Stefano Bandecchi non rinuncia a prendersi la titolarità dell'agenda politica. E mentre a Palazzo Spada andavano in scena le ultime trattative per le firme sulla mozione di sfiducia contro di lui, ha disinnescato l’effetto "wow" cercato dall'opposizione bruciandola notizia sui social.
È stato lo stesso sindaco a svelare in diretta l'avvenuto raggiungimento delle firme necessarie per iscrivere la mozione di sfiducia all'ordine del giorno.
Un contropiede affidato a un video social, dove il primo cittadino ha affiancato alla conta dei numeri in aula l'annuncio del via libera dal Ministero dell'Economia per i rimborsi PNRR legati agli eventi estivi di Cesi, di cui parliamo in un altro articolo.
Una mossa che sa di rivincita, soprattutto verso chi aveva cavalcato il tetativo di boicottare eventi cittadini per ragioni politiche.
In realtà le firme potrebbero diventare 15 nel week end, se un terzo consigliere della lista Per Terni decidesse di rompere gli indugi. Ma la sostanza non cambierebbe, perché per essere approvata la sfiducia necessita comunque di 17 voti. Che allo stato attuale non ci sono.
La soglia per portare l'assemblea cittadina a discutere la possibile decadenza del sindaco è stata raggiunta e sarà formalmente superata con il deposito dell'atto alla presidenza del consiglio comunale. Un passaggio formale che dovrebbe essere compito lunedì.
Per il Movimento 5 Stelle ha siglato l'atto il consigliere Claudio Fiorelli, estensore e promotore della mozione in accordo col resto del centrosinistra. A sottoscrivere il documento sono stati anche gli esponenti del Partito Democratico Pierluigi Spinelli, Michele Di Girolamo, Emidio Mattia Gubbiotti e Leonardo Patalocco.
Compatta anche Fratelli d’Italia con Marco Celestino Cecconi, il capogruppo Roberto Pastura ed Elena Proietti Trotti. Il fronte si allarga all'area degli indipendenti e del gruppo misto, con le adesioni di Orlando Masselli, Cinzia Fabrizi, Roberta Trippini e Guido Verdecchia.
L'apporto decisivo per superare il quorum del deposito sarebbe arrivato in giornata da due consiglieri ex bandecchiani del gruppo "Per Terni": la capogruppo Marina Severoni e il consigliere Andrea Sterlini.
L'uscita pubblica di Bandecchi ha trasformato un potenziale momento di crisi nell'ennesima prova di forza comunicativa.
Nel video diffuso online, il sindaco ha liquidato la manovra dell'opposizione con il suo consueto stile tranchant: “La politica ternana fa sempre più ridere. Nel frattempo abbiamo avuto ragione sul concetto che pubblicizzava Cesi e sulle altre iniziative”.
Poi l'affondo diretto ai consiglieri firmatari: “Quattordici tra traditori e incapaci hanno firmato per la mia sfiducia, ne mancano tre per ottenere l'obiettivo finale. Una firma la metto io se ne trovate altre due”.
Pallottoliere alla mano, il sindaco ostenta totale sicurezza sulla tenuta dei numeri della sua maggioranza, che nel frattempo si è erosa di numero, e liquida la pratica.
“La sfiducia verso Bandecchi è arrivata a 14. Ciò vuol dire che sono 19 quelli che pensano che non me ne debba andare. La figura di merda è sempre più concreta, ci hanno rimborsato i soldi del concerto e io non andrò a casa”.
Il fine settimana sarà agitato come quelli delle ultime settimane. Anche perché bisognerà constatare se c'è una sostanziale tenuta del gruppo Per Terni o se una frattura si è già aperta all'interno del gruppo nato dopo la scomunica bandecchiana.
La compagine degli ex alleati di Alternativa Popolare, finita all'opposizione perdendo per strada il nome del sindaco, per ora vedrebbe due consiglieri propensi a firmare la sfiducia, un terzo (Andrea Colasanti) ancora in dubbio e Federica Mengaroni che per ora si sarebbe sfilata.
Dopo una delicata riunione interna, i due firmatari hanno optato per la linea del "no comment" dopo la riunione di una commissione rinviando a lunedì l'ufficializzazione della propria posizione, mentre le voci sulla terza firma non sono state ancora confermate.
Per approvare la decadenza e sciogliere il consiglio servono 17 voti favorevoli in aula, una vetta irraggiungibile se i dissidenti non serrano i ranghi, maa soprattutto se non si associano alla mozione anche Ferranti (capogruppo di Forza Italia) e Valdimiro Orsini (democratico popolare).
Resta inoltre aperta la delicata partita delle commissioni consiliari.
La sfiducia ai presidenti della Prima e della Seconda commissione, ancora in capo a Sterlini e Severoni, è stata messa in stand-by dalla presidente dell’assemblea Sara Francescangeli. Si attendono i pareri della segreteria generale e del Viminale, ma per ora il tema non compare nell'ordine del giorno del consiglio convocato per il 9 novembre.