfitti, la riqualificazione delle periferie e il potenziamento dei servizi di prossimità nelle frazioni.
Il dato delle 135 famiglie in emergenza abitativa rappresenta uno degli elementi più significativi del rapporto. I sindacati precisano che si tratta delle situazioni conosciute, alle quali si aggiungono 235 nuclei in condizioni di povertà abitativa.
Un quadro che, secondo i promotori, richiede risposte concrete e una maggiore capacità di coordinamento tra politiche abitative e interventi sociali.
La fotografia demografica richiamata nel documento si basa su dati del 2021. Circa il 32% delle famiglie è composto da una sola persona, mentre il 9,5% della popolazione ha più di 80 anni. Il 3,8% dei residenti, invece, ha un’età compresa tra zero e cinque anni.
Numeri che restituiscono una comunità nella quale convivono bisogni differenti: da una parte, quelli degli anziani soli e delle persone con maggiori difficoltà nell’autonomia quotidiana; dall’altra, quelli delle famiglie giovani che cercano una sistemazione adeguata per costruire il proprio futuro.
Sul fronte della proprietà, il report stima che tra il 75 e il 78% delle famiglie viva in un’abitazione di proprietà. I nuclei che abitano in affitto sono invece compresi tra 1.800 e 2.000, pari a circa il 15-16% del totale, mentre tra 600 e 800 famiglie ricorrono ad altre soluzioni abitative.
La diffusione della proprietà immobiliare non esclude, dunque, la presenza di situazioni di disagio. Il problema riguarda anche chi non riesce a sostenere un canone di locazione, chi vive in un immobile in condizioni inadeguate o chi è costretto a lasciare la propria abitazione per ragioni economiche o sociali.
Tra i casi segnalati dai promotori dell’indagine figurano anche persone costrette a vivere in garage. Una situazione che evidenzia la dimensione più grave dell’emergenza: non soltanto la difficoltà di trovare un alloggio, ma l’assenza di una sistemazione adeguata alle esigenze fondamentali della persona.
Il primo fronte individuato dal report riguarda il centro storico, dove la diffusione delle locazioni turistiche brevi viene indicata dai sindacati come uno dei fattori che contribuiscono a modificare il mercato immobiliare e la composizione della popolazione residente.
"Nel centro storico c'è un rischio di svuotamento per effetto degli affitti brevi e quindi sta cambiando anche la tipologia abitativa di un'area che aveva caratteristiche uniche per Gubbio. Inoltre, emergono criticità sia nelle zone di espansione sia, soprattutto, nelle frazioni più distanti dal centro", ha dichiarato Alessandro Piergentili, della segreteria Spi Cgil Alto Chiascio.
Secondo le stime contenute nel documento, tra il 25 e il 30% degli alloggi del centro sarebbe destinato alle locazioni turistiche brevi. Il report mette a confronto i ricavi potenziali di questo mercato con quelli degli affitti residenziali: un bilocale può generare entrate mensili comprese tra 900 e 1.500 euro se destinato ai turisti, contro i 500-600 euro stimati per un contratto di lunga durata rivolto a un residente.
La differenza economica può rappresentare un incentivo per i proprietari a orientarsi verso il mercato turistico, riducendo la disponibilità di abitazioni per chi cerca una sistemazione stabile. Il rapporto segnala inoltre un possibile aumento del 20-30% dei canoni degli affitti di lunga durata ancora disponibili, con ricadute sulla capacità delle famiglie di mantenere la propria residenza nel centro.
Le conseguenze prospettate dai sindacati non riguardano soltanto il costo della casa. La progressiva riduzione dei residenti rischia di incidere anche sulla tenuta delle attività commerciali di vicinato e sulla vita quotidiana del centro storico, modificando un tessuto urbano nel quale abitazioni, servizi e relazioni sociali hanno storicamente contribuito a definire l’identità della città.
Per intervenire su questa situazione, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil propongono un regolamento comunale per gli affitti brevi, con un limite di 90 giorni all’anno, un registro degli alloggi destinati alle locazioni turistiche e l’individuazione di zone di tutela residenziale nelle quali limitare nuove aperture.
Il pacchetto comprende inoltre il censimento degli immobili sfitti da almeno dodici mesi e incentivi Imu e Tari per i proprietari che affittano a canone concordato ai residenti per almeno tre anni. A queste misure si aggiungono la proposta di uno sportello casa comunale e l’istituzione di un osservatorio permanente sulle emergenze abitative, con il coinvolgimento delle realtà interessate.
Nelle periferie il problema assume caratteristiche differenti. Il rapporto richiama la presenza di edifici costruiti prevalentemente tra gli anni Sessanta e Ottanta, per i quali la manutenzione, l’efficienza energetica e l’accessibilità rappresentano questioni rilevanti. A queste si aggiungono criticità negli spazi pubblici, con marciapiedi dissestati, illuminazione insufficiente in alcune aree, aree verdi e giochi per bambini che necessitano di manutenzione.
La qualità dell’abitare non dipende, infatti, soltanto dalle condizioni dell’alloggio, ma anche dalla possibilità di muoversi in sicurezza, raggiungere i servizi e disporre di spazi di aggregazione. La carenza di luoghi di incontro e le difficoltà di manutenzione possono incidere sulla vivibilità dei quartieri, soprattutto per chi ha meno possibilità di spostarsi autonomamente.
Il report richiama anche il peso delle spese energetiche. Per riscaldare un appartamento di 70 metri quadrati, la stima riportata nell’indagine indica costi mensili compresi tra 200 e 250 euro. Un importo che può diventare particolarmente oneroso per le famiglie con redditi bassi e per i pensionati, soprattutto quando gli immobili presentano caratteristiche costruttive o impiantistiche che rendono difficile contenere i consumi.
Per le periferie, le organizzazioni sindacali chiedono un’accelerazione nell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e un piano straordinario di riqualificazione e manutenzione del patrimonio abitativo Ater. Tra le misure proposte figurano inoltre la cura degli spazi pubblici e il potenziamento del trasporto sociale.
L’obiettivo è affrontare contemporaneamente il disagio abitativo e le condizioni che possono contribuire al deterioramento della vita di quartiere. Intervenire sugli edifici, migliorare gli spazi comuni e rendere più accessibili i servizi significa, nella prospettiva delineata dal rapporto, sostenere la permanenza dei residenti e prevenire nuove situazioni di marginalità.
È nelle frazioni che la distanza dai servizi essenziali può trasformarsi in un ulteriore fattore di fragilità. Il report richiama le difficoltà di chi vive in abitazioni datate, talvolta con impianti da adeguare e problemi di accessibilità, e deve percorrere diversi chilometri per raggiungere un medico o fare la spesa.
Per gli anziani soli, l’assenza di collegamenti adeguati può tradursi in una progressiva perdita di autonomia e in un maggiore isolamento sociale. Per le famiglie giovani, invece, le distanze, la disponibilità limitata di servizi e le minori opportunità possono rendere più difficile scegliere di vivere stabilmente nelle aree più lontane dal centro.
Il rapporto individua tra le possibili risposte il recupero delle abitazioni abbandonate e la realizzazione di mini-alloggi protetti per gli anziani soli. La proposta punta a garantire soluzioni abitative adeguate a chi non è più in grado di gestire autonomamente un’abitazione troppo grande o difficilmente accessibile, senza costringerlo a rinunciare al proprio territorio.
Per le giovani coppie viene proposto un contributo mensile di 200 euro destinato a chi sceglie di trasferirsi nelle frazioni. L’incentivo dovrebbe affiancarsi a una politica più ampia di recupero degli immobili e rafforzamento dei servizi, con l’obiettivo di favorire nuovi insediamenti e contrastare il progressivo spopolamento delle aree periferiche.
Tra gli interventi indicati figurano inoltre servizi di prossimità, dall’infermiere di comunità alle navette sociali. Si tratta di misure che puntano a ridurre le distanze tra abitanti e prestazioni essenziali, sostenendo in particolare le persone anziane e chi non dispone di un mezzo proprio.
Il tema riguarda anche l’accesso alla casa per i più giovani. Piergentili ha richiamato le difficoltà delle fasce più vulnerabili, spiegando che "e giovani coppie che si trovano in condizione di disagio per poter avere una propria abitazione". Una condizione che, secondo l’impostazione del report, rende necessario affiancare agli interventi emergenziali politiche capaci di ampliare le possibilità di trovare un alloggio sostenibile.
Il documento Abitare a Gubbio – Analisi e proposte è stato presentato al social housing Vivere Gubbio dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali: Alessandro Piergentili e Fabrizio Fratini per Spi Cgil, Barbara Mischianti per Cgil, Antonello Paccavia per Fnp Cisl e Cisl e Raul Cambiotti per Uilp Uil.
Il lavoro di analisi, realizzato con la collaborazione delle organizzazioni confederali, punta a riportare la questione abitativa al centro del confronto sulle politiche sociali e sul futuro del territorio eugubino. La richiesta è quella di coinvolgere l’amministrazione comunale, le istituzioni regionali e gli enti competenti, con interventi che tengano conto delle differenze tra centro storico, periferie e frazioni.
Per i sindacati, non è sufficiente aumentare la disponibilità di alloggi senza affrontare anche il costo degli affitti, lo stato degli immobili e la distanza dai servizi. Allo stesso modo, la regolamentazione delle locazioni turistiche non può essere disgiunta da incentivi per chi mette le abitazioni a disposizione dei residenti e da misure per recuperare il patrimonio inutilizzato.
Il Piano casa proposto dovrebbe quindi integrare politiche abitative, investimenti pubblici, riqualificazione urbana e servizi sociali, con particolare attenzione alle persone che incontrano maggiori difficoltà nel trovare o mantenere una sistemazione adeguata.
La richiesta conclusiva dei promotori è di aprire un confronto con le istituzioni e gli enti preposti per trasformare le criticità rilevate in interventi concreti. Il punto di partenza è una fotografia che, pur basandosi su dati demografici del 2021 e su situazioni di disagio conosciute dalle organizzazioni sindacali, richiama l’attenzione su un problema che coinvolge l’intero territorio comunale.
Dalla disponibilità di abitazioni a canoni sostenibili alla manutenzione degli edifici, fino alla possibilità di raggiungere un medico o un servizio essenziale, il diritto all’abitare si misura anche nella qualità della vita quotidiana. È su questa dimensione che Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil chiedono di costruire una strategia comune, capace di mettere al centro chi a Gubbio vive tutto l’anno.