15 Oct, 2026 - 21:30

Rottura a Terni, Bandecchi strappa con i 4 dissidenti: prova di forza per Palazzo Spada

Rottura a Terni, Bandecchi strappa con i 4 dissidenti: prova di forza per Palazzo Spada

Stefano Bandecchi strappa con i quattro consiglieri di "Con Bandecchi per Terni" e li dichiara, senza appello, fuori dalla maggioranza, chiedendogli di ritirare il suo nome da quello del gruppo.

Una decisione tranchant che, arriva nel tardo pomeriggio con un durissimo comunicato stampa di Palazzo Spada, e che ridisegna gli equilibri in consiglio comunale, inaugurando una nuova una stagione amministrativa inedita e con numeri diversi. Destinata forse a inaugurare la fase delle maggioranze variabili o degli accordi istituzionali sui grandi temi di governo per la città. 

Avevamo scritto, qualche settimana fa, che Bandecchi era deciso a rifiutare una guerra di logoramento. E da oggi il sindaco va avanti blindando i 16 voti fedelissimi di Alternativa Popolare, orientato - o forse strategicamente preparato - a cercare un nuovo centro di gravità permanente che non dipenda dagli accordi con il gruppo guidato da Marina Severoni e da Andrea Sterlini.

Lo sfilacciamento delle ultime settimane lo ha convinto di essere arrivato al punto di non ritorno, spingendo Bandecchi a revocare l’utilizzo della propria "firma" politica ai dissidenti.  

Lo strappo di Bandecchi coni dissidenti della maggioranza

La rottura si è materializzata nel tardo pomeriggio di un giovedì che, nei rituali del primo cittadino, è solitamente dedicato alla Provincia di Terni e all'agenda di Palazzo Bazzani.

La presidenza della Provincia, un'oasi dedicata alla gestione dell'area vasta territoriale e alla tessitura delle trame politiche di prospettiva, da spazio di riflessione sui problemi del territorio, dalle aziende dei servizi a rete alle dinamiche provinciali, si è trasformata repentinamente nel teatro della resa dei conti.

Le indiscrezioni di corridoio, dopo un tentativo di contatto con Severoni, descrivono un aspro scontro verbale con Andrea Sterlini, vicecapogruppo dei dissidenti e presidente della Prima Commissione consiliare. I colloqui con Colasanti e Mengaroni sarebbero stati meno infuocati e più istituzionali. Un faccia a faccia che ha sancito la decisione di Stefano Bandecchi di considerare inutili ulteriori mediazioni, fermo nel rifiutare ogni prospettiva dialettica a fronte delle richieste della controparte.

Il confronto si è chiuso con il duro comunicato che ridefinisce il perimetrod ella maggioranza consiliare, che il sindaco considera fedele al suo mandato. “Chiamo quindi per cortesia il capogruppo a cambiare nome - scrive Bandecchi nella nota diffusa dall'ufficio stampa -, chiedo di chiamarsi come desiderano, ma non usare il mio nome per una politica che non mi appartiene. Ringrazio tutti”. 

Maggioranze variabili per la tenuta di Palazzo Spada

Sullo sfondo della contesa politica aleggiano anche altre rese dei conti. Le cronache locali hanno più volte sottolineato la vicinanza dei quattro ex esponenti di AP (Marina Severoni, Andrea Sterlini, Andrea Colasanti e Federica Mengaroni) all'ex vice sindaco Riccardo Corridore. Circostanza smentita dal diretto interessato e dagli stessi componenti del gruppo.

Ad alimentare queste ricostruzioni, anche i comunicati stampa che si sono susseguiti nelle scorse settimane sulle uscite critiche degli ex assessori giubilati col rimpasto di San Valentino. 

Ma l'estromissione del gruppo dissidente da quello che, da un monocolore, era diventato un governo di coalizione con una corrente critica interna, risponde anche a una chiara manovra per evitare l'impaludamento dell'azione amministrativa. Un braccio di ferro che richiama vicende note alle cronache, come il celebre strappo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini del "che fai mi cacci?".

Bandecchi ha scelto di forzare la mano, sfidando apertamente i quattro consiglieri a calare le carte. Il calcolo del sindaco - come dice qualcuno nel suo entourage - si basa su un assunto pragmatico: le opposizioni di centrodestra e centrosinistra, al momento, non appaiono strutturate né pronte ad affrontare elezioni anticipate.

In quest'ottica, affrontare battaglie di trincea su ogni singolo provvedimento diventa per l'amministrazione )nella visione del primo cittadino) una perdita di tempo e un tentativo di condizionamento inaccettabile. La scommessa è dimostrare che, nonostante i numeri teoricamente più risicati, la maggioranza effettiva regge e i voti necessari per far passare i provvedimenti chiave si troveranno di volta in volta, magari intercettando consensi trasversali. Un "all in" per allontanare lo spettro di una logorante guerra di logoramento.

Rete gas e via del Centenario: i nodi del contendere

A far precipitare le relazioni non sono stati soltanto i posizionamenti tattici, ma profonde divergenze su alcuni dossier cruciali per il dibattito pubblico. Il primo scoglio, dal forte impatto economico, è rappresentato dalla cessione della rete del gas di Terni Reti, un asset valutato circa 24 milioni di euro e collegato alla gara per la distribuzione nell’Atem.

Se l'amministrazione vede nell'operazione una via necessaria per rafforzare Terni Reti, limitare i rischi regolatori e valorizzare il patrimonio pubblico, i dissidenti hanno frenato bruscamente, esigendo garanzie documentali sul piano industriale e sulle ripercussioni per contribuenti e cittadini. Un muro contro muro che ha portato il sindaco a lanciare un ultimatum ai critici per la presentazione di un'alternativa tecnica entro il 20 ottobre.

Non meno divisiva si è rivelata la complessa partita urbanistico-commerciale su via del Centenario. Il progetto di una nuova media superficie di vendita di 1.252 metri quadrati, corredato da due nuove rotatorie, parcheggi e aree verdi, ha sollevato forti perplessità tra gli ex alleati. Un'area di dissenso in cui si sono insinuate anche le minoranze, che hanno cavalcato le preoccupazioni per l'impatto sulla tenuta del commercio, dando eco ai timori già espressi da sindacati e associazioni di categoria.

Il blocco istituzionale: veti sui nuovi regolamenti

L'ultimo fronte caldo ha riguardato l'architettura istituzionale dellaa neonata V commissione, istituita proprio per riformare e snellire i regolamenti comunali. L'organismo si è arenato alla seduta inaugurale a causa di un disaccordo procedurale sulle deleghe interne, sollevato da Severoni e Sterlini. La questione si intreccia a doppio filo con l'introduzione del voto ponderato 

Una miscela di tatticismi, veti e diffidenze che ha definitivamente convinto Bandecchi a recidere il cordone ombelicale con la sua stessa lista civica. "Chiamatevi come volete - il suo messaggio - ma non col mio nome, perché siete fuori della maggioranza". 

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