Stefano Bandecchi accoglie il chiarimento della consigliera Federica Mengaroni e intravede uno spazio per ricomporre, almeno parzialmente, la frattura nella maggioranza a Palazzo Spada.
“Sono contento di leggere che continuerà a servire i cittadini rispetto al mandato ricevuto”, afferma il sindaco di Terni in una nota, sottolineando la dichiarazione in cui l'esponente civica precisa di non aver mai formalizzato l'uscita dalla coalizione.
“Spero che questa posizione sia duratura”, aggiunge Bandecchi, smentendo i contatti recenti e bollando come “fuffa” le ricostruzioni giornalistiche, per poi ribadire il vincolo di lealtà assunto con gli elettori.
L’apertura giunge mentre la crisi affronta il primo ostacolo reale col voto in Terza commissione su due fascicoli caldi: la vendita della rete del gas e il bilancio consolidato. Entrambi superano il vaglio dell'organismo, seppure con equilibri differenti.
I numeri lasciano aperta la strada al prosieguo dell'esperienza amministrativa, ma non cancellano le divisioni interne. Lunedì il confronto si sposterà nell'aula consiliare, con le mozioni di sfiducia a Sterlini e Severoni ancora sul tavolo.

La presa di posizione del primo cittadino interviene per spostare gli equilibri dopo ore di fibrillazione istituzionale nei corridoi comunali, segnate dai distinguo interni alle liste civiche di governo e dall'uscita dalla maggioranza del gruppo dei dissidenti.
Bandecchi puntualizza i contorni del rapporto con la consigliera meno oltranzista tra i quattro "ribelli": “Apprendo con piacere il comunicato della consigliera Mengaroni, confermando prima di tutto che non la sento da molti giorni”.
Ma il sindaco rimarca la natura del patto elettorale stipulato con la città e con la sua figura: “Ha ricevuto un mandato stando nelle liste che mi rappresentavano e che mi hanno fatto eleggere sindaco”.
Nel suo intervento, Bandecchi accoglie la volontà di Mengaroni di muoversi con autonomia decisionale: “Apprendo anche con piacere la sua momentanea dichiarazione, che spero duratura, di far parte della maggioranza e di volere essere considerata in modo a sé stante come consigliera, seppur facente parte di un gruppo”.
L'inquilino di Palazzo Spada intende così sgomberare il campo da equivoci verso la compagine consiliare dei dissidenti: “Il vicepresidente del gruppo Sterlini mi ha più volte sottolineato che parlava a nome di tutti e quindi di questo io ero stato edotto”.
La linea tracciata richiama il rispetto del confronto interno: “Chi è stato eletto a sostegno del sindaco deve rispettare la promessa sacra che ogni scelta sarebbe arrivata dopo attento dibattito, votando poi coesi anche quando ci si trova in minoranza”.
Il confronto con Sterlini, tuttavia, ha preso un'altra piega: “La mia ultima chiacchierata con lui non è stata certo basata su questi toni. Mi sembrava di aver capito che il gruppo non avrebbe accettato il volere della maggioranza, ponendosi in modo diverso”.
La porta a Palazzo Spada resta comunque socchiusa: “Sempre disponibile a qualsiasi confronto democratico e liberale, ribadisco il mio piacere di aver letto il chiarimento della consigliera”.

Se la dialettica politica registra segnali distensivi, l'attività consiliare ha fatto invece segnare una seduta ad alta tensione in Terza commissione, presieduta da Claudio Batini.
La frattura con i quattro consiglieri del gruppo Con Bandecchi per Terni - Sterlini, Severoni, Mengaroni e Colasanti - si è riaccesa sul dossier della vendita delle infrastrutture del gas di proprietà di Terni Reti.
Il contrasto è esploso fin dalla convocazione: dopo le sedute congiunte, Batini ha riunito la sola Terza commissione, come aveva anticipato Tag Umbria +, escludendo la riunione comune con la Prima, guidata proprio da Andrea Sterlini.
Il presidente della commissione esclusa si è comunque presentato in aula per contestare l'interruzione del lavoro congiunto.
Ma la mossa di tentare di andare avanti ancora con le due commissioni unificate era stata letta dai banchi di maggioranza come un tentativo di ostruzionismo per frenare l'approdo dell'atto in Consiglio.
Sul merito industriale le distanze restano nette: i quattro dissidenti e soprattutto il Partito Democratico e FdI chiedono la gestione pubblica delle reti, mentre l'esecutivo spinge per la cessione.
L'assessore Sergio Cardinali ha difeso la scelta evidenziando la necessità di reperire risorse per gli investimenti cittadini, compresa la realizzazione di nuovi impianti di irrigazione per il verde urbano.
Al momento del voto, la spaccatura è emersa nei numeri: quattro voti favorevoli, quattro contrari e due astenuti. Il parere favorevole della Terza commissione è stato incassato soltanto grazie all'applicazione del meccanismo del voto ponderato.
La tenuta politica dell'amministrazione ha trovato conferme numeriche più solide sul secondo punto all'ordine del giorno, il bilancio consolidato 2025.
Il documento finanziario ha superato l'esame senza ricorrere al voto ponderato: quattro i voti favorevoli, a fronte del solo voto contrario espresso da Guido Verdecchia del gruppo Misto.
A favorire il passaggio sono state le quattro astensioni registrate tra i commissari, tra cui quelle dei rappresentanti di Fratelli d'Italia e del Partito Democratico.
Pur trattandosi di un atto la cui mancata approvazione non comporterebbe lo scioglimento dell'assise, il via libera entro il 31 ottobre risulta determinante per sbloccare il piano delle assunzioni del personale municipale promesse dal sindaco Bandecchi.
L'approvazione è arrivata nonostante Umbria Distribuzione Gas non abbia trasmesso parte della documentazione richiesta dagli uffici comunali, che hanno elaborato le proiezioni basandosi sul rendiconto precedente.
La Terza commissione consegna dunque alla maggioranza il risultato amministrativo, lasciando però intatta la complessità della vertenza politica. La verifica definitiva andrà in scena lunedì in Consiglio comunale, dove pesano anche le mozioni di sfiducia annunciate contro i presidenti di commissione Sterlini e Severoni.