Il rilascio dell'autorizzazione sanitaria da parte della Regione Umbria per la casa di cura privata, perno del progetto Stadio-Clinica, potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per riaprire una linea di dialogo tra il Comune di Terni e Palazzo Donini.
Dopo gli ultimi due anni segnati da rallentamenti burocratici e contenziosi, dopo la freddezza degli ultimi incontri tra governatrice e inquilino di Palazzo Spada, il sindaco Stefano Bandecchi conferma ai microfoni di TagUmbria+ la volontà di avviare un confronto diretto con la presidente Stefania Proietti e i vertici regionali entro la fine del mese di ottobre. Puntando a costruire una sinergia istituzionale nell'interesse della città.
Ma non è l'unica novità. Al centro del tavolo ci sarà il futuro della sanità territoriale e, in particolare, la pianificazione del nuovo ospedale di Terni. E per garantire un'analisi rigorosa delle coperture finanziarie e guidare la concreta messa a terra del progetto, l'amministrazione comunale intende coinvolgere direttamente la Fondazione Carit, chiamando in causa anche il presidente Emiliano Strinati e la direzione generale dell'istituzione di Palazzo Montani Leoni.
Tra le questioni in discussione anche l'utilizzo armonico dei residui dei circa 180 milioni di euro che erano stati stanziati dalla precedente amministrazione Tesei. Somme che avrebbero dovuto finanziare il nuovo ospedale, ma che sono stati utilizzati in questa fase per le opere di adeguamento e riqualificazione di un presidio ospedaliero, che mostra i segni dell'usura del tempo e va adeguato alle nuove normative.
Accanto al tema delle infrastrutture, il Sindaco evidenzia le criticità urgenti della sanità pubblica locale: la necessità di confermare per l'ospedale di Terni la qualifica di presidio DEA di secondo livello e l'urgenza di contrastare la fuga di medici e infermieri.

D: Sindaco Bandecchi, partiamo dal tavolo di confronto con la Regione Umbria e dal ruolo chiave della Fondazione Carit. Qual è la strategia dell'amministrazione comunale per questo appuntamento istituzionale?
R: L'obiettivo primario è sedersi al tavolo di trattativa con la Regione Umbria entro la fine di questo mese, impostando un dialogo finalmente costruttivo e rispettoso delle esigenze della comunità ternana.
Dopo troppi anni in cui la nostra città è stata penalizzata o trattata come una realtà secondaria, vogliamo presentarci con una posizione autorevole, solida e condivisa. Per questo motivo, una scelta strategica fondamentale dell'amministrazione è quella di coinvolgere direttamente la Fondazione Carit, invitando formalmente al tavolo con la Regione sia il presidente Strinati sia la direzione generale dell'ente bancario.
La Fondazione ha sempre dimostrato un'immensa sensibilità e un'attenzione costante verso la cittadinanza. La loro presenza sarà determinante per analizzare nel dettaglio la situazione, valutare con precisione la quantificazione dei fondi necessari e definire la fattibilità delle coperture finanziarie.
Insieme vogliamo accompagnare la concreta fase di messa a terra del progetto sanitario, garantendo che le risorse siano impiegate in modo trasparente, rigoroso ed efficace per il bene di Terni.
D: Lei ha più volte ricordato il tema dell'utilizzo dei 180 milioni di euro che erano stati stanziati per l'ospedale dalla giunta Tesei. Quelle risorse sono state in parte utilizzate per le ristrutturazioni e altri lavori. Ha senso spendere sulla vecchia struttura se verrà delocalizzata?
R: Quando parliamo di 180 milioni di euro per l'ospedale dobbiamo ricordare una verità fondamentale: non si tratta di regali o concessioni calate dall'alto, ma di risorse finanziarie che appartengono interamente ai cittadini, frutto delle tasse che i ternani hanno versato negli anni.
Per questa ragione abbiamo il dovere morale e amministrativo di pretendere la massima trasparenza su ogni singolo euro. Occorre rimettersi attorno a un tavolo per valutare attentamente le opzioni edilizie e strutturali, affrontando apertamente il nodo di Colle Obito.
Lo dico con una iperbole. Se continuiamo a mettere decine, centinaia di milioni su Colle Obito, allora converrebbe spostare da un'altra parrte l'intera collina... Ritengo che sia utile rimettersi al tavolo con la Regione e definire una strategia organica e priva di contraddizioni per la sanità della nostra città.
D: Quali sono le criticità più urgenti dell'ospedale pubblico di Terni che porterà prioritariamente all'attenzione del tavolo regionale?
R: La nostra preoccupazione principale riguarda la difesa del livello qualitativo e dell'autonomia del presidio ospedaliero pubblico. Oggi pesa un interrogativo fondamentale a cui la Regione deve dare risposte definitive: l'ospedale di Terni manterrà la qualifica e le funzioni di ospedale DEA di secondo livello?
Non possiamo accettare alcun ridimensionamento della nostra struttura. A questo si aggiunge la sofferenza quotidiana legata alla fuga di medici e infermieri, che scelgono di lasciare la struttura nonostante l'impegno straordinario e la dedizione di chi rimane.
Sul piano dei servizi essenziali ai cittadini, le priorità non rinviabili sono due: un profondo rinnovamento del reparto di oncologia, per assicurare percorsi di cura dignitosi all'avanguardia, e il ripristino e potenziamento immediato della terapia del dolore, un presidio di civiltà indispensabile per dare sollievo ai pazienti affetti da patologie severe.

D: In questo quadro di riorganizzazione complessiva, c'è stato il riconoscimento del nulla osta sanitario per la struttura privata del progetto Stadio-Clinica. Lei assicura che si farà. Che ruolo giocherà la nuova clinica privata e come andrà ad interagire con la sanità pubblica?
R: La clinica rappresenta un tassello di grande rilievo che va a colmare un vuoto storico, dato che Terni non ha più avuto una struttura sanitaria privata sul proprio territorio da cinquant'anni.
Parliamo di una realtà dotata complessivamente di 80 posti letto da convenzionare con il Servizio Sanitario Nazionale, oltre ai 42 posti autorizzati, non accreditati e non convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, destinati a ricoveri e prestazioni a pagamento privato. Poi ci saranno i posti destinati agli ospiti.
La clinica non nasce per fare concorrenza al pubblico, ma per creare una sinergia virtuosa che arricchisce la rete territoriale. Porterà a Terni un polo di ricerca scientifica avanzata e svolgerà una funzione di ausilio concreto nei momenti di emergenza.
Pensate, ad esempio, quando il pronto soccorso dell'ospedale pubblico si troverà in condizioni di saturazione o forte affollamento: i cittadini avranno finalmente un'alternativa strutturata a cui potersi rivolgere per ricevere cure immediate.
D: Oltre agli interventi sulla sanità, quali sono le prospettive di sviluppo e trasformazione urbana per la città di Terni nei prossimi mesi?
R: La sanità è una priorità assoluta, ma si inserisce in una visione strategica più ampia che mira al rilancio complessivo della città.
Stiamo portando avanti un piano organico per trasformare il volto di Terni e lo presenteremo a breve. Si tratta di interventi compresi in una cornice complessiva con cui vogliamo rendere la città molto più verde, attraente, moderna e capace di esprimere un brand forte e riconosciuto. Non parliamo di idee astratte: i progetti sono pronti e le risorse finanziarie per realizzarli sono già disponibili.
Gli uffici comunali hanno lavorato in stretta sinergia con qualificati studi di architettura e a breve presenteremo il piano dettagliato a tutta la cittadinanza. Non si tratterà soltanto di un piano di manutenzione straordinaria e riasfalto per le strade rovinate, ma di un vero e proprio cambio di mentalità e di immagine per Terni.
Sono certo che i cittadini vedranno i cantieri e i risultati concreti in tempi brevi, perché siamo qui per lavorare con determinazione e portare risposte alle attese della comunità.