La presenza sempre più ravvicinata della fauna selvatica alle aree residenziali di Orvieto spinge le istituzioni al coordinamento operativo. Questa mattina il Prefetto di Terni, Antonietta Orlando, ha convocato un tavolo tecnico per definire una strategia di contrasto e avviare un monitoraggio urgente sul territorio, accogliendo l'allarme formale inoltrato dall'amministrazione orvietana.
Il vertice istituzionale ha però aperto un fronte politico sulla sostenibilità degli interventi: a porre la questione economica è stato il vicepresidente della Provincia, Francesco Ferranti, evidenziando che “servono risorse aggiuntive per fare prevenzione”.
I danni più recenti si sono registrati nelle ore notturne dei giorni scorsi nel giardino del Fosso dell’Abbadia ad Orvieto scalo dove i sopralluoghi effettuati dal personale dell’Ufficio Tecnico hanno potuto constatare una serie di problemi causati dal passaggio degli animali.
Nello specifico sono state divelte alcune staccionate e abbattute le recinzioni di protezione a ridosso del fosso oltre che provocate delle buche nell’area verde.

La riunione si è tenuta negli uffici della Prefettura di Terni, con l'obiettivo di affrontare l’incursione dei branchi di ungulati nelle zone abitate situate ai piedi della Rupe. Alla richiesta di convocazione avanzata dal Comune di Orvieto hanno risposto tutti i soggetti competenti nella gestione e nella tutela della sicurezza pubblica.
Al tavolo hanno preso parte il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, i rappresentanti della Regione Umbria e della Provincia di Terni, insieme ai vertici del Comando provinciale dei Carabinieri e del Gruppo Carabinieri Forestali.
Il quadro operativo è stato completato dalla presenza della Polizia provinciale, dei funzionari sanitari dell’Asl Umbria 2 e dei delegati dell’Ambito territoriale di caccia n. 3 Ternano-Orvietano. Il confronto ha preso le mosse dall'esame puntuale delle segnalazioni arrivate dai cittadini, tracciando la mappa delle criticità che minacciano l'incolumità pubblica e le attività della zona.
L’attenzione degli esperti e delle forze dell’ordine si è focalizzata in particolare sugli episodi registrati nel centro urbano di Orvieto Scalo, teatro dei più recenti avvistamenti. Nel corso della seduta sono state analizzate le cause che spingono gli animali a ridosso degli insediamenti urbani e le modalità applicabili per attuare un contenimento tempestivo ed efficace.
La decisione condivisa dalle istituzioni prevede l’avvio immediato di una fase di monitoraggio approfondita, necessaria per quantificare la popolazione selvatica e mapparne i corridoi di spostamento. Per la prossima settimana è già stata programmata una serie di sopralluoghi congiunti che vedrà impegnati sul campo tutti gli enti tecnici e di vigilanza.
I dati raccolti consentiranno di calibrare risposte puntuali, evitando azioni frammentarie a tutela della pubblica incolumità.
Sull'esito del vertice è intervenuto il sindaco Roberta Tardani: “Ringrazio il prefetto Antonietta Orlando per l’attenzione e il sollecito riscontro alle richieste del Comune, riunendo rapidamente tutti i soggetti competenti”.
“Per affrontare il problema, che desta comprensibile preoccupazione tra i cittadini, è necessario un approccio coordinato tra le istituzioni coinvolte e l’attività di monitoraggio già programmata sarà fondamentale per individuare gli interventi più efficaci a tutela della sicurezza delle persone e degli spazi pubblici”, ha rimarcato la prima cittadina.

Alla convergenza tecnica definita in Prefettura ha fatto da contraltare la presa di posizione politica della Provincia di Terni sul nodo dei costi operativi. Il vicepresidente dell’ente provinciale, Francesco Ferranti, ha sollevato la questione delle coperture finanziarie necessarie a sostenere i compiti di vigilanza e contenimento faunistico.
“Quanto emerso in data odierna è la plastica dimostrazione che quanto da me evidenziato in sede di comitato Provinciale per la sicurezza corrisponde a verità indiscutibile”, ha dichiarato Ferranti a margine dell'incontro.
Il vicepresidente ha quindi posto l'accento sul ruolo dell'amministrazione regionale: “Noi non possiamo supplire la regione in questa attività di contenimento dei cinghiali, in assenza di adeguate risorse che la giunta regionale continua a non erogare”.
“A maggior ragione non è possibile alcuna attività di prevenzione dei danni causati dai cinghiali sul territorio provinciale, perché la Polizia locale che si occupa dell'attività venatoria non ha le risorse per poter prevenire danneggiamenti e problemi di sicurezza”.
Ferranti ha infine concluso chiamando in causa direttamente i vertici di Palazzo Donini: “La polemica innescata dall'assessore regionale Simona Meloni sulla nostra legittima richiesta di fondi mostra soltanto che la Regione dell'Umbria sta scaricando sul territorio della provincia di Terni le sue inadempienze”.