24 Oct, 2026 - 16:50

Piano rifiuti Umbria, scontro al CAL: Comune e Provincia di Terni contro la linea della Regione

Piano rifiuti Umbria, scontro al CAL: Comune e Provincia di Terni contro la linea della Regione

Il percorso del nuovo piano regionale dei rifiuti incontra la netta opposizione delle istituzioni ternane. Nell'ultima riunione del Consiglio delle autonomie locali, i rappresentanti del territorio ternano e la sindaca di Orvieto hanno sollevato forti perplessità sull'impianto complessivo presentato dalla Giunta umbra.

Se Roberta Tardani, prima cittadina orvietana, continua a contestare l'ampliamento della discarica de Le Crete, il capo di gabinetto della Provincia di Terni, Raffaello Federighi, ha puntato il dito su quello che considera "un dibattito condizionato dalle appartenenze politiche", chiedendo una strategia che trasformi lo scarto in risorsa economica.

Nel contradditorio tra Sud dell'Umbria e Regione si è innestato anche l'intervento di Claudio Batini, delegato per il Comune di Terni, che ha formalizzato la contrarietà dell'amministrazione comunale depositando sei quesiti tecnici e un documento critico sul futuro equilibrio tra impianti e discariche.

Piano rifiuti Umbria: le obiezioni di Provincia e Comune di Terni al CAL

La discussione all'interno dell'organismo consultivo ha fatto emergere posizioni distanti sul modello di gestione da adottare nei prossimi anni. Per la Provincia di Terni, la riunione non ha prodotto l'esito auspicato. In una nota diffusa attraverso l'ufficio stampa dell'ente, il capo di gabinetto Raffaello Federighi ha espresso il proprio rammarico per l'andamento dei lavori.

“Sostanzialmente la contrapposizione tra favorevoli e contrari non si è sviluppata attraverso un confronto tecnico basato su fatti, bensì come una rigida contrapposizione politica, incentrata sull’appartenenza ai rispettivi schieramenti”, ha spiegato Federighi.

L'amministratore provinciale ha richiamato l'attenzione sulle ricadute pratiche dei provvedimenti, destinate a durare ben oltre i singoli mandati amministrativi.

“Qualsiasi amministrazione elettiva, prima o poi, se ne andrà - continua Feederighi -. La seconda considerazione è che le decisioni che vengono prese incideranno sui cittadini, tutti, non solo i propri simpatizzanti, per molti anni a venire. Purtroppo la sensibilità verso il bene comune, al di là della convenienza momentanea per la propria coalizione, si è persa nelle sterili diatribe partitiche”.

Secondo il capo di gabinetto della Provincia, il testo programmatico della Regione rischia di inseguire traguardi poco realistici, trascurando tecnologie già collaudate a favore di soluzioni non ancora mature dal punto di vista industriale. “La criticità del piano proposto dalla Regione Umbria appare evidente laddove ha presupposti da libro dei sogni", afferma.

Federighi cita, tra gli obiettivi che ritiene irraggiungibili "il portare la differenziata ben oltre la soglia del reale, vagheggiare l’utilizzo della tecnologia ad idrogeno, molto lontana dal suo sviluppo industriale specifico, non utilizzare termovalorizzatori di ultima generazione, efficienti e vantaggiosi per creare energia a basso costo dai rifiuti e, soprattutto, non affrontare il problema delle discariche”.

Per Palazzo Bazzani, il superamento degli invasi rappresenta una priorità non più rinviabile, sia sotto il profilo della tutela sanitaria che della legalità.

“Le discariche, suddivise per rifiuti non pericolosi e pericolosi - argomenta il capo di gabinetto - non possono essere una soluzione permanente, bensì un semplice deposito temporaneo in attesa della soluzione definitiva, perché esse costituiscono comunque un danno all’ambiente e un concreto pericolo per la salute dei cittadini”.

Nella nota del delegato provinciale si richiama anche il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle maglie della filiera dello smaltimento. “Le discariche sono una non soluzione (come spazzare la polvere dai pavimenti e metterla sotto i tappeti), costituendo non solo una bomba ambientale ad orologeria, ma anche e soprattutto un generatore di proventi illeciti".

"Chiunque si occupi di sicurezza - conclude Raffaello federighi - sa che le cosiddette ecomafie gestiscono una percentuale rilevante non solo delle discariche, ma dell’intero ciclo dei rifiuti, con guadagni annui stimati in oltre 11 miliardi di euro. Le inchieste poste in essere dalla procura di Perugia e nel recente passato di Terni dicono che il nostro territorio non è certamente immune”.

L'ipotesi Maratta-Le Crete: la deduzione di Batini respinta dalla Regione

Alla posizione della Provincia si affiancano i rilievi sollevati dal Comune di Terni. Attraverso una nota diffusa dall'ufficio stampa municipale, il consigliere delegato Claudio Batini ha illustrato i contenuti del documento depositato agli atti del CAL.

L'esponente comunale ha prospettato uno scenario secondo cui i criteri localizzativi del piano regionale finirebbero per concentrare il peso del trattamento a Terni e lo smaltimento dei residui a Orvieto. Un'interpretazione deduttiva, quella di Batini, che la Regione Umbria ha smentito, respingendo l'idea di penalizzazioni precostituite.

“Mentre la Regione parla di impatto zero e transizione circolare, le carte dicono l'esatto contrario - afferma però il consigliere comunale ternano -: si programma di conferire negli invasi oltre 1,14 milioni di tonnellate di rifiuti da qui al 2035 e si costruisce una pesante tenaglia a danno dell'Umbria meridionale”.

Secondo la deduzione del consigliere comunale – non condivisa dall'assessore regionale all'ambiente Thomas De Luca che smentito, ribadendo la neutralità dei criteri – l'esclusione progressiva delle altre aree lascerebbe in piedi solo l'opzione ternana.

“Dall'analisi puntuale dei criteri di localizzazione emerge un dato inequivocabile - sostiene però Batini -: escludendo uno dopo l'altro tutti gli altri impianti umbri per vincoli logistici, gestionali o societari, l'unico sito conforme a tutti i requisiti per ospitare il polo unico di trattamento da 130.000 tonnellate annue risulta essere Maratta a Terni". 

"Al contempo, il polo de Le Crete ad Orvieto - prosegue il consigliere di Alternativa Popolare - viene condannato a ricevere decine di migliaia di tonnellate di scarti e sovvalli, aprendo la strada a proroghe e all'uso dei 350.000 metri cubi residui”.

Tra le perplessità sollevate da Batini figura anche la compatibilità urbanistica tra l'area industriale di Maratta e il futuro ospedale cittadino.

“Come si concilia questo sovraccarico industriale a Maratta con la futura realizzazione del nuovo ospedale di Terni e con la qualità dell'aria della nostra conca?”.

Raccolta differenziata e costi: le sei domande depositate alla Giunta

L'ultimo capitolo aperto dal rappresentante di Palazzo Spada riguarda il trattamento economico riservato ai territori che hanno raggiunto buone percentuali di raccolta differenziata.

I numeri richiamati nella nota del consigliere evidenziano una produzione di indifferenziato ferma a 109 chili pro-capite a Terni, con una differenziata superiore al 77%, a fronte di medie più elevate riscontrate in altri comprensori.

“È inaccettabile che i cittadini virtuosi debbano farsi carico dei rifiuti di tutta la regione e subire aumenti tariffari per coprire i ritardi altrui”, ha concluso Batini, che incalza: "attendo chiarimenti formali sui sei quesiti tecnici depositati, sulla ripartizione dei flussi e sulle ricadute per l'Umbria meridionale".

LEGGI ANCHE