17 Oct, 2026 - 12:20

Terni, svolta per la maxi buca: l'area passa a Castellani & Gelosi per completare Corso del Popolo

Terni, svolta per la maxi buca: l'area passa a Castellani & Gelosi per completare Corso del Popolo

Il completamento del vuoto urbano tra il Tribunale e Palazzo del Pentagono comunale porterà la firma di un’impresa ternana. Dopo anni di attese, progetti ministeriali mai avviati e contenziosi, la maxi buca di corso del Popolo sembra pronta a cambiare volto.

Il via libera all’operazione è stato siglato nei giorni scorsi con la firma tra Simon Pietro Salini, presidente della Corso del Popolo S.p.A. e amministratore delegato della Salc, proprietaria dell'area, e Maurizio Castellani. Quest'ultimo, con la storica società ternana Castellani & Gelosi, guiderà quella che si annuncia una cordata per completare l'opera.

Con l’accordo, Castellani & Gelosi acquisisce l’area e le autorizzazioni edificatorie collegate al sito dalla società che ha gestito il project financing per i nuovi uffici comunali. L’impresa ternana, che avrebbe coinvolto altri imprenditori locali, si appresta così a presentare un progetto di riqualificazione per l’area.

Dietro le quinte ha lavorato il vicepresidente della Provincia Francesco Maria Ferranti, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, che ha favorito il dialogo tra la proprietà uscente, gli investitori e le istituzioni. L’ipotesi indicata prevede un complesso a prevalente destinazione residenziale, con spazi dedicati a commercio e direzione. Restano da definire planivolumetria e iter autorizzativo, ma per la prima volta il vuoto urbano ha una prospettiva concreta di chiusura.

Riqualificazione maxi buca Terni: il piano di Castellani & Gelosi

La sottoscrizione del passaggio di proprietà segna un momento cruciale per l'assetto urbanistico della città. L’impresa Castellani & Gelosi, attiva da decenni nei settori dell'edilizia civile e industriale, delle opere pubbliche e delle attività immobiliari, ha formalizzato l'acquisizione del sito e dei relativi diritti edificatori.

L’operazione non si regge su un singolo attore: l'azienda avrebbe infatti aggregato altri imprenditori ternani in una cordata finanziaria e operativa, necessaria per sostenere l'acquisizione e sviluppare il nuovo complesso.

Allo stato attuale, i dettagli societari, le quote di partecipazione e i nomi dei partner restano riservati. L'operazione, tuttavia, è già entrata nella sua fase pragmatica. Sono infatti partiti i primi lavori di pulizia e bonifica del cantiere, un segnale visibile alla cittadinanza dopo anni di totale incuria.

Parallelamente, i vertici dell'impresa hanno avviato le interlocuzioni formali con l’amministrazione comunale per tracciare il perimetro amministrativo e delineare la proposta definitiva, che potrebbe determinare una variante urbanistica per le nuove finalità.

La regia di Ferranti e il dialogo tra istituzioni e privati

L'uscita dall'impasse non è maturata per inerzia, ma attraverso una complessa tessitura relazionale. Era stato proprio il vicepresidente della Provincia, Francesco Maria Ferranti, ad annunciare a TagUmbria + di aver trovato l'imprenditore disponibile a sostituire il Ministero di Grazia e Giustizia e ad acquisire l'area.

Ad acquisizione avvenuta è lo stesso Ferranti a confermare il proprio ruolo istituzionale come come snodo tra le diverse parti in causa: ha individuato un nucleo di imprenditori locali pronti a rilevare le quote dal gruppo Salini e ha aperto un canale di comunicazione diretto con il sindaco e presidente della Provincia, Stefano Bandecchi e con i proprietari dell'area.

L'obiettivo era superare le aule di tribunale e riportare la questione sul piano del mercato immobiliare e dell'interesse pubblico. "Un lavoro fatto alla luce del sole e condiviso con le istituzioni - conferma Ferranti -, non un’iniziativa personale, che ha permesso di allineare gli interessi di una proprietà intenzionata a dismettere l'asset, la disponibilità di capitali privati locali e la possibilità di valutare una riconversione radicale dell'area nell'interesse della città".

Dalla Cittadella della giustizia al contenzioso al Tar

Per comprendere la portata della cessione, occorre guardare alla storia recente di questa ferita urbana. Collocata nel cuore di Terni, l'area era originariamente vincolata a un imponente progetto del Ministero della Giustizia: la costruzione della "Cittadella della giustizia". 

Il complesso avrebbe dovuto accorpare la Procura e l'Ufficio Notificazioni, Esecuzioni e Protesti, razionalizzando gli spazi dell'amministrazione giudiziaria. Il ministero, tuttavia, non ha mai sbloccato i finanziamenti, abbandonando di fatto il piano e lasciando la Corso del Popolo Immobiliare con un terreno formalmente vincolato ma di fatto inutilizzabile.

Il fallimento della via ministeriale ha generato un blocco di oltre quindici anni, culminato in un aspro scontro legale. Solo un anno fa, il contenzioso tra la proprietà e il Comune di Terni è arrivato di fronte al Tar dell’Umbria, chiamato a esprimersi sul diniego comunale al permesso di costruire per il cosiddetto Edificio 4.

I giudici hanno respinto il ricorso della società, citando l’assenza dell’atto aggiuntivo alla convenzione del 2005 e il mancato pagamento di 318.960 euro per oneri legati all'incremento di cubatura. La sentenza ha chiuso ogni velleità sul vecchio impianto, ponendo le basi per l'odierno cambio di passo.

Residenze, commercio e uffici: il nuovo volto del centro

Accantonata l'idea del polo giudiziario, la riqualificazione si muove ora su direttrici strettamente legate alle dinamiche del mercato privato e alle necessità del centro storico. Le linee guida del nuovo progetto, secondo quanto trapela dai tecnici e dalle imprese coinvolte nel dossier, prevedono la costruzione di un immobile a prevalente destinazione residenziale. L'impianto architettonico non sarà però un monolite abitativo: diversi piani saranno destinati a funzioni commerciali e direzionali, permettendo l'inserimento di uffici e servizi di prossimità.

Questa configurazione ricalca le aperture già manifestate da Palazzo Spada in passato. L'amministrazione aveva infatti indicato un mix di alloggi, uffici, spazi per il commercio, parcheggi e aree verdi come soluzione per rigenerare il sito. Le superfici direzionali e commerciali consentiranno di completare l'offerta in un'area strategica a ridosso del centro storico, intercettando i flussi diurni e dialogando con il vicino tribunale e gli uffici comunali.

L’iter autorizzativo: la possibile variante urbanistica

Il nodo conclusivo dell'intera vicenda si sposta ora negli uffici tecnici comunali. La questione dirimente è verificare se la proposta di Castellani & Gelosi sia realizzabile con gli attuali strumenti urbanistici o se richieda una variante.

Gli scenari tecnici suggeriscono che l'ipotesi più probabile sia proprio quella di un adeguamento normativo. Il Comune aveva già messo a verbale la propria disponibilità ad accogliere variazioni, a patto di ottenere una riqualificazione sostanziale dell'area urbana.

L'eventuale variante potrebbe non richiedere un lungo iter di modifica generale del Piano regolatore, ma incidere puntualmente sulle norme tecniche di attuazione, ricalibrando destinazioni d’uso, altezze o parametri volumetrici. Il precedente del complesso del Tulipano dimostra che si tratta di un percorso amministrativo rapido e percorribile.

I prossimi passi spetteranno ora alla cordata di imprenditori: la palla passa alla presentazione di una proposta tecnica dettagliata, che dovrà quantificare superfici, accessi, verde pubblico e parcheggi, segnando l'inizio della fine per la più longeva incompiuta di Terni.

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